Perché tornare oggi al Pitagorismo? In questo video, Elias Artista pone in rilievo l'attualità del pensiero pitagorico e i limiti dell’approccio accademico tradizionale. L'Archilogon propone una interpretazione radicale: il Pitagorismo non come dottrina, ma come sistema logico universale basato su un diagramma archetipico.
Dal ruolo di Aristotele al declino della Metafisica, dal significato delle Forme platoniche fino al legame fra simbolo e conoscenza, il video traccia le linee guida di una ricerca che intende restituire al pensiero occidentale la sua dimensione originaria.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Trascrizione del video
Benvenuto, viandante. Io sono l'avatar digitale di Elias Artista, e assieme alla mia controparte materica, introdurremo qui i contenuti di questo canale. Se hai già visto la nostra presentazione, conosci già i temi che tratteremo. Per inquadrare meglio il progetto dell’Archilogon, proveremo in questo video a rispondere a due domande importanti.
La prima domanda è: “Perché rivisitare il Pitagorismo, oggi?” Nell’immaginario comune, il Pitagorismo appare come una raccolta di strane ed enigmatiche sentenze condivise da una setta fondata da un capo carismatico. Ma se il Pitagorismo si riducesse davvero a una serie di norme comunitarie, come mai il nome di Pitagora è oggetto di una venerazione che sembra non avere confini né di spazio né di tempo? La risposta è che Pitagora ha in realtà custodito e trasmesso un insieme di conoscenze di portata universale. Sulla base della ricostruzione della sua logica, il nostro studio sosterrà una serie di tesi che sono radicali rispetto all’interpretazione corrente.
1. Il Pitagorismo è un sistema logico, non una dottrina. La nostra esplorazione ha portato alla luce un sistema logico codificato in epoche molto antiche. Questo sistema logico, protetto dal segreto iniziatico, è stato frainteso da interpretazioni parziali. I frammenti che sono rimasti, se colti nella giusta prospettiva, mostrano un sistema deduttivo che parte dall’Intero e si articola in un numero limitato di Parti. Abbiamo chiamato questo sistema: “Logica Sintetica”.
2. La Logica Sintetica si fonda su un diagramma. Le fonti antiche parlano di costrutti geometrici: la Tetratti, l’Ottava Armonica, la Psyché che non erano semplici simboli, ma equazioni proto-algebriche. Questo è il famoso “Mondo delle Idee-Forme”, di cui parla Platone. Le Forme infatti non sono Concetti astratti, ma linee geometriche. La perdita di questo diagramma archetipico ha spostato l’oggetto di studio della Filosofia, dalla Metafisica alla Psicologia.
3. Nel corso della storia, questa logica è stata a lungo ricercata. I maggiori esponenti dell’idealismo platonico, da Giamblico a Nicola Cusano, per arrivare a idealisti moderni come Ernst Cassirer, hanno cercato di ricostruire la logica delle Forme. Questo filo rosso mostra che il Pitagorismo non è un relitto storico, ma una chiave interpretativa della realtà che attende di essere ripristinata.
4. Il Pitagorismo integra Filosofia e Scienza. La Fisica Teorica nasce da intuizioni pitagoriche. Pitagora — lo sappiamo da Platone — ha cercato di decodificare la logica della realtà attraverso strutture matematiche. Ripensare il Pitagorismo significa così restituire alla Filosofia un ruolo fondativo e complementare rispetto alla Scienza, superando la frattura moderna.
5. Aristotele ha condotto la Filosofia fuori dai suoi binari. Per secoli abbiamo letto Platone e Pitagora attraverso la lente aristotelica, che riduce le Forme a Concetti. Questo ha prodotto l’avvento della Scienza empirica e il contemporaneo declino della Filosofia metafisica. Ricostruire il Pitagorismo significa per prima cosa liberarlo da un millenario fraintendimento.
6. Il Mondo delle Idee-Forme è la quarta dimensione gnoseologica. La Filosofia moderna ammette solo tre oggetti di conoscenza: i Fenomeni, i Concetti e i Segni. Il Pitagorismo indica un quarto tipo di oggetti: le Forme, che costituiscono il fondamento logico degli altri tre. Ignorare la sussistenza del Mondo delle Forme significa condurre la ricerca della chiave dove essa, di fatto, non risiede.
7. La Metafisica è l’autentica vocazione della Filosofia. Kant ha spostato l’oggetto della Filosofia dalla Metafisica alla Psicologia, riducendo il “trascendente” a “trascendentale”. La Metafisica pitagorica è invece lo studio delle relazioni formali trascendenti che prescindono dalla sfera concettuale, in quanto modellano il pensiero, il linguaggio, e l’intera realtà. Queste sono alcune delle tesi radicali che cercheremo di dimostrare nel corso del nostro viaggio, e che rendono il Pitagorismo ancora attuale.
Proveremo adesso a rispondere alla seconda domanda, ovvero: “perché il Pitagorismo non è mai stato formalizzato?” La nostra interpretazione del Pitagorismo si discosta in numerosi punti dalla narrazione ufficiale. Questo perché è impossibile ricostruire il Pitagorismo tenendosi nel solco delle interpretazioni predominanti nell’accademia, gravata da vincoli ineludibili. Per superare questi vincoli occorre:
1. Superare la riduzione storicistica. L’accademia tratta il Pitagorismo come fenomeno storico, ricostruito in base a frammenti e fonti indirette. Ma il Pitagorismo non è solo storia, è un sistema logico operante. Chi ha il compito di ridurlo a cronaca non può coglierne la struttura viva.
2. Rendersi insensibili ai paradigmi dominanti. L’accademia è vincolata a metodologie consolidate: storicismo, filologia, critica testuale. Questi strumenti sono preziosi, ma si trascinano dietro troppi fraintendimenti. La ricostruzione della logica pitagorica comporta l’abbandono di numerosi filoni della tradizione che operano da filtri.
3. Svincolarsi dalle appartenenze culturali. Ogni accademico scrive all’interno di un contesto di scuole interpretative. Essere esterni all’accademia significa essere liberi di ripartire dalla domanda radicale socratica, e cioè: “In che modo l’uomo conosce ciò che conosce?” E per rispondere, occorre smettere di interrogare i testi, per interrogare direttamente la realtà attraverso un processo di anamnesi della propria interiorità.
4. Sfondare le barriere interdisciplinari. Il Pitagorismo, per sua natura, fonde insieme molte discipline condizionate da una medesima logica delle Forme. L’accademia invece fa della frammentazione disciplinare la chiave della propria sopravvivenza. Pertanto, ciò che è per natura sintetico non può essere ricostruito con metodi analitici.
5. Superare il sospetto verso la conoscenza analogica. L’accademia ha adottato una metodologia scientifica, nutrendosi di letteralismo, ed escludendo l’analogia come metodo inferenziale. Ma il legame tra Concetto e Segno è un legame arbitrario. Per attingere all’oggettività, occorre tornare alle Forme, che sono pre-concettuali e pre-linguistiche. Dal momento che, secondo il Pitagorismo, tutti i concetti logici sono modellati da una manciata di Forme, tutta la conoscenza metafisica è analogica.
6. Rivalutare il rapporto tra Filosofia e simbolo. Il Pitagorismo fonda i Concetti sulle Forme. Il diagramma archetipico è un vero e proprio strumento cognitivo, e l’unico modo attraverso cui l’uomo può conoscere il Mondo Intelligibile. Nel solco tracciato da Ernst Cassirer, occorre superare il pregiudizio accademico, che considera il simbolo come un ornamento del pensiero.
7. Superare il distacco nei confronti dell’oggetto di studio. Il metodo accademico pretende distacco e neutralità, ma il Pitagorismo richiede la ristrutturazione della coscienza di chi studia. Non un’adesione mistica, ma una diversa forma di comprensione, lenta e organica. Senza questo cambio di prospettiva, ogni ricostruzione rimane superficiale e inerte.
Queste sono le ragioni alla base del nostro approccio radicale. Non si tratta di opporre un’accademia “cattiva” al libero pensiero, ma mostrare che esiste una dissonanza profonda tra il metodo di studio e l’oggetto dello studio. Se le Forme di cui parla Platone non vengono intese come le forme di un diagramma archetipico, eredità di un passato molto antico, è difficile comprendere i passi più ardui dei suoi Dialoghi. Sin dai tempi di Aristotele, si è iniziato a parlare delle Forme come di Concetti astratti, categorie linguistiche, ipostatizzazioni. La tradizione latina e scolastica ha ereditato questa deformazione. L’accademia moderna, fondata sulla filologia testuale, non può che perpetuarla. Così, la Filosofia che ha perso la dimensione delle Forme, si è rifugiata nella logica linguistica o nell’analisi psicologica, perdendo, di fatto, il fondamento della conoscenza oggettiva.
Noi ci fermiamo qui. Nel corso del nostro viaggio avremo occasione di trattare questi temi con maggiore profondità. Ci congediamo da te con la formula: Al principio!