In questo video, Elias Artista affronta il celebre passo della Repubblica platonica noto come “Linea Divisa”. Attraverso il dialogo tra Socrate e Glaucone, Platone distingue tra Mondo Sensibile e Mondo Intelligibile, articolando quattro gradi della conoscenza: Eikasia, Pistis, Dianoia e Noesis. Con gli interventi di Giovanni Reale e Maurizio Migliori, il video mette in luce la struttura geometrica dello schema, sottolineando la sua importanza per la ricostruzione della Psyché platonica e della fonte pitagorica da cui Platone ha attinto.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Bibliografia
Opere citate
- Platone, Repubblica, Libro VI, 509d.
- Giovanni Reale, Per una nuova interpretazione di Platone alla luce delle “Dottrine non Scritte”, Bompiani, Milano, 2010, p. 241 e sgg.
- Maurizio Migliori, “Lo schema onto-epistemico della Linea”, in Elenchos, XXVII, Fasc. 2, Bibliopolis, Napoli, 2006, p. 468.
- Il diagramma antico con la tradizionale raffigurazione della Linea Divisa è tratto dagli Scholia Platonica (1938), redatti da William C. Greene.
Trascrizione del video
Come vedi in questo diagramma, caro Glaucone, esistono due dimensioni: una è il Mondo Sensibile e l’altra è il Mondo Intelligibile, quello che sta al di là del cielo che abbiamo sulla testa. Hai afferrato questo dualismo tra il Sensibile e l’Intelligibile? Sì, ho afferrato.
Osserva la linea, divisa in due segmenti diseguali. Il segmento più corto affonda nel Mondo Sensibile; il segmento più lungo nel Mondo Intelligibile. L’uno e l’altro sono divisi ulteriormente in due segmenti diseguali, in base alla stessa proporzione. Adesso immagina che nella parte sensibile vi siano solo “ombre”. Immagina invece che nella parte intelligibile vi siano i “corpi reali” che producono quelle ombre. Ombre e corpi, va bene. Non sarebbe ovvio affermare che quella linea tra i due mondi separi l’ombra dal corpo come il “falso” dal “vero”, come l’“opinione” dalla “vera conoscenza”? Sì, indubbiamente.
Considera adesso solo il segmento intelligibile. Osserva la porzione più piccola. Quella parte dalle “ombre” per arrivare a definire gli Enti Matematici. Il segmento più lungo invece parte da questi enti matematici per arrivare alle Idee-Forme. Quest’ultimo punto confesso di non averlo afferrato. Cercherò di spiegartelo in un altro modo.
Tu certamente sai che i matematici hanno dimostrato l’esistenza del Pari e del Dispari, delle figure geometriche, dei tre tipi di angoli e di tutti gli altri enti matematici. Questi enti sono assolutamente certi e nessuno li mette in discussione perché sono evidenti. Per cui si può dire che i matematici sono arrivati a stabilire dei principi “certi” partendo dall’osservazione delle “incerte” ombre del Mondo Sensibile. Non c’è dubbio.
Allora devi sapere che è possibile partire da quegli stessi enti matematici per arrivare a qualcosa di ancora più certo. In questo caso il fine dell’indagine non sono più gli enti matematici in sé, bensì la realtà “superiore” su cui questi enti sono modellati, sìcché quando contempliamo questi enti non stiamo realmente pensando al quadrato, alla diagonale o alla figura disegnata, ma ai principi superiori che da queste figure sono rappresentati. Gli Enti Matematici, in sostanza, ci aiutano a descrivere quella dimensione trascendente che il nostro intelletto non può cogliere in altro modo. Penso di aver capito.
Perciò, nel cercare di afferrare com’è fatto questo mondo definito “intelligibile”, la nostra mente è costretta a ricorrere a ipotesi, dato che la nostra ricerca non può andare oltre le mere ipotesi, servendosi di schemi che sono come le “ombre” rispetto ai “corpi”, con la differenza, però, che in confronto alle “ombre” del Mondo Sensibile, questi schemi sono molto più certi. Stai parlando dei disegni geometrici?
Osserva il tratto più lungo della parte intelligibile: simboleggia quel tipo di ragionamento, la Noesis, che grazie alla Scienza Dialettica usa i diagrammi come punto d’appoggio e di partenza. Da qui il ragionamento, scevro da immagini sensibili, procede verso l’estremità superiore della linea per cogliere le pure Idee-Forme.
Se ho compreso bene, attraverso questo disegno complicato, vuoi dirmi che tutto ciò che viene colto dalla Scienza Dialettica è più valido di ciò che viene colto dalle altre discipline, e che i matematici, sebbene usino l’intelletto e non i sensi, non raggiungono la piena conoscenza dei loro oggetti d’indagine, e che la conoscenza dei matematici, intermedia fra la conoscenza soggettiva e quella oggettiva, tu la chiami “Sapere”, Dianoia. Esattamente.
A questi quattro segmenti di questa linea corrispondono quattro modalità di ragionamento: la Noesis, o Comprensione, il più elevato; la Dianoia, o il Sapere, al secondo posto; la Pistis, o Credenza, al terzo; e al quarto l’Eikasia, o Impressione. Queste modalità sono ordinate in modo logico, tenendo conto che tanto più queste forme di conoscenza si avvicinano alla Noesis, tanto più si avvicinano alla verità oggettiva.
Abbiamo qui reinterpretato il famoso scambio di battute tra Socrate e Glaucone nella Repubblica, immaginando i due protagonisti che dialogano di fronte a un diagramma. È curioso come la “Linea Divisa” sia stata rappresentata, fin dall’antichità, quasi sempre in senso orizzontale, mentre la sua disposizione naturale sarebbe in verticale, come suggeriscono alcuni termini usati, come ad esempio: “la parte più bassa della linea”, nel passo 511a, oppure “il segmento più elevato”, nel passo 511d.
Scrive a questo proposito Giovanni Reale: “Risulta chiaro che la realtà che deriva dai principi è concepita da Platone non già in dimensione orizzontale, ma intesa come struttura verticale, secondo una serie successiva di piani, l’uno subordinato rispetto all’altro e tutti quanti dipendenti in modo analogo dai due principi supremi.”
Non si rimarcherà mai abbastanza il fatto che la Linea Divisa non è uno schema didattico approssimativo, ma una forma geometrica dalle proporzioni ben precise. Ricorda Maurizio Migliori: “C’è stato un grande dibattito tra chi sostiene la ‘casualità’ di questa struttura, e quindi la sua irrilevanza filosofica, e chi ne cerca la spiegazione. Ma una costruzione ‘voluta’ come questa, in un ambiente attento ai procedimenti geometrico-matematici come l’Accademia, difficilmente può essere casuale.”
Non si tratta di un dettaglio, perché la ricostruzione della Psyché platonica si baserà sulla corretta interpretazione di questo schema in cui ogni elemento grafico possiede un valore preciso e vincolante, matematico. Per quale motivo utilizziamo qui il termine “Psyché” anziché “anima”, come la tradizione successiva ci ricorda? Non si tratta di un “esotismo”, ma della presa di distanza dal concetto comunemente associato al termine “anima”. Con “Psyché” non ci riferiremo infatti, in modo generico, all’interiorità umana, a un fantomatico “soffio vitale”, ma a una precisa struttura di Forme archetipiche.
Dunque, quando diciamo, metaforicamente, che la Linea Divisa è la “spina dorsale” della Psyché, stiamo affermando che essa è una porzione di forme collocate all’interno di un’architettura geometrica più complessa. Illustreremo l’intera struttura più avanti, dopo aver chiarito a sufficienza le premesse.
Nel prossimo video analizzeremo nel dettaglio la Linea Divisa, perché comprendere la sua struttura “quadripartita” è il primo passo per comprendere la fonte pitagorica a cui Platone si è abbeverato. Al principio!