In questo video, Elias Artista approfondisce il cuore della ricerca platonica, ricostruendo il significato del termine greco “Eidos” (“Idea-Forma”) inteso come vincolo trascendente che struttura il cosiddetto "Mondo Intelligibile". A partire dai Dialoghi platonici, elenca le principali caratteristiche delle Idee-Forme, distinte radicalmente dai fenomeni sensibili. Grazie alla testimonianza di studiosi come Giovanni Reale ed Hermann Lotze, Elias mostra come, per secoli, la dottrina platonica sia stata deformata dall’interpretazione aristotelica, che qualifica le Idee come “ipostatizzazioni" di concetti universali, una teoria che provocherà la marginalizzazione del Platonismo da parte dell'accademia. Elias distingue l’uso di termini come “Forma”, “Idea” ed “Essenza”, e nella parte finale collega le Idee-Forme alla Matematica pitagorica, al diagramma archetipico e al metodo dialettico, mostrando come le figure geometriche siano l'unico modo per rappresentare adeguatamente i vincoli trascendenti.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Bibliografia
Opere citate
- Leonardo Taràn, Speusippus of Athens, Brill, Leiden, 1981, pp. 13-14.
- Hermann Lotze, Logica, ed. it. 2010, pp. 993-997.
- Giovanni Reale, in Natorp, La Dottrina platonica delle Idee - Una introduzione all'Idealismo, Vita e Pensiero, Milano, 1999, p. XXIV.
- Giovanni Reale, Per una nuova interpretazione di Platone alla luce delle “Dottrine non Scritte”, Bompiani, Milano, 2010, p. 166 e 266 sgg.
Letture integrative
- Konrad Gaiser, La Dottrina Non-Scritta di Platone (1968).
- Siriano, Sulla Metafisica di Aristotele, 103, 15.
- Karl Friedrich Hermann, Geschichte und System der Platonischen Philosophie, C.F. Winter, Heidelberg, 1839.
Trascrizione del video
Affrontiamo adesso un concetto che si colloca nel cuore dell'indagine platonica, condensato nel termine greco eidos, che abbiamo tradotto in questo racconto con Idea-Forma. Cosa sono le Idee-Forme, ovvero gli oggetti che popolano la quarta dimensione della conoscenza, il cosiddetto Mondo Intelligibile? Nei Dialoghi, Platone offre spunti, frammenti di argomenti. Talvolta sostiene che le Idee-Forme hanno delle caratteristiche, ma non propone mai una lista completa e dettagliata.
Da ciò che emerge dai Dialoghi possiamo attribuire alle Idee-Forme queste caratteristiche: Universalità e Oggettività. Ciò che produce le Idee-Forme non è la mente umana, che è naturalmente soggettiva, ma esse sono espressione della Realtà stessa. Intelligibilità e Incorporeità. Le Idee-Forme sono afferrabili dalla mente, non dai sensi, poiché prive di materialità. Realtà e Sussistenza. «Apparente» è ciò che si trova in un rapporto di dipendenza da qualcosa che «possiede sostanza», come l'ombra appartiene al corpo che la proietta. Le Idee-Forme non dipendono da nessun altro ente, mentre i Fenomeni si modellano in base alle Idee-Forme. Causalità e Archetipicità. È il Mondo Intelligibile a generare il Mondo Sensibile. Il primo è l'origine e il fondamento, mentre il secondo è la sua manifestazione materiale. Immutabilità ed Eternità. Solo la materia si trasforma, le Idee-Forme, che non sono materiali, sono eternamente uguali a se stesse. Verità e Stabilità. L'intelletto, nel cogliere l'universalità delle Idee-Forme, coglie il vero. Al contrario, la sensibilità, che vorrebbe attribuire consistenza ai Fenomeni cangianti, non produce conoscenza certa.
Non-esistenza. Le Idee-Forme non sono collocate in alcun luogo e in alcun momento del tempo, per cui esse non-esistono. Per riassumere tutte le caratteristiche in una sola espressione, potremmo dire che le Idee-Forme sono dei vincoli trascendenti. Nel corso del racconto cercheremo di chiarire il senso di questa definizione.
Il primo passo per comprendere meglio la natura delle Idee-Forme è escludere dall'orizzonte delle ipotesi cosa esse «non» siano, perché la loro definizione verrà funestata per secoli dall'interpretazione di Aristotele. Prima dell'approccio della Scuola di Marburgo c'era un consenso piuttosto diffuso nel considerare le Idee-Forme come «classi universali di concetti, ricavati per astrazione e ipostatizzati», poiché il Realismo di Platone era stato estromesso dalle aule accademiche dopo la delegittimazione operata da Kant.
Troviamo riassunta in questo brano di Leonardo Taràn la classica interpretazione aristotelica: «Per Platone le Idee sono l'ipostatizzazione di tutti i concetti universali. Ad ogni tipo di cosa a cui applichiamo un nome comune corrisponde un'unica Idea eterna e immutabile che esiste al di fuori del tempo e dello spazio. Ogni Idea è un individuo perfetto che esiste per sé, separato dai molti particolari che vi partecipano o che la imitano, e dal concetto corrispondente nella mente. Le Idee, e non i particolari che sono coinvolti nel cambiamento, sono i veri oggetti di pensiero e conoscenza. Se comprendiamo le cose particolari in qualche modo, è solo perché ricevono dalle Idee qualsiasi realtà abbiano. Ci sono Idee non solo di entità naturali, ma anche di manufatti, di astrazioni, di azioni, di stati passivi, di relazioni e di numeri. Questi numeri ideali non sono insiemi di unità, perché ognuno come Idea è una perfetta unità che, come ogni altra Idea, non ha parti, non è derivata da nessun principio, e non è in nessun senso il prodotto di nessun'altra idea o elemento. Ogni Idea esiste per sé, al di fuori delle limitazioni che lo spazio e il tempo impongono all'esistenza fenomenica.»
Se vogliamo comprendere Platone, dobbiamo dimenticare ciò che abbiamo appena ascoltato. La fantomatica ipostatizzazione è quella teoria secondo cui un concetto possa essere «reso sostanza», non si capisce per quale necessità logica, generando un «modello astratto» delle cose. Questo rende la Teoria delle Idee una costruzione infantile, indegna di attenzione critica, come rileva Hermann Lotze: «Platone ascriveva alle Idee un'esistenza separata dalle cose, e tuttavia, come i suoi critici ci dicono, di tipo "simile" all'esistenza delle cose. È strano come i tradizionali ammiratori della profondità di Platone siano in pacifico accordo nell'attribuirgli una tesi così assurda. Se Platone avesse effettivamente insegnato questo, tale ammirazione non sarebbe giustificabile. Se le Idee devono avere la loro dimora in un luogo intelligibile "sopraceleste", se d'altro canto sono indicate espressamente come "prive di dimora", tale espressione rende abbondantemente chiaro a chiunque comprenda la mentalità degli antichi Greci, che esse non appartengono a ciò che chiamiamo "il mondo reale". Per i Greci ciò che non è nello spazio fisico non esiste affatto, e quando Platone relega le Idee in una dimora che non è nello spazio fisico, egli non sta tentando di "ipostatizzare" un concetto, dandogli un qualche tipo di esistenza reale. Bensì, al contrario, egli sta chiaramente cercando di mettere proprio in guardia da ogni tentativo del genere.»
I pensatori sintetici intuiscono che Platone intende ben altro, ma senza proposte che si pongano in alternativa al terribile concetto di ipostatizzazione, è difficile sbarazzarsi impunemente dell'interpretazione di Aristotele, considerato un punto di riferimento imprescindibile.
Scrive Giovanni Reale: «Aristotele è stato la causa di un fraintendimento della dottrina platonica delle Idee che non solo è durato per molto tempo, ma che continua a perdurare. Posso dire per esperienza, per aver passato lunghi anni a tradurre, interpretare e commentare la Metafisica di Aristotele, che effettivamente, per ragioni polemiche, egli ha presentato la dottrina platonica delle Idee nel peggiore dei modi possibili. Aristotele intende infatti le Idee come indebite ipostatizzazioni degli universali, e tende a fisicizzarle nei connotati, facendole apparire come un indebito raddoppiamento delle cose sensibili. Viste così, le idee platoniche sarebbero inutili, sia per la realtà delle cose, sia per la conoscenza di esse. Aristotele procede in questo modo, sia per differenziarsi il più possibile dal maestro, sia per rendere le Idee criticabili nella maniera più forte.»
A nostro avviso, Aristotele non intendeva prendere le distanze da Platone per antagonismo: piuttosto egli non ha compreso la teoria delle Idee. E non per sua incapacità, ma perché gli mancavano i tasselli fondamentali del mosaico. E in primo luogo la spiegazione sulla funzione del diagramma archetipico, ammesso che abbia avuto accesso alla sua visione.
Per il senso comune, tuttavia, appare impossibile che un personaggio così eminente e così vicino alla fonte della dottrina possa averla fraintesa. Anche perché viene spontaneo supporre che il rapporto tra Platone e Aristotele fosse un rapporto diretto e privo di filtri. Scrive ad esempio Lotze: «Appare incredibile che il più acuto discepolo di Platone, edotto dal rapporto personale con il maestro, lo abbia mal compreso in un punto cruciale come questo. Allo stesso tempo siamo giustificati, dalla natura della sua polemica contro tutta la dottrina delle Idee, nell'ipotizzare che il suo attacco sia in parte diretto contro certe incomprensioni della dottrina platonica che erano radicate nell'Accademia del primo periodo. L'ipotesi da cui parte frequentemente la sua analisi, ossia che ci sono tanti esemplari di ogni Idea, quanti sono gli esempi della loro applicazione nella realtà, è una critica che non trova legittimazione nello stesso Platone.»
Nel capitolo «Accademia» sottoporremo a critica il pregiudizio sul rapporto tra Platone e Aristotele, ed esploreremo alcune ipotesi alternative. Per sgomberare il campo dall'interpretazione aristotelica e approcciare Platone da un punto di vista razionale, occorre far capo a tre opere imprescindibili: La Dottrina Platonica delle Idee (1903) di Paul Natorp; La Dottrina Non Scritta di Platone (1968) di Konrad Gaiser; e Per una nuova interpretazione di Platone (1984) di Giovanni Reale.
Reale, ad esempio, affronta la complessa questione dei termini utilizzati da Platone. «Con il vocabolo "idea" si traducono generalmente i termini greci "idea" e eidos. Purtroppo la traduzione, che in questo caso è una traslitterazione, non è la più felice, perché nel linguaggio moderno "idea" ha assunto un senso che è estraneo a quello platonico. La traduzione esatta del termine sarebbe "forma". Infatti noi moderni con "idea" intendiamo un concetto, un pensiero, una rappresentazione mentale, qualcosa insomma che ci riporta sul piano psicologico.»
In questo racconto noi tradurremo il termine greco eidos con «Forma», «Idea» o «Essenza», a seconda del contesto. Con «Forma» indichiamo un puro vincolo logico e metafisico rappresentabile attraverso le forme del diagramma archetipico, ad esempio un segmento, un punto o un cerchio. Con «Idea» indichiamo uno tra i correlati concettuali e analogici umani, applicabile a ogni Forma specifica, ad esempio il Bene, la Giustizia, la Bellezza. Con «Essenza» indichiamo la qualità di ciascuna Idea-Forma, determinata dalla sua posizione particolare nel diagramma.
Come abbiamo visto dal resoconto di Aristotele, le Idee-Forme platoniche sono in correlazione con i Numeri pitagorici. In che modo l'oggetto eidos richiama la Matematica pitagorica? Per la stessa ragione per cui noi non possiamo vedere direttamente il nostro occhio che guarda, se non attraverso il suo riflesso nello specchio, è impossibile per noi conoscere direttamente le Forme. Esse sono infatti il presupposto della nostra conoscenza.
Una volta che tali Forme sono state dedotte per via speculativa, grazie alla Matematica noi possiamo elaborare una struttura logica rappresentabile visivamente. Questa struttura fatta di relazioni formali, espresse da linee geometriche, ci consente di inquadrare i nostri oggetti di conoscenza sensibili, dotandoli di significato, portandoci quindi a comprendere la loro posizione all'interno del Tutto di cui sono Parte.
Cerchiamo di chiarire attraverso un esempio tratto dall'analisi del linguaggio. Noi siamo in grado di conoscere direttamente gli elementi grammaticali utilizzati in una frase di senso compiuto. Essi sono gli elementi «sensibili» del discorso. Possiamo infatti ascoltarne il suono o vederli scritti. Ma per elaborare l'analisi logica della frase, dobbiamo individuare, grazie a indizi non sempre palesi, le relazioni formali invisibili, in cui quei termini sono coinvolti e da cui sono vincolati.
Per ricostruire tale struttura logica, nella prospettiva pitagorica, è necessario allora utilizzare lo specchio della Matematica, la disciplina che mette a nudo le relazioni formali. Gli enti matematici, le forme geometriche legate da proporzioni numeriche, sono elementi strutturali del diagramma della Psyché, un frammento del quale emerge allo scoperto nella Linea Divisa.
I documenti non ci hanno trasmesso alcuna immagine del diagramma completo, perché, come vedremo, Platone lo custodisce come una reliquia. E tale assenza è un vuoto particolarmente grave per la Filosofia. Senza il supporto dell'originale diagramma pitagorico infatti, la definizione razionale delle Idee-Forme sarà, per le generazioni successive, un'impresa con poche probabilità di successo.
Per spiegare nel modo più chiaro la natura degli eide, dei vincoli trascendenti, nel prossimo video ci serviremo di una metafora semplice e intuitiva. «Al Principio!»