In questo video, Elias Artista approfondisce la linea di continuità tra la Metafisica dei sapienti di Mileto e la Dialettica pitagorica, che porterà alla nascita della Mathesis Universalis. Attraverso le interpretazioni di Paul Seligman e Maria Timpanaro-Cardini si riesamina il ruolo dell'"Apeiron" (Illimite) di Anassimandro, implicato in una polarità archetipica con il" Peras" (Limite). Si pone in particolare rilievo il ruolo di "filtro deformante" operato da Aristotele e dal Peripato, che trasmetteranno in chiave fisica ed empirica i concetti metafisici veicolati dall'antica Sapienza e dall'Idealismo, falsando la loro autentica funzione logica.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    La domanda è: come e quando il pensiero occidentale inizia a prendere coscienza e a riflettere sulla non-esistenza del Mondo Intelligibile? La sensazione di essere in balia di qualcosa che modella la vita degli uomini esiste da sempre, e a livello immediato si esprime nel sentimento religioso. I Pantheon divini non sono che la rappresentazione drammatica di un sistema di forze che governano e indirizzano i fenomeni secondo logiche arcane.

    Questa percezione di un “ordine sovrasensibile”, quando è socializzata e ritualizzata diventa Religione, quando è drammatizzata dall’Arte diventa Mitologia, ma nella prospettiva pitagorica e platonica essa è Filosofia pura. Nei suoi Dialoghi, Platone parla della Filosofia come “scienza del divino”. “Divino” e “ideale” sono sinonimi, e la Filosofia Metafisica si risolve nello studio della dimensione intelligibile e dei suoi vincoli trascendenti in forma astratta e impersonale.

    Paul Seligman ha analizzato quel delicato punto di svolta a partire dal quale la Mitologia, ossia il racconto drammatico in cui le “azioni divine” si intersecano con quelle dei mortali, incomincia ad essere stilizzata in forme filosofiche, un momento idealmente incarnato nel passaggio da Esiodo ad Anassimandro.

    Anassimandro appare come uno dei primi a tentare un resoconto dell’origine e della struttura del mondo attraverso un linguaggio non poetico, postulando leggi universali che non rispondono a capricci divini. Delle sue opere ci sono arrivati pochi frammenti, filtrati da coscienze come quelle di Teofrasto o Simplicio. La grande novità da lui introdotta risiede nel linguaggio: evitando di attribuire alla volontà degli Dèi il movimento di trasformazione della realtà, ma individuando un principio impersonale, arché. “Anassimandro”, dice Seligman, “secolarizza la cosmogonia e quindi fa un primo passo verso una scienza della natura”.

    I sapienti di MiletoTalete, Anassimandro e Anassimene — pongono le basi della Metafisica, e vedremo più avanti in quale misura queste riflessioni siano debitrici della cultura egizia. Di loro ci sono rimasti dei frammenti, del tutto insufficienti a ricostruire un corpus dottrinale. È possibile invece tentare di ricostruire il pensiero pitagorico, connesso alla sapienza di Mileto tramite rapporti che la storiografia non ha ancora pienamente chiarito.

    Da Filolao di Crotone sappiamo che i Pitagorici avevano accolto una polarità dialettica archetipica: l’Apeiron, l’Illimite o l’Indefinito, contrapposto al Peras, il Limite o il Definito. Questo rapporto dialettico viene espresso mediante il linguaggio della Matematica, dando origine a una tradizione che secoli dopo verrà indicata con l’espressione Mathesis Universalis.

    Scrive Seligman: “L’unione o l’armonia degli Opposti divenne un concetto chiave nel pensiero pitagorico e dal punto di vista funzionale corrisponde all’idea metafisica di Anassimandro”. Evidenzia questa connessione tra Anassimandro e i Pitagorici anche Maria Timpanaro Cardini, sebbene inverta la polarità archetipica, assegnando l’Apeiron al Mondo Intelligibile e il Peras al Mondo Sensibile.

    “Molte volte nel corso del nostro lavoro abbiamo ricordato Anassimandro con riferimento ai Pitagorici. Ora ci pare di cogliere il punto di aggancio delle due concezioni. Parve a Pitagora e alla sua cerchia che l’Apeiron stesso restasse isolato ed inerte, e incapace quindi di spiegare il Mondo Sensibile, se non fosse dialettizzato da un termine da lui stesso espresso e a lui contrapposto: il Peras. L’Apeiron, per essere valido, aveva bisogno del Peras. La loro sintesi sarà il Numero, e nel Numero, Apeiron e Peras assumeranno la forma matematica del Pari e del Dispari.”

    È tuttavia necessario rimettere in discussione i termini di questa polarità che non convince, sia dal punto di vista logico, sia dal punto di vista idealistico, un idealismo che, come abbiamo visto in precedenza, considera “indefiniti” i Fenomeni del Mondo Sensibile.

    Anassimandro viene citato da Aristotele, e poi da Teofrasto, la cui opera è andata perduta, ma che troviamo in frammenti nei testi di Diogene Laerzio e Simplicio, scritti secoli più tardi. Il Peripato è dunque il filtro attraverso cui passa la conoscenza degli antichi Milesi, un filtro deformante, in quanto nessuno dei Peripatetici, a partire da Aristotele, mostrerà di aver compreso la logica che anima le dottrine sapienziali e l’Idealismo pitagorico e platonico.

    Aristotele interpreta l’Apeiron di Anassimandro secondo il paradigma empirico della propria Fisica, traducendo in termini di materia ciò che, nel contesto arcaico, designava un principio metafisico. Non si tratta di un errore, ma di una mancata conoscenza del contesto originario. Aristotele intende trasformare la Fisica in una scienza dimostrabile. Ogni principio deve quindi essere definibile, osservabile nei suoi effetti, e riducibile a categorie di causa e materia. L’Apeiron diventa per Aristotele un concetto fisico quantitativo, l’indefinito che si estende senza misura, perdendo così il suo carattere di principio formale e archetipico.

    I frammenti di Anassimandro giunti sino a noi, isolati dal loro contesto originario, non ci permettono di ricostruire con certezza il significato dei termini. Noi non siamo in grado di ancorare i concetti originali ai termini utilizzati prima di aver ricostruito per intero il sistema logico da cui sono scaturiti. L’unica possibilità di comprensione è condizionata dalla ricostruzione della Logica Sintetica, veicolata dal diagramma archetipico.

    In questa nuova prospettiva risulta chiaro che l’Apeiron, l’Indefinito o l’Illimite, è il principio che governa il mondo dei Fenomeni, mentre il Peras, il Definito o il Limite, è il principio che struttura il mondo delle Forme. In ogni caso, la ricostruzione esatta del pensiero di Anassimandro è utile solo a livello storico. Ciò che a noi interessa è infatti riportare alla luce il meccanismo dell’opposizione formale e archetipica che Pitagora accoglierà e svilupperà attraverso strumenti matematici.

    Ciò che sappiamo o che crediamo di sapere su Pitagora, il quale non ha lasciato alcuno scritto, è condizionato dal filtro dei suoi interpreti successivi, per cui ciò che i moderni ritengono di potergli attribuire deriva da un personale criterio di verosimiglianza, e non c’è modo di sfuggire a questo limite. Per secoli, la Vita di Pitagora di Porfirio, Lo stile di vita pitagorico di Giamblico e il libro ottavo delle Vite e dottrine degli eminenti filosofi di Diogene Laerzio sono state le fonti da cui estrarre il nucleo del suo pensiero. Ma i criteri di scelta del materiale biografico sono elastici e includono episodi da reinterpretare.

    Nella biografia scritta da Giamblico, ad esempio, viene narrato il momento simbolico della nascita della Mathesis Universalis, incarnato in un lampo di pura intuizione. Mentre passeggia per le strade di Crotone, nei pressi della bottega di un fabbro, Pitagora viene colpito dalla differenza tra i suoni emessi dalle martellate su un’incudine. Riflettendo sulle cause, immagina che l’altezza dei suoni possa essere determinata dal peso degli strumenti utilizzati.

    Martelli dello stesso peso producono il medesimo suono, ma quando il rapporto fra i pesi è due a uno, i suoni prodotti si trovano a un’ottava di distanza, come i due “do” separati da sette tasti bianchi sul pianoforte. La scoperta di questa correlazione ha enormi conseguenze. L’equiparazione fra due dimensioni che appaiono, al senso comune, separate da una faglia abissale, sta nel fatto che una differenza quantitativa, cioè un aumento o una diminuzione di quantità di vibrazioni sonore, è in grado di produrre una variazione di qualità di un fenomeno, in questo caso una nota diversa.

    Vero o no l’aneddoto, nella sua essenza esso ci racconta come la ricerca di Pitagora si fondi sul presupposto dell’esistenza di un legame tra due mondi allo stesso tempo disgiunti e congiunti. Il Mondo Sensibile sarebbe intimamente strutturato secondo i dettami di una logica che è possibile cogliere e rappresentare attraverso i simboli del linguaggio matematico.

    Pitagora ha in mente una scienza per cui, partendo da rapporti numerici e da relazioni formali, l’uomo è in grado di interpretare i Fenomeni del Mondo Sensibile, giungendo alla conclusione che “tutto ciò che possiamo conoscere è numero”, come dice Filolao, e cioè che l’universo è misurabile e ordinabile, perché la struttura del Mondo Intelligibile è potenzialmente riflessa nella coscienza umana.

    I Pitagorici arriveranno a dire che la “proporzione analogica” è la chiave che può dischiudere la comprensione della Logica della Realtà.

    Al Principio!

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica