In questo video, Elias Artista esplora il significato del termine 'Logos' inteso come «logica della realtà», distinguendolo da un "discorso" soggettivo o da un "verbo" pronunciato dalla divinità. A partire dal celebre frammento di Eraclito e dalla lettura di Rodolfo Mondolfo, il Logos emerge come legge impersonale, eternamente presente e vincolante, che regola il meccanismo di interazione tra le Forme, chiarendo la portata oggettiva del Logos nel realismo platonico. Sarà Hegel a dichiarare lo studio della Metafisica come la «Scienza della Logica», chiarendo come il compito del filosofo sia portare alla coscienza la natura logica della realtà. Si chiarisce quindi la doppia direzione del pensiero umano: l'Astrazione (dai Fenomeni ai Concetti Empirici) contrapposta alla Speculazione (dalle Forme ai Concetti Puri).

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    Si potrebbe riassumere la razionalità dell’indagine metafisica affermando che, se un corpo umano non può attraversare un muro di mattoni, un calcolo non può ottenere, dalla somma di 1+1, il totale di 3. È la Logica, questa entità intangibile ma coercitiva, a edificare le solide e invalicabili mura del Mondo Intelligibile, come ci spiega Paul Natorp nel far luce sulla corretta interpretazione del pensiero platonico. Ma va ricordato che la Logica intesa dal Realismo platonico non si risolve nell’ambito del pensiero umano, non è cioè confinata nella dimensione psicologica, ma la trascende.

    Secondo l’Idealismo, per comprendere la realtà il pensiero umano esclusivamente rivolto ai Fenomeni, all’Essere, è insufficiente. Occorre rivolgere il proprio sguardo al Logos, e cioè al meccanismo di interazione tra gli oggetti intelligibili: le Idee-Forme. La dimensione dei fenomeni è mutevole, quella delle Idee-Forme, regolata dal Logos, è stabile ed eterna.

    Questo sembra affermare Eraclito nel famoso primo frammento: “Sebbene il Logos sia eternamente presente, gli esseri umani non lo comprendono, non solo prima di averne udito, ma anche dopo averne udito una prima volta.” Rodolfo Mondolfo, studioso del pensiero greco, interpreta così il passo: “Eraclito intende dire: ‘Questo discorso, la visione del cosmo esposta nel presente scritto, non è compreso dagli uomini, sebbene esso ‘sia-sempre’, e cioè contenga ‘ciò-che-è-sempre’, ossia l’ordine eterno delle cose, l’eterna verità. A dispetto del fatto che tutto avvenga conforme ad esso, e pertanto la sua verità sia confermata da tutti i fatti, gli uomini si comportano come se non avessero mai appreso nulla quando si presentano loro delle parole come io qui le espongo.’”

    Il termine Logos ha le sue radici nel termine “lego”, che significa “raccogliere in un insieme”, “vincolare”. Più che “discorso”, inteso come concatenazione soggettiva di parole, come appare nelle moderne traduzioni del termine, Eraclito sembra associare al termine concetti come “verità obiettiva” o “legge universale”. Il fatto che lo definisca come qualcosa di “eternamente presente” indica che il termine Logos contempla sia la “logica della realtà”, sia la dottrina che tenta di esprimerla.

    Intesa come “legge”, essa è qualcosa di rigidamente vincolante e immutabile, che promana da una dimensione non esperibile dai sensi. Questa legge, espressa attraverso il contenuto della Sapienza, si presta all’ascolto, ma gli esseri umani non la comprendono nemmeno dopo averla udita. Questo perché, per poter comprendere il Logos, occorre un progresso evolutivo della coscienza: occorre affrontare un percorso iniziatico che porti l’aspirante a riconfigurare la propria architettura logica.

    Nell’ottica platonica, comprendere il Logos significa, di fatto, raggiungere il vertice dell’Episteme nella Linea Divisa, ossia conseguire la conoscenza oggettiva. L’interpretazione idealistica è in ogni caso assai distante dal significato di Logos come “verbo”, ossia qualcosa che viene pronunciato dalla divinità, senso legato, ad esempio, al prologo del Vangelo di Giovanni, in cui si afferma: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”.

    Quando il termine Logos, interpretato da coscienze empiriche, viene inteso in senso espressivo, perde quel connotato di “legge impersonale”, piegandosi all’interpretazione antropomorfica propria dei monoteismi. In questa versione, Dio crea attraverso l’atto impositivo della sua voce. Il centro della scena è occupato dalla sua potente parola, espressione della sua volontà, e non più da una “logica trascendente”, e cioè dall’insieme delle leggi che governano l’universo attraverso dei vincoli metafisici.

    Al Logos eracliteo, inteso invece in senso impersonale, sottostanno le altre tre dimensioni della conoscenza. Perché, come scrive Guido Calogero: “Il Logos appartiene tanto alla sfera del linguaggio, quanto a quella della realtà. Così tutti e tre i valori: ontologico, logico e linguistico, che dall’inizio del libro di Eraclito vengono attribuiti al Logos, risultano in esso confermati anche dal testo degli altri frammenti.”

    Essere, Pensiero, Linguaggio: il Logos, dunque, come “logica della realtà”. Ed è questa logica ciò di cui si occupa l’originale Metafisica, come ci ricordano le chiarissime parole di Hegel: “La Scienza della Logica costituisce la vera e propria Metafisica, ossia la pura Filosofia Speculativa.”

    Nonostante tale indagine, in un particolare momento della propria storia, si sia piegata alle esigenze della Religione, in origine non è altro che la ricerca di tale struttura logica, che Pitagora chiama Cosmo, e Platone Psyché, tradotta in latino con il termine Anima Mundi. Entrambe sono architetture logiche elaborate per aiutare il pensiero a conformarsi all’oggettività.

    A tale supremo scopo è votata l’indagine dei primi filosofi, e per un autentico filosofo, scriverà Hegel, esiste un solo fine: “Portare alla coscienza questa natura logica che anima lo Spirito, che in esso spinge e agisce: Questo è il compito.” Ma cosa intende Hegel quando parla di Filosofia Speculativa in relazione alla dimensione metafisica? Che cos’è esattamente la Speculazione?

    Cerchiamo di illustrare la doppia direzione del pensiero umano, attraverso il nostro diagramma archetipico. È molto importante visualizzare le relazioni tra le forme del diagramma, perché solo la visione sinottica è in grado di garantire l’autentica comprensione. Astrazione e Speculazione sono due processi distinti e antitetici. La distinzione è data dal tipo di “contatto” con l’oggetto specifico di conoscenza. Mentre nel Mondo Sensibile i sensi “percepiscono” il loro oggetto fenomenico, nel Mondo Intelligibile la mente “intuisce” le Forme.

    Partendo da queste due distinte funzioni, ossia Percezione sensibile e Intuizione intelligibile, la coscienza opera in due direzioni opposte. Per utilizzare una terminologia kantiana, da una parte la coscienza “astrae”, ossia trasforma in Concetti empirici i Fenomeni percepiti; dall’altra invece trasforma in Concetti puri le Forme colte dall’Intuizione, cercando di relazionarle tra loro attraverso un’attività intenzionale definita Speculazione. Dal Pensiero poi si passa al Linguaggio, ossia alla rappresentazione simbolica dei concetti elaborati. Non ci addentreremo per ora nella distinzione tra simboli Costanti e Variabili.

    Il terzo passaggio è la verifica, affinché il frutto della conoscenza possa essere considerato solido e condivisibile. Mentre le rappresentazioni empiriche devono fare i conti con i riscontri sperimentali, le rappresentazioni pure devono essere testate da una verifica di consistenza logica, nel tentativo di capire se sono in grado di riflettere correttamente i vincoli formali ipotizzati.

    Appare chiaro che per attingere alla dimensione del Logos, occorre, in un certo qual modo, “spegnere” i sensi, perché le percezioni dei Fenomeni e le loro dinamiche fisiche confondono il pensiero puro, che è impegnato a ricostruire, nel silenzio della propria interiorità, le dinamiche formali.

    Nel capitolo Nous, vedremo in che modo Kant altererà questo equilibrio con lo spostamento dell’Intuizione nella dimensione della sensibilità. Al Principio!

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica