In questo video, Elias Artista affronta il tema dell’Idealismo platonico nella lettura della Scuola neokantiana di Marburgo. A partire da Kant e dal suo "trascendentale", l’indagine mostra come Natorp, Cohen e Cassirer abbiano reinterpretato Platone, oscillando tra psicologismo e logica pura. Centrale è la nozione di Idealismo “autoctono”, che Natorp attribuisce a Platone: nella prospettiva dell'Archilogon l'Idealismo non si tratta di una dottrina originale, ma del risultato della 'Logica Sintetica' in azione, intesa come predisposizione psichica al pensiero spaziale e visivo. Il racconto collega la tradizione neokantiana al progetto dell’Archilogon, preparando l’analisi del passo della 'Linea Divisa' presente nel Dialogo della "Repubblica".

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Trascrizione del video

    Con il termine Idealismo si intende quella concezione filosofica secondo cui la realtà non si esaurisce con il mondo materiale, percepito, sensibile, ma abbraccia anche una dimensione “ideale” o “spirituale”, non-esistente, ma totalmente “intelligibile”, ossia attingibile dal pensiero. Emerso con Platone, l’Idealismo si presenta quindi, in origine, in una forma “realista”. Il Mondo delle Idee-Forme, cioè, non è un prodotto della mente, ma una vera e propria dimensione oggettiva che modella il pensiero e il linguaggio.

    Con Kant, tuttavia, nel XVIII secolo l’Idealismo subisce una trasformazione radicale. Nel passaggio dal trascendente al trascendentale, l’Idealismo muta il proprio orizzonte: da “scienza delle forme oggettive” si sviluppa come studio delle “condizioni di possibilità del pensiero”. Così facendo, Kant “rinchiude” la Filosofia in una sorta di “psicologismo oggettivo”, limitandosi a indagare le forme strutturali del pensiero umano. Questo perché, avverte Kant, non è possibile per gli esseri umani conoscere alcuna dimensione collocata al di là del pensiero, come invece sosteneva Platone: qualsiasi ipotesi in tal senso, in assenza di fondamenti condivisibili, non sarebbe che il frutto dell’immaginazione.

    Su questi presupposti, i filosofi neokantiani della Scuola di Marburgo — Hermann Cohen, Paul Natorp ed Ernst Cassirer — svilupperanno le loro analisi. Natorp, cofondatore della scuola, nella sua opera più famosa, La Dottrina platonica delle Idee, scrive: “In Platone, l’idealismo è spontaneo, per così dire ‘autoctono’. A partire dalla genuina scoperta socratica del concetto, l’Idealismo è emerso ed è cresciuto con una necessità interna, cui nessun pensiero filosofico può facilmente sottrarsi. E in nessuno stadio l’Idealismo si irrigidisce a formula scolastica, finché da ultimo dimora nella più vitale mobilità. In ciò consiste lo stimolo inestinguibile, in ciò l’immortale valore didattico dello studio di Platone. L’introduzione a Platone è l’educazione alla Filosofia stessa.”

    Quando Natorp scrive che in Platone l’idealismo è spontaneo, “autoctono”, sembra fare riferimento a una predisposizione naturale. Non è però ben chiaro se l’idealismo nasca da Platone come individuo, oppure sia l’Idealismo, o la Filosofia stessa, ad incarnarsi per la prima volta in Platone. La questione può essere posta così: Platone ha inventato l’Idealismo come teoria filosofica originale, oppure l’Idealismo è frutto di una predisposizione psichica universale che emerge per la prima volta in Platone?

    Prendere una posizione netta è cruciale: se l’Idealismo “emerge con naturalezza”, esso nasce da una potenzialità psichica dell’essere umano, non da una teoria originale a cui i filosofi successivi aderiranno per indottrinamento o scelta di campo. La tesi qui sostenuta è che l’Idealismo, il cuore stesso dell’indagine filosofica, sia una posizione teorica che nasce da una predisposizione psichica universale al pensiero spaziale e visivo. Abbiamo definito questa modalità come Logica Sintetica. Nel corso del nostro viaggio cercheremo di porre le basi per la sua formalizzazione, rintracciandone le radici storiche nel pensiero pitagorico.

    Il nostro approccio a Platone, ovvero la prospettiva che anima il progetto dell’Archilogon, è avulsa da qualsiasi posizione di scuola, perché proviene da un idealismo “autoctono”, come lo definisce Natorp. Ci siamo dedicati a studiare non tanto il Platonismo, quanto la nostra stessa modalità di pensiero. Era fondamentale capire perché la modalità inferenziale spaziale e visiva a noi connaturata sia stata emarginata dal discorso filosofico moderno e relegata in ambito esoterico. Nel cammino di ricerca delle origini di questo idealismo “autoctono”, abbiamo trovato una sponda decisiva nell’interpretazione della Scuola di Marburgo. Ovviamente l’assunto trascendentale da cui partono i Neokantiani è per noi inaccettabile, perché produce più aporie di quante non riesca a risolverne, come vedremo nel capitolo Nous. Tuttavia l’attenzione alle Forme, presente nella visione di Natorp — che sancisce, dopo secoli, il distacco di Platone da Aristotele — è stata per noi estremamente illuminante e feconda.

    Nonostante il pregiudizio contro la trascendenza delle Forme, l’Idealismo neokantiano non può prescindere da Platone. Manfred Kühn, autore di una biografia su Kant, scrive: “Il Kant interpretato dalla Scuola di Marburgo conduce a Platone, o meglio, è basato su Platone. Comprendere correttamente Kant, pertanto, significa inquadrarlo nella tradizione platonica.”

    Hermann Cohen, cofondatore della Scuola, esprime il suo approccio già dal titolo della sua opera del 1866, Lo sviluppo della Dottrina platonica delle Idee, secondo la Psicologia. In quest’opera, in ossequio alla modernità, Cohen priva Platone del suo realismo, trattando le Idee-Forme come “concetti”, come se Platone non fosse conscio della loro differenza, come invece mostra con chiarezza nel dialogo tra Socrate e Parmenide che vedremo più avanti. In un secondo momento, Cohen smusserà le posizioni psicologistiche nell’opera del 1878, La Dottrina platonica delle Idee e la Matematica, arrivando a dire che le Idee platoniche sono “ipotesi”, ma ancora confinate nella dimensione del pensiero.

    Paul Natorp arriva ad affermare che quella di Platone è una logica pura e oggettiva, ma non tenta di definire a quale dimensione possa appartenere questa logica. L’oggettività sarebbe frutto di una “legalità”, termine che rinvia da vicino a ciò che Herman Lotze aveva definito “validità”. Per Natorp, l’Idea è interpretabile come “legge”; questa acquisizione rappresenta un passo avanti cruciale nella comprensione di Platone, perché ci libera — dopo secoli — dalla nefasta interpretazione aristotelica delle Idee come “copie perfette delle cose del mondo”.

    L’orientamento espresso dalla Scuola di Marburgo può essere sintetizzato dal noto giudizio di Nietzsche, secondo il quale la Dottrina delle Idee di Platone sarebbe una preparazione inestimabile all’Idealismo kantiano. In netta contrapposizione con questa visione, sosterremo che l’Idealismo trascendentale di Kant è un idealismo non pienamente espresso, perché frenato dalla sua stessa interpretazione “mentale” delle forme a priori su cui è fondato il suo sistema. Al contempo, cercheremo di mostrare con argomentazioni logiche che il realismo platonico non solo non è un “kantismo immaturo”, ma è l’unica posizione filosoficamente sostenibile.

    La Scuola di Marburgo parte da posizioni neokantiane, ma ci sembra che Ernst Cassirer tenti — forse timidamente — l’operazione inversa rispetto a Cohen, ossia interpretare Kant in senso metafisico, poiché l’Idealismo in Cassirer appare “autoctono”, cioè connaturato alla sua logica. Per quanto insolito, Cassirer non ha dedicato alcuna monografia a Platone, eppure il suo pensiero è permeato da un idealismo raro nella modernità, sebbene talvolta appaia “trattenuto”. Come osserva Giacomo Borbone: “I costanti rimandi di Cassirer ai Dialoghi platonici, sparsi nella sua vasta produzione scientifica, non costituiscono affatto un semplice sfoggio di erudizione, né tantomeno un mero ornamento estetico.” È esattamente così: i rimandi di Cassirer a Platone non sono citazioni erudite, ma espressione — aggiungiamo — della Logica Sintetica viva e in azione.

    Non partiremo tuttavia dalle Forme simboliche, improntate a una certa cautela neokantiana, ma dalla Geometria, cioè dall’uso del diagramma archetipico come strumento di rappresentazione delle forme metafisiche.

    Molti studiosi di Platone insistono su un aspetto apparentemente secondario: la visione. Platone allude spesso alla “contemplazione delle Forme”. Per mettere a fuoco l’importanza che Platone assegna alla visione, nella prossima tappa partiremo da un frammento della Repubblica, il più denso ed emblematico: il celebre passo della Linea Divisa. Al Principio!

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica