In questo video, Elias Artista approfondisce il significato della celebre Linea Divisa della "Repubblica" platonica, interpretandola come rappresentazione simbolica dell’evoluzione della coscienza. Attraverso le riflessioni di Francesco Fronterotta, James A. Notopoulos e Sybille Krämer, il racconto mostra come la quadripartizione tra Eikasia, Pistis, Dianoia e Noesis descriva quattro tipi diversi di cognizione, tappe di un movimento ascensionale della coscienza verso l’Unità, meta della Logica Sintetica che anima il pensiero pitagorico e platonico.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Bibliografia
Opere citate
- Francesco Fronterotta, Guida alla lettura del Parmenide di Platone, Laterza, Bari, 1998, p. 37.
- James A. Notopulous, “Movement in the Divided Line of Plato’s Republic”, in Harvard Studies in Classical Philology, vol. 47, Harvard University, Cambridge, 1936, p. 61.
- Sybille Krämer, "Is there a diagrammatic impulse with Plato? ‘Quasi-diagrammatic-scenes’ in Plato’s Philosophy", in Thinking with diagrams - The semiotic basis of human cognition, De Gruyter, Boston/Berlin, 2016, p. 164 e 176.
Trascrizione del video
Soffermiamoci ad osservare la Linea Divisa. Platone avrebbe potuto dividerla in quattro parti uguali, come si fa quando si schematizza qualcosa di quadripartito. Tuttavia non l’ha fatto, e noi non possiamo non domandarci il perché. È da questa enigmatica scelta che la nostra indagine prende vita, perché sotto questo piccolo scoglio che emerge sul pelo dell’acqua c’è un continente inabissato da più di due millenni.
Nel dialogo, Platone equipara il soggetto conoscente all’oggetto conosciuto e prefigura uno schema che li contempla entrambi, in modo analogico. Ci dice che la “realtà” e la “conoscenza della realtà” soggiacciono entrambe a un medesimo schema quadripartito di Forme. Scrive Francesco Fronterotta: «Il principio applicabile a ciascun livello di questo schema è il medesimo, ed è il principio dell’assoluta corrispondenza fra conoscenza e realtà, fra Epistemologia e Ontologia. Ogni conoscenza e ogni tipo di conoscenza, dall’“opinione” alla “vera conoscenza”, dipende dall’oggetto che essa assume a proprio contenuto. E tanto più è chiara, quanto maggiore è il grado di verità del proprio oggetto.»
Platone propone una tripla relazione analogica. Dice che la linea orizzontale separa l’ombra dal corpo, così come il falso dal vero, così come l’opinione dalla vera conoscenza. Questo ci dice, in modo piuttosto chiaro, che il disegno esprime delle precise Relazioni Formali di Opposizione, che Glaucone comprende immediatamente, poiché le forme archetipiche sono presenti in ogni essere umano. Questo è il nucleo della Dialettica, ovvero della “logica a due polarità”.
Per Platone queste Relazioni Formali possiedono uno status gnoseologico specifico, ossia sono collocate in una dimensione a parte, che non è ontologica, dal momento che non si tratta di Fenomeni; non è psicologica, dal momento che non si tratta di Concetti; ma non è nemmeno semiologica, dal momento che non si tratta solo e soltanto di Segni, anche se da Segni devono essere necessariamente espresse. Queste linee, infatti, rimandano a qualcos’altro che non è né attingibile per via diretta, né è esprimibile altrimenti.
Questa quadripartizione espressa dalla Linea Divisa, questa “tetrade”, deriva da un’iniziale bipartizione, e cioè l’opposizione dialettica archetipica tra Soggetto e Oggetto. Il polo inferiore, che Platone indica come Doxa, lo indicheremo qui non come “Opinione”, ma come “Conoscenza Soggettiva”. Il suo primo livello, l’Eikasia, è la conoscenza illusoria determinata dalla percezione individuale dei fenomeni, che noi tradurremo con il termine “Impressione”. In posizione leggermente più oggettiva è la Pistis, ovvero la “Credenza”, e cioè la fede in ciò di cui non si ha diretta esperienza, ma che è condiviso a livello sociale.
Viceversa, nella direzione che tende al polo superiore, regno dell’Episteme — che tradurremo qui come “Conoscenza Oggettiva” — la Dianoia è il “Sapere” intellettuale prodotto dal ragionamento sillogico. Noesis, infine, termine che Platone introduce come elemento cardine, è la “Comprensione”, ossia la subordinazione di tutte le precedenti forme di conoscenza a una sintesi suprema, alla visione sinottica delle forme archetipiche che conferiscono un ordine e una misura a tutto ciò che è possibile conoscere.
Quando nel resto del racconto utilizzeremo il termine “livello noetico”, ci riferiremo al livello attinto da una coscienza individuale, secondo questa quadruplice partizione espressa dalla Linea Divisa. Una delle chiavi per comprendere la funzione della Linea è immaginare un movimento ascensionale della coscienza in quattro tappe.
Scrive Notopoulos: «Per capire a fondo Platone che definisce l’Essere come “Dynamis”, dobbiamo includere il movimento come fattore metafisico nella metafora della Linea Divisa.» L’evoluzione di una coscienza che aspira a conoscere in modo oggettivo è un movimento che tende a risalire la Linea, allontanandosi dalla soggettività della percezione sensibile, dal Singolare, per tendere progressivamente all’Universale, alla comprensione delle Forme archetipiche, facoltà che Platone definisce “divina”.
Ora, noi sappiamo che alla base della Linea c’è la Molteplicità colta dai sensi, mentre al suo vertice c’è l’Unità colta dalla mente. E se al vertice c’è l’Unità, meta finale della coscienza che aspira alla verità, ciò significa che la logica che anima la metafisica platonica è una Logica Sintetica.
Ci si potrebbe domandare per quale motivo Platone spieghi a Glaucone il suo sistema utilizzando un diagramma. Sybille Krämer scrive: «Per Platone la spazializzazione e la visualizzazione dei pensieri sono supporti, non ostacoli, alla comprensione delle Idee. Guardare Platone da una prospettiva schematica apre visioni importanti sulle funzioni di comprensione sistematica dei diagrammi. Getta anche una luce chiara e rivelatrice sull’unicità del suo metodo filosofico. L’impulso schematico di Platone nasce nel suo tentativo di utilizzare le relazioni spaziali come strumento per l’acquisizione della conoscenza».
Non solo, dunque, i diagrammi hanno la funzione di “supporto”, ma sono condizioni senza le quali è impossibile raggiungere la Noesis. La Linea Divisa non è una semplificazione a fini didattici: quella figura è invece l’unico ponte tra il noto e l’ignoto. Consente cioè di cogliere dei vincoli metafisici per il tramite di forme geometriche, poiché le forme sensibili di un disegno sono in grado di riprodurre e rendere quindi attingibili le Relazioni Formali che strutturano la realtà. Offrendosi al senso umano della vista, il diagramma consente alla mente di cogliere sinotticamente quelle forme superiori, invisibili e intangibili, che strutturano il Mondo Intelligibile, Forme prodotte dal rapporto intessuto tra lo Spazio e il Tempo.
Sappiamo che l’elemento spaziale e visivo in Platone è cruciale. Nella Repubblica aiuta Glaucone a comprendere la direzione di evoluzione della coscienza. Nel Fuso di Ananke delinea una struttura dai moti circolari, e dieci di questi moti vengono citati nelle Leggi. Nel Menone un’intuizione geometrica aiuta un giovane schiavo analfabeta ad acquisire nozioni che non sapeva di possedere. Nel Timeo l’elemento spaziale domina completamente la narrazione, perché il Demiurgo colloca le sue forme astratte su un piano, il Ricettacolo, come un architetto traccia il suo progetto su un pantografo.
Il grande problema è che tutte queste “immagini” ci sono arrivate in forma testuale, e la plurivocità dei significati e l’assenza di figurazione ha reso molte delle descrizioni enigmatiche. Così generazioni di platonisti si sono dedicate a ricostruire ciò che era andato perduto, con esiti che esamineremo nel corso del racconto.
Come abbiamo detto, la nostra ipotesi operativa è che la Linea Divisa rappresenti la spina dorsale di un diagramma completo, la “Psyché”, descritta nella Psicogonia del Timeo, che illustra i principi formali di tale logica, la quale non rifletterebbe soltanto la modalità di pensiero di Platone, e Pitagora prima di lui, ma di un pensiero molto più antico.
Non solo. Sosterremo che, senza la ricostruzione di tale diagramma, la Logica Sintetica non ha possibilità di essere formalizzata, e appare quindi evanescente e contraddittoria, tanto da essere considerata incapace di produrre un sistema di conoscenza condivisibile.
Sulla base delle tracce rinvenute in Platone e nei Platonici, noi abbiamo portato avanti due progetti in parallelo. Abbiamo costruito un diagramma logico, l’Archilogon, che rappresenta l’esposizione corretta e integrale della Logica Sintetica, il quale ci ha posti, in un secondo momento, nelle condizioni di ricostruire la Psyché timeica. Sono due rappresentazioni ipotetiche del Mondo Intelligibile che condividono le stesse forme geometriche.
Nel prossimo video trarremo le conclusioni della nostra breve incursione nel pensiero platonico, in previsione della terza tappa del nostro viaggio, interamente dedicata all’esposizione della disciplina nota col nome di Metafisica. Al Principio!