In questo video, Elias Artista conclude il prologo Caos, rivelando le ragioni profonde all’origine del progetto dell'Archilogon. A partire da un percorso biografico, dall’esigenza di visualizzare i concetti attraverso mappe logiche si arriva all’incontro con i grandi diagrammi della tradizione misterica: Bagua, Zodiaco, Caduceo, Tetratti, Ilan, Enneagramma. Da queste suggestioni nasce l’idea di elaborare un diagramma universale archetipico, che termina con il disvelamento dell'originale Psyché platonica. Il racconto ripercorre la radice pitagorica della Logica Sintetica e sottolinea come solo una rappresentazione diagrammatica possa rappresentarne appieno il meccanismo paradossale.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    In questo ultimo frammento del prologo Caos, vorremmo esporre le ragioni profonde all'origine del progetto dell'Archilogon. Spesso le indagini nascono da esigenze che allo stadio iniziale non possiamo ancora cogliere nella loro interezza. La premessa, com'è naturale, è biografica, ed è l'ammissione di un'incapacità. Per una curiosa disposizione del nostro animo, non siamo mai riusciti a comprendere senza visualizzare. "Sapere" era per noi relativamente semplice, ma "comprendere" era del tutto diverso.

    Visualizzare la collocazione spaziale dei concetti: Questo è quanto abbiamo sempre fatto nei nostri studi. Nel fissare le idee ci occorrevano foglio e matita, per creare relazioni, opposizioni, gerarchie. Per afferrare un singolo elemento dovevamo ricostruire l'intera struttura. Non siamo mai riusciti ad assimilare un concetto, se non ritrovando la sua posizione spaziale e temporale in relazione ad altri concetti gerarchicamente collocati all'interno dello spazio mentale del loro autore.

    Il mandare a memoria, come pura attività accumulatrice di dati, ci era indigesta. Per quale motivo imparare a memoria i sogni degli altri? Noi aspiravamo a comprendere il "mondo della veglia". I nostri maestri ci esortavano a cercare in noi stessi una risposta alla domanda: "Come l'uomo conosce ciò che conosce?" e avvertivamo che la risposta era racchiusa tra i bordi del foglio che avevamo di fronte, all'interno della nostra piccola mappa dell'universo, non sopra, non sotto, non a lato: dentro quel foglio.

    Schematizzare la logica di alcuni filosofi, sebbene ammantata di parole seducenti, produceva delle figure asimmetriche, goffe e sgraziate, mentre schematizzare Hegel e le sue forme, le sue simmetrie ossessive, provocava in noi una misteriosa risonanza. Anni dopo abbiamo compreso che il nostro atteggiamento nei confronti della conoscenza era istintivamente idealistico. Eravamo sempre stati, cioè, drammaticamente inattuali, fuori dalle problematiche correnti, fuori dalle istanze del nostro tempo.

    Questo istinto, slegato da ogni logica di scuola, e libero di spaziare, ci ha condotti a immaginare la costruzione di un diagramma in cui collocare in ordine armonico tutte le idee che la mente umana è in grado di concepire. L'ipotesi presupponeva, a monte, la consonanza con una Filosofia in grado di interpretare la realtà come un cosmo, cioè una struttura in cui ogni singolo elemento fosse parte funzionale di un insieme, regolato da precisi rapporti, con ricorrenze e ciclicità.

    Spinti da una tale suggestione, abbiamo percorso strade ampiamente battute e sentieri nascosti. La ricerca di uno schema universale di forme archetipiche ci ha condotti, come era inevitabile, nella cantina buia e polverosa della Filosofia, là dove l'Illuminismo aveva stipato i relitti del "pensiero magico". Qui, in un angolo dimenticato, abbiamo rinvenuto i diagrammi della tradizione misterica, come il Bagua, lo Zodiaco, il Caduceo, la Tetratti, l'Ilan e l'Enneagramma. Il fascino di quei simboli era potente, e ce ne siamo innamorati, perché entravano in risonanza con la nostra attitudine psichica.

    Sebbene illustrati in modo poetico, ciò che catturava il nostro interesse era il loro fondamento logico. Ciascuno prometteva l'onniscienza, e millantava di possederne la chiave, ma a prima vista non parevano conciliarsi l'un l'altro. La struttura verticale e gerarchica dell'Ilan si opponeva alla ciclicità del Bagua, dello Zodiaco e dell'Enneagramma, e alla fissità della Tetratti. Come se non bastasse, l'esposizione dei concetti collocati all'interno dei diagrammi era variabile, insufficiente, poco precisa, non matematica, gravida di un'insopportabile retorica misticheggiante, quasi si trattasse di manufatti arcani abbandonati sulla terra da divinità distratte e rinvenuti dai loro profeti.

    L'interpretazione era soggetta alla fluttuazione dei significati attribuiti a uno stesso significante, e soprattutto all'approssimazione dei traduttori dalle lingue d'origine. La Cabala prometteva risposte importanti, ma in che modo la sefirah indicata col termine "conoscenza", un'attività spirituale, poteva essere correlata con quella della "Gloria", un riconoscimento sociale, oppure con la sfera della "Vittoria", un evento fortuito.

    Per noi era ovvio che l'elaborazione teorica, la definizione e la traduzione erano largamente insufficienti a garantire la nostra comprensione, e del resto non avevamo sufficiente fede per assumere i dati senza sottoporli a critica. Da allora, la nostra missione è stata cercare il modo di conciliare tra loro questi diagrammi, assumendo che tutti, a modo loro e fino a prova contraria, fossero rappresentazioni diverse di una stessa cosa: la "struttura logica della realtà".

    Il nostro scopo era comprenderne i fondamenti, e, una volta compresi, scomporre e ricomporre gli elementi in un diagramma in grado di contestualizzare le differenze. Così è nato il diagramma dell'Archilogon, e al termine di questo percorso speculativo, in modo del tutto inatteso e fortuito, si è disvelato con grande sorpresa il diagramma che Platone aveva occultato nel Timeo. Platone non è mai stato il nostro punto d'arrivo, ma un tramite illustre: l'idea che la realtà abbia una sua "logica archetipica", una "archilogica", e che l'uomo sia in grado di ricostruirla e rappresentarla attraverso un diagramma, ha origini molto antiche.

    In Oriente se ne può trovare traccia nell'antico pensiero cinese, nel Medio Oriente in Babilonia; in Occidente, a quanto ci è dato sapere, l'idea proviene dall'Egitto e viene custodita da Talete, giungendo sino a Pitagora. La Tetratti, oggetto di venerazione per la comunità che lo caricava di un simbolismo universale, è un oggetto criptico, e la sua potenza si moltiplica in proporzione alla sua antichità, generando mitologie. Fa parte di una leggenda rinascimentale la ricerca del "sistema supremo", la Clavis Universalis, in grado di spiegare con pochissimi segni il funzionamento dell'universo in quanto cosmo ordinato.

    I diagrammi universali che abbiamo ricordato sono le chiavi più note, e la maggior parte delle fonti documentarie rimandano a Pitagora e Platone, che saranno quindi al centro della nostra ricerca. Nelle prossime tappe del viaggio noi ci chiederemo quanto c'è di vero, utile, sostanziale, all'interno di questi miti, e soprattutto ci chiederemo quale fondamento razionale abbia l'idea di ridurre la complessità della conoscenza a pochi, semplicissimi segni tracciati su un foglio.

    Lo scopo finale a cui tende il nostro racconto è reinterpretare il Pitagorismo enucleandone la logica, strappando via le concrezioni aristoteliche, teologiche e occultistiche, per ricondurlo al suo legittimo ambito di pertinenza, che è l'autentica Filosofia delle origini, la Metafisica come Logica Sintetica.

    Il presupposto da cui prende le mosse questa impresa è pitagorico in modo quintessenziale, e ricalca le orme di Filolao: 1) Tutto ciò che rappresenta il contenuto della conoscenza umana, che è virtualmente infinito, ossia l'Illimite, soggiace al vincolo di precise e limitate relazioni formali, ossia il Limite, che rendono significante l'espressione di tale contenuto. 2) Dal momento che tali relazioni sono il prodotto di due fattori archetipici, lo Spazio e il Tempo, esse possono essere schematizzate all'interno di piano simbolico, dando origine a una struttura formale, ossia il Cosmo. Attraverso gli strumenti della Geometria, tale struttura simbolica si sostanzia in un diagramma universale archetipico. 3) Ogni contenuto che può essere pensato e verbalizzato, ossia la Natura, può trovare un vincolo e una collocazione all'interno di tale struttura simbolica, ricevendo da essa un significato stabile. 4) Poiché questa struttura riproduce relazioni formali, archetipiche e universali, essa può riflettersi, analogicamente, su infiniti domini di conoscenza, e questa è la Totalità che si riflette in ciascuna delle sue Parti.

    Dal momento che tale struttura logica non scaturisce dal pensiero empirico, essa, per dirla in termini kantiani, è l'espressione di una "logica pura". Nel corso della storia il progetto di enucleare una "logica pura" è stato declinato in varie forme da filosofi come Kant, Hegel, Husserl, o logici come Frege, ma senza il ricorso alla rappresentazione diagrammatica. Ed è stato questo l'errore, perché questa "logica pura", archetipica e sintetica, possiede degli aspetti che, agli occhi della Logica classica, legata al Principio di Non-Contraddizione, appaiono paradossali, e non possono essere adeguatamente rappresentati dalla sequenzialità che è propria del discorso verbale.

    Sebbene Hegel abbia enunciato correttamente i fondamenti paradossali di questa "logica pura", egli non ha voluto ricorrere all'ausilio di uno strumento visivo in grado di rappresentarne adeguatamente il meccanismo, rendendo la sua esposizione oscura e contorta. Ricostruito attraverso un metodo dialettico, ed espresso grazie agli strumenti della Geometria, il diagramma dell'Archilogon che proponiamo qui, rivelerà uno schema invariante in tutti i domini di conoscenza.

    Questo strumento è Filosofia pura, e allo stesso tempo Tecnica e Arte. Filosofia, nel suo senso originario, nelle premesse e nelle conclusioni; Tecnica, in quanto strumento di supporto alla conoscenza umana; Arte, perché gli ideali che ne hanno guidato la costruzione sono la bellezza, l'eleganza, la semplicità.

    Lo specialista di editoria offre generalmente all'autore un consiglio molto saggio: aver chiara l'identità del suo potenziale interlocutore, così da calibrare la difficoltà e lo stile del linguaggio. Tuttavia ci è sembrato che tarare un racconto sul destinatario fosse un atto di intollerabile presunzione, perché suggerisce che l'autore debba trattenere per sé una quota di pensiero che suppone non possa essere afferrata. Noi non tratterremo nulla, e non conosciamo in anticipo il nostro interlocutore. Abbiamo perciò tarato il racconto sull'autore stesso. L'abbiamo cioè scritto per il nostro "io" di trent'anni fa, per aiutarlo a trovare ciò che andava cercando a quei tempi.

    Del resto, qualsiasi percorso di conoscenza compiuto con passione, se pure finisse per incidere su altre coscienze, serve in primo luogo a rendere conto a se stessi del percorso fatto. Qualcuno ha detto che è il destino a offrirci lo strumento adatto, nel momento in cui ne abbiamo bisogno. Così ci riterremo soddisfatti se uno solo fra gli spettatori, troverà il racconto onesto e prezioso, e farà germogliare i semi che vi sono contenuti.

    Ricordiamo, non senza imbarazzo, d'essere stati sul punto di gettare via il libro più importante della nostra vita, al termine della prima lettura, giudicandolo un "cumulo di insensatezze". Qualcosa ci ha trattenuto la mano, forse una vaga intuizione del futuro, e un seme, depositato nel terreno del nostro inconscio, ha attecchito molti anni dopo.

    Scrive Platone: In vecchiaia, la maggior parte degli uomini di cultura, uomini capaci di imparare, di ricordare, di giudicare, dopo aver esaminato i problemi sotto ogni aspetto, e dopo un'istruzione durata non meno di trent'anni, dichiarano che quello che prima sembrava loro incredibile, ora appare chiaro e credibilissimo, e quel che sembrava credibile appare invece falso. Sono trascorsi appunto trent'anni dall'inizio di quel viaggio di cui questo racconto rappresenta un fedele resoconto.

    Con questo video, la tappa Caos è terminata. Ti aspettiamo per il prossimo capitolo interamente dedicato a Platone. "Al Principio!"

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica