In questo video, Elias Artista prosegue l’esposizione della Metafisica pitagorico-platonica. A partire dal dualismo tra Mondo Sensibile e Mondo Intelligibile, la narrazione mostra come il concetto di “Essere” sia stato conteso tra Idealisti ed Empiristi, e come Parmenide, Platone e Giamblico abbiano definito l’“autentico essere” come ciò che permane immutabile oltre ogni trasformazione. Attraverso le riflessioni di Cassirer e i frammenti di Speusippo, il video ricostruisce la logica dell’Unità e della Molteplicità, introducendo la nozione pitagorica dell’Uno come principio di tutta la realtà.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Trascrizione del video

    L'antica Sapienza presocratica, da cui l'Idealismo platonico prenderà le sue mosse, postula un dualismo: un mondo esistente che si offre ai nostri sensi, e un mondo sussistente, di cui il pensiero avverte l'assenza.

    In questo scenario, l'uomo vive sospeso tra due dimensioni, la Sensibile e l'Intelligibile, e tra queste è in atto una sorta di osmosi continua e profonda, il cui meccanismo gioca un ruolo cruciale nella comprensione dei processi di trasformazione della realtà.

    In questo dualismo, il concetto di "Essere" è stato conteso da due visioni antitetiche.

    Ogni pensatore, idealista o empirista, chiama "Essere" la dimensione che ritiene oggetto privilegiato della conoscenza.

    Per l'idealista, il "vero Essere" non è ciò che esiste nel Mondo Sensibile, ma ciò che sussiste, ciò che non si manifesta ai sensi, ma che costituisce la causa nascosta di ogni manifestazione.

    Parmenide, uno dei padri spirituali di Platone, distingue tra la conoscenza del vero Essere, necessaria e immutabile, e la conoscenza empirica, contingente e transitoria.

    Nel "Poema sulla Natura", mette in guardia l'aspirante alla Sapienza, invitandolo a dubitare della consistenza del mondo dei Fenomeni. "È necessario che tu conosca ogni cosa, da un lato l'eterno e perfetto Circolo della Verità, dall'altro le opinioni dei mortali, in cui non troverai verità affidabili." Per Parmenide, essere un oggetto "reale" significa essere un oggetto "eterno".

    I Fenomeni esistono certamente, se la condizione definitoria dell'esistenza è trovarsi in un preciso luogo dello spazio e in un preciso momento del tempo.

    Tuttavia, per Parmenide, l'idealista radicale, essi non sono "oggetti reali", perché attribuisce il concetto di "realtà" a qualcosa che rimane immutabile a dispetto di qualsiasi processo di trasformazione.

    Trasformazione a cui anche l'aggregato di materia più durevole dell'universo resiste, per poi assoggettarsi, finendo inevitabilmente per disgregarsi. Platone, iniziato alla Sapienza, fa propria l'antitesi tra le due dimensioni, e nel "Timeo" scrive: "Che cos'è ciò che sempre "è", e non è mai nato, e ciò che nasce sempre e mai "è"?

    Il primo, che è sempre nello stesso modo, lo cogliamo con la mente; il secondo, invece, lo cogliamo coi sensi, ed è oggetto di una conoscenza soggettiva e transitoria, perché nasce e muore, e non sussiste mai veramente".

    Mondo Intelligibile e Mondo Sensibile stanno dunque tra loro in un rapporto di analogia proporzionale, come il "vero" al "falso".

    Giamblico ci aiuta a comprendere le ragioni a monte di questo giudizio: "Non vale la pena studiare gli oggetti corporei, poiché non consentono una conoscenza stabile, essendo indeterminati e inattingibili, e per la loro distanza dall'Universale potremmo definirli "non-enti", vista la loro inadeguatezza ad essere circoscritti da una definizione costante.

    Su ciò che per sua natura non è conoscibile, non si può neanche concepire una scienza.

    Non abbiamo necessità di una scienza che studia ciò che non permane, ma piuttosto di una scienza che ha per oggetto gli enti nel loro senso autentico, sempre uguali a se stessi, immutabili, per i quali il termine "ente" è appropriato.

    Perché, come dice Archita, "chi conosce adeguatamente l'Universale, è anche in grado di conoscere correttamente il Particolare nella sua reale essenza." La posizione idealistica di Parmenide, che tratta con sufficienza gli enti sensibili e prescrive di rivolgere lo sguardo al Mondo Intelligibile, sembrerà a Platone eccessivamente unilaterale.

    Diversamente da Parmenide, Platone non deprezza il Mondo Sensibile, ma studia, con l'aiuto delle sue fonti pitagoriche, il meccanismo di interdipendenza tra queste due dimensioni, contrapponendo l'Unità delle Forme di Parmenide alla Molteplicità dei Fenomeni di cui parla Eraclito.

    Cassirer ci spiega in che modo lo stato di flusso dei Fenomeni fosse al centro della riflessione di Eraclito. "Un oggetto della percezione sensibile è soltanto un fenomeno fuggevole, un singolo momento in un continuo processo di cambiamento.

    Non si danno due di questi momenti che possano essere considerati l'uno uguale all'altro.

    Non vi è alcun singolo stato che possa ricomparire e ripetersi in un istante successivo, nello stesso modo in cui si è dato in un preciso momento.

    Eraclito ebbe pertanto ragione nel paragonare il mondo dei sensi a un "fiume", e ad affermare che non possiamo bagnarci due volte in esso.

    Nel campo dei Fenomeni appartenenti allo Spazio e al Tempo, il pensiero umano non può mai trovare alcuna possibilità di ancoraggio, non incontra mai un punto fermo e saldo su cui possa appoggiarsi.

    Se concentrato su questi oggetti, il nostro pensiero viene incessantemente spinto da una posizione all'altra, non può placarsi e stabilizzarsi perché gli oggetti in questione si oppongono per natura a tale tentativo.

    Essi non posseggono alcuna qualità o determinazione permanente, di conseguenza non vi è alcuna conoscenza, filosofia o linguaggio in grado di esprimere in modo adeguato questo fluttuante e vacillante stato del mondo fenomenico.

    Il pensiero e il linguaggio dipendono infatti dalla stabilità, e devono fornire un valore o carattere stabile a tutto ciò con cui intendono entrare in contatto." Per superare l'ambiguità che il concetto di "Essere" si trascina appresso, noi utilizzeremo il termine "Essere" in riferimento al Mondo Sensibile, e il termine "Realtà" in riferimento al Mondo Intelligibile.

    Ricordiamo però che queste sono soltanto etichette, nient'altro.

    Come hai visto, noi abbiamo suddiviso i termini in due classi distinte e antitetiche: mentre i termini sono transitori, ossia soggetti alla trasformazione della cultura e del linguaggio, ciò che permane sono le Forme nelle quali essi sono stati collocati.

    In sostanza, quello che l'antica Sapienza e l'Idealismo intendono dire è che, quando i nostri concetti e i nostri termini scompariranno, ciò che rimarrà saranno sempre e soltanto le Forme.

    Ciò che permarrà in eterno è la Relazione Formale e archetipica di Opposizione che si proietta, per analogia, su qualsiasi reale antitesi noi siamo in grado di concepire: Essere e Non-Essere, Unità e Molteplicità, Stasi e Movimento, Identità e Differenza, Amore e Guerra, Giorno e Notte, Maschile e Femminile.

    Questo risalire del pensiero dai Concetti alle Forme è il fondamento della scienza dialettica di cui parla Platone.

    Nell'antica Metafisica di origine pitagorica, su cui Platone modellerà la propria logica, per esprimere il concetto di "Realtà", veniva utilizzato un termine preso in prestito dalla Matematica, ovvero "Uno", "l'Intero", "il Tutto", quella totalità che però è in sé duale, perché comprende sia l'Unità ideale, sia la Molteplicità degli oggetti esistenti.

    Le due dimensioni, che si implicano reciprocamente, non possono essere disgiunte, perché la scomparsa di una provocherebbe la scomparsa dell'altra per pura necessità logica.

    Un frammento di Speusippo esprime questo dualismo: "Gli antichi sostenevano che l'Uno è superiore all'Essere ed è la fonte dell'Essere, poiché sostenevano che senza l'Uno in se stesso, concepito come separato e autonomo, niente sarebbe venuto in esistenza, e così introdussero la Diade Indefinita come principio di ciò-che-è." Questo è il motivo per cui la Metafisica, detta anche "Henologia", cioè la Scienza dell'Unità, è un campo di indagine più ampio dell'Ontologia, ovvero la Scienza dell'Essere nella sua Molteplicità, e la include, esattamente come il Tutto include la Parte.

    Così come il Mondo Sensibile è composto da una sostanza in perenne trasformazione, che genericamente chiamiamo "Materia", il sostrato del Mondo Intelligibile, fatto di Forme sempre identiche a se stesse, verrà indicato dagli idealisti col termine "Spirito".

    Nel prossimo video, vedremo come la dimensione intelligibile coincida con la dimensione che gli antichi chiamavano "Logos". "Al Principio!"

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica