In questo video, Elias Artista affronta la seconda tappa del viaggio dell’Archilogon, dedicata a Platone. Lungi dal ricostruire l’autore come fenomeno storico, oggetto dell'indagine sarà la logica sottesa ai suoi Dialoghi. Platone verrà presentato non come l'individuo reale, ma come un'istanza metafisica che raccoglie le conquiste e il fine ultimo del Platonismo, in contrapposizione alla tradizione aristotelica e scolastica. Si evidenza il destino differente dei due filosofi: mentre il pensiero di Aristotele è stato superato dalla modernità, Platone continua a mostrarsi straordinariamente vivo, nonostante secoli di interpretazioni che hanno frainteso il nucleo pitagorico del suo pensiero.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Bibliografia
Opere citate
- Plutarco, La 'E' di Delfi, 377a.
- Heinrich Heine, On the History of Religion and Philosophy in Germany, Ed. T. Pinkard, H. Pollack-Milgate, Cambridge University Press, Cambridge, 2007, pp. 49-50.
- Werner Jaeger, Aristotele – Prime linee di una storia della sua evoluzione spirituale, La Nuova Italia, Firenze, 1964, p. 502.
Trascrizione del video
Benvenuto nella seconda tappa del nostro viaggio, viandante. La parola chiave che ci guiderà nel percorso è “Platone”. In questo video introduttivo spiegheremo il nostro approccio a una figura così sfaccettata e controversa.
Un filosofo, in quanto fenomeno immerso nell’incessante flusso del divenire, non è completamente ed eternamente racchiuso nei concetti che sono stati da lui espressi, così come quei concetti non sono racchiusi per intero nei segni scelti per esprimerli. In questa fragile e traballante connessione tra individuo fisico, coscienza e opera, risiede tutta la difficoltà insita nella comprensione di chi ci ha preceduti.
Sebbene le etichette siano utili a livello didattico, l’individuo reale e la sua epigrafe sono incommensurabili. Gli esseri viventi, per quanto ci secchi ammetterlo, evolvono, e un testo non può rendere giustizia di una coscienza che ha tradotto in segni un pensiero mentre attraversava una fase di un’incessante e inarrestabile trasformazione.
È questo il motivo per cui noi non ci azzarderemo a ricostruire l’autore in quanto “fenomeno”. Il nostro scopo è invece comprendere la logica che ha prodotto alcuni dei segni che ci ha lasciato. L’individuo scompare, la logica permane, e la logica è l’oggetto principale dell’indagine filosofica.
Scrive Plutarco: La Filosofia si occupa della ricerca delle verità, e ciò che fa luce sulla verità è la dimostrazione, e il principio della dimostrazione è il legame logico. Dissolti i velami del mito, i Dialoghi platonici sono veicoli di un pensiero formale che può, a tutti gli effetti, essere ricostruito.
Non tratteremo dunque Platone come fenomeno storico, ma faremo con lui, e con gli altri filosofi citati, ciò che egli ha fatto con Socrate: un’operazione che possiede i connotati dell’arte. Non ci ha restituito l’individuo reale, ma l’essenza. Lo ha, cioè, ricostruito idealmente.
È con questa consapevolezza che occorre leggere i Dialoghi, in cui ciascun personaggio—che è qualcosa d’altro rispetto all’individuo in carne e ossa che li ha ispirati—viene colto in un particolare momento della propria esistenza, spesso a colloquio con un altro individuo eletto ad antitesi dialettica, cosicché le parole che escono dalla sua bocca possiedono un sapore transitorio e al tempo stesso eterno.
Perciò Platone, più che un individuo reale, sarà per noi un’istanza metafisica; e questa istanza raccoglierà in sé i presupposti, le conquiste e lo scopo ultimo del Platonismo, mentre l’etichetta “Aristotele” riassumerà l’atteggiamento culturale della Scolastica. Questo perché il conflitto delle due istanze riproduce, su scala macroscopica, una dinamica polare tra due logiche, la Logica Sintetica e la Logica Analitica, che illumina la storia del pensiero umano.
Scrive Heinrich Heine: «Platone e Aristotele! questi nomi non rappresentano soltanto due sistemi, ma anche i modelli di due differenti tipi umani, che sin da tempi immemorabili si trovano in conflitto, più o meno apertamente ostile, a prescindere dal contesto. Questa battaglia è stata combattuta in modo particolare per tutto il Medioevo e continua fino ai nostri giorni.»
È sorprendente, per quanto ci riguarda, l’interesse che la modernità mostra nel ricostruire l’esatta personalità di Platone e il parallelo disinteresse per il suo progetto filosofico, che finisce sullo sfondo come “inattuale”, tanto che nella coscienza moderna il famoso Mondo delle Idee, condizionato dall’interpretazione aristotelica, non mostra maggiore consistenza di una delle invenzioni di Lewis Carroll.
Si studia Platone con l’inconscio pregiudizio che il suo pensiero sia “splendido e inattuale”, e forse “splendido” proprio perché “inattuale”. Le analisi moderne vengono condotte col distacco con cui si allestisce la sala di un museo, non con la cura con cui si arreda la stanza che si intende abitare.
Noi, al contrario, non cercheremo di imbalsamare Platone per esporlo al centro di quella sala. Intendiamo invece dialogare con lui per comprendere il presente, dal momento che il suo pensiero continua ad apparirci straordinariamente vivo; e per un filosofo antico, il perdurare in vita è fatto raro.
Parlando di Aristotele, ad esempio, Werner Jaeger ha scritto: «Per poter diventare una ricchezza accessibile alla posterità, ogni grandezza spirituale deve lasciarsi staccare dalle sue radici storiche e perdere le sue determinazioni empiriche. Alla Storia tocca allora rispondere al problema del momento in cui questo influsso vivo si trasforma nel suo opposto, e come soltanto il ritorno alle fonti e al vero significato storico di quel fenomeno di cultura può salvarlo dalla morte spirituale». Certo, a tutt’oggi non è facile concordare se questo momento per Aristotele sia giunto.
Sradicato dal suo contesto, il pensiero di Aristotele non è in grado di soddisfare le richieste della modernità. La Scienza, che gli è debitrice dei fondamenti, l’ha ampiamente superato e in parte sconfessato. Platone, al contrario, non è mai spiritualmente morto, ma ha subito un destino differente: è rimasto a lungo in stato d’animazione sospesa, congelato dalle interpretazioni antiche e moderne.
Buona parte dei suoi Dialoghi, nelle versioni che possediamo, sono affascinanti quanto incomprensibili: non solo per gli arcaismi che molte traduzioni si trascinano dietro, ma anche e soprattutto perché le sue parole mirano sempre a qualcosa che è stato maliziosamente collocato al di là del testo.
Per nostra fortuna, il significato di un messaggio che proviene dal passato non si palesa solo attraverso le parole—che a stento conservano intatto il legame col concetto originario—ma attraverso la logica che le struttura, a patto che questa, naturalmente, venga ricostruita nella sua interezza.
Al Principio!