In questo video, Elias Artista utilizza la metafora degli scacchi per illustrare, nel modo più chiaro e accessibile, l'Idealismo platonico. A partire dalla passione di Platone per la “petteia”, il video mostra come un semplice gioco da tavolo concentri in sé tutte le componenti fondamentali della Metafisica: il Mondo Sensibile, il Mondo Intelligibile, il Pensiero e il Linguaggio. La metafora mette a nudo lo statuto particolare delle regole: trascendenti, universali, oggettive, reali, sussistenti e causali, pur essendo “non-esistenti” nel senso materiale del termine. Interpretate in senso metafisico, le Regole (intelligibili) racchiudono la Partita (sensibile) in Potenza, mentre la Partita è la manifestazione delle Regole in Atto.

Nella seconda parte, Elias Artista introduce i principi primi della Metafisica platonica desunta dal Pitagorismo: l’Unità e la Molteplicità che si implicano reciprocamente, e il Processo Dialettico come doppio movimento di Scomposizione e Composizione che determina la peculiare attitudine, analitica o sintetica, del filosofo impegnato a indagare la struttura della Realtà.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    Per illustrare la natura delle Idee-Forme e il ruolo del Mondo Intelligibile nei processi umani di conoscenza, ci serviremo del gioco degli scacchi, che contiene tutti gli elementi necessari allo scopo. Il gioco da tavolo che prevede l'uso di pedine su una scacchiera, chiamato dai Greci Pesseia o Petteia, era una delle passioni di Platone, che vi intravedeva la rappresentazione essenziale di meccanismi come il governo, la guerra, le leggi, il linguaggio. Scrive Andrea Capra: «Il gioco, richiamato nei Dialoghi con una frequenza a dir poco sorprendente, incarnerebbe per il filosofo un'attività puramente intellettuale e priva di alea, dotata di una forte valenza strategica nella misura in cui il giocatore deve saper disporre i "pessoi" nella maniera più conveniente. Questo ne giustifica la presenza metaforica in tre ordini ben distinti: cosmologico, etico-politico e discorsivo-dialettico, tutti ampiamente documentati nei Dialoghi platonici.»

    Questa propensione di Platone per il gioco da tavolo, insieme alla sua attitudine artistica, sono indizi di una Logica Sintetica in azione, una modalità inferenziale che privilegia la visione, la spazialità e la struttura come modello logico le cui forme sono applicabili tanto al microcosmo del gioco quanto al macrocosmo della realtà. Proviamo allora a capire come un gioco possa aiutarci a comprendere l'Idealismo platonico.

    Il gioco degli scacchi prevede: una scacchiera, con un numero limitato di caselle bianche e nere; un numero limitato di pezzi con caratteristiche morfologiche riconoscibili e movimenti essenziali che ne definiscono il ruolo: Re, Regina, Alfiere, eccetera; due giocatori che inducono il movimento dei pezzi, a turno, guidati da strategie contrapposte; delle regole che normano il movimento dei singoli pezzi sulla scacchiera e definiscono una meta, al raggiungimento della quale uno dei due giocatori viene dichiarato “vincitore”.

    Attribuiamo adesso agli elementi della metafora una corrispondenza con la nostra struttura logica archetipica. La scacchiera rappresenta per noi la sfera dell'Essere, fatta di Spazio (ogni casella è un luogo) e di Tempo (ogni turno è un momento). L'insieme dei movimenti dei pezzi materiali, che sono Fenomeni, è il Divenire. Ciò che si agita sulla scacchiera rappresenta dunque l'esistente, l'intero Mondo Sensibile.

    La seconda dimensione è quella del Pensiero, che contempla ciò che si agita nella mente dei giocatori, cioè la rappresentazione di mosse, tra ricordo e immaginazione. Infine, la peculiare forma simbolica dei pezzi, che li distingue all'occhio del giocatore, rappresenta la sfera del Linguaggio.

    Che dire delle regole? Per capire cosa rappresentino le regole, è necessario penetrare nel cuore del pensiero idealistico. Le regole non sono il libretto che ne contiene la descrizione (il supporto cartaceo è infatti un Fenomeno). E nemmeno le parole attraverso cui qualcuno le ha codificate (le parole sono Segni). E nemmeno ciò che viene ricordato e immaginato dai due giocatori (queste sono rappresentazioni mentali, Concetti).

    Le regole racchiudono invece la logica del gioco e le sue leggi, i vincoli che trascendono gli elementi materiali, ciò a cui tutto è subordinato, così che il gioco possa esprimere la sua intima essenza e possa quindi definirsi “gioco degli scacchi” e non, ad esempio, “gioco del backgammon”. All'interno della realtà rappresentata da una partita di scacchi, tali regole sono trascendenti, perché non possono essere rinvenute in nessun modo negli elementi fisici del gioco, ma solo dedotte; universali, perché si applicano a qualsiasi partita; oggettive, perché riconosciute e condivise da tutti i giocatori; reali, poiché nessun elemento del gioco può svincolarsi dalla concatenazione logica che esse prefigurano; sussistenti, perché non dipendono da altri elementi del gioco e permangono valide quantunque non esistano più né pezzi né scacchiera; causali, perché sono la sorgente da cui scaturisce il gioco; vere, perché universalmente valide per tutti i giocatori. E infine, dacché non sono vincolate a un preciso luogo o a un preciso momento del tempo, esse sono “non-esistenti”.

    Sia il Pensiero sia il Linguaggio contemperano due aspetti: uno fisico, uno metafisico. Da una parte, il pensiero dei giocatori è diviso tra le regole introiettate, che possiamo definire “vincoli puri”, e le mosse possibili e impossibili, determinate dalla posizione attuale sulla scacchiera, che possiamo definire “situazione empirica”. Dall'altra, anche i pezzi possiedono due attributi: uno fisico, uno metafisico. Da una parte c'è il pezzo come oggetto materiale, dall'altra c'è il suo “ruolo”, che determina il suo aspetto simbolico.

    Applichiamo adesso gli elementi della nostra metafora al pensiero platonico. I vincoli trascendenti e metafisici delle regole non potrebbero estrinsecarsi se non grazie all'interazione tra gli elementi fisici, i pezzi materiali, ognuno dei quali è caratterizzato da una specifica qualità o essenza: un Eidos. A cosa corrispondono le “essenze” all'interno di questo Mondo Intelligibile, costituito dalle regole degli scacchi? Le “essenze” sono i ruoli dei pezzi. Non sono cioè le figurine materiali che siamo in grado di vedere e toccare (quelli sono Fenomeni), ma i ruoli ideali di Re, Regina, Alfiere, Cavallo, Torre e Pedone.

    All'interno del microcosmo degli scacchi occorrono sei “essenze eterne”, e il loro numero rimarrà immutato fino alla fine dei tempi, anche se tutte le scacchiere materiali del mondo dovessero andare distrutte, poiché l'esistenza degli scacchi è una possibilità che appartiene intrinsecamente alla struttura di questa realtà. Dunque, il Mondo Intelligibile sta al Mondo Sensibile esattamente come le regole stanno alla partita. Le regole contengono la partita in potenza, mentre la partita è la manifestazione attuale delle regole.

    Le regole sono “informazione legislatrice”: dotano cioè il gioco di forma, significato, movimento, scopo. Alla domanda su dove risiedano queste leggi, Platone, indicando la scacchiera e circoscrivendola con un gesto, risponde “al di là di questo mondo”, nel cosiddetto iperuranio, cioè al di là degli elementi fisici, materiali, del gioco. Ma soprattutto, al di là delle menti dei due giocatori, sebbene la mente sia capace, grazie allo studio e alla disciplina, di rispecchiare, più o meno limpidamente, la logica del gioco.

    Abbiamo parlato di “regole”, e questo rende chiaro che l'Idealismo concepisce la realtà come un progetto razionale. Se vi sia, in senso antropomorfico, un “autore” del progetto, e su “chi” esso sia, la Filosofia non può esprimersi senza diventare Teologia; per cui rimandiamo la risposta a tale domanda, che scaturisce da una logica modellata sulle dinamiche empiriche di causa-effetto, alle intime convinzioni del nostro interlocutore.

    Ciò che invece possiamo affermare con certezza è che, per un ipotetico spettatore che osservi una partita di scacchi, senza conoscere il gioco e senza riuscire a “vedere” i giocatori, non è affatto semplice ricostruire tali regole. La partita potrebbe apparire infatti come una “variazione di fenomeni”, più o meno coerente. Il progetto diventa razionale solo se lo spettatore fa lo sforzo di andare oltre la mera percezione sensibile.

    Se lo spettatore è uno scienziato, sarà, ad esempio, capace di scoprire, in base all'analisi del pezzo e alla ricorrenza della mossa debitamente registrata, che un Alfiere si muove sempre in diagonale; ma se lo scienziato è anche un filosofo, potrebbe arrivare a ipotizzare l'esistenza di un'invisibile struttura di raccordo che lega tra loro, sincronicamente, tutti gli elementi del gioco, portandolo così ad ammettere la presenza-assenza di quelle regole che sfuggono all'evidenza dei sensi. È esattamente da questa disposizione mentale che scaturisce la Fisica Teorica.

    Quali sono dunque, per la Metafisica, le regole di questo gioco chiamato “realtà”, sintetizzabili nei principi primi? Poche, ma densissime. Innanzitutto, che la Realtà è una Unità. All'interno di questa Unità agisce una Dualità, un'opposizione polare i cui termini si implicano reciprocamente, in proporzioni variabili.

    La polarità tra il Mondo Sensibile e quello Intelligibile esprime l'antitesi tra l'infinita Molteplicità dei Fenomeni e l'Unità dell'Idea suprema, in cui nell'Uno, universale e astratto, si raccolgono e sintetizzano tutti i molteplici, singolari e concreti. Così la coscienza umana, attraverso un doppio processo di Composizione e Scomposizione, è in grado di intraprendere un movimento sia “discendente”, cioè che progredisce dall'Unità spirituale alla Molteplicità materiale, sia “ascendente”, che torna cioè dalla Molteplicità materiale all'Unità spirituale.

    Di ciò troviamo traccia nel Filebo, nel dialogo tra Socrate e Protarco: «Un esempio di ciò che intendo, Protarco, lo troviamo chiaramente proprio in ciò che ti hanno insegnato da bambino, nelle lettere dell'alfabeto. La voce che esce dalla nostra bocca costituisce in un certo senso un'unità, ma è allo stesso tempo infinitamente molteplice, se consideriamo i singoli suoni di cui è composta. Noi raggiungiamo la vera conoscenza soltanto se consideriamo che entrambi gli aspetti, l'Unità e la Molteplicità, sono una cosa sola.»

    Proviamo ad esemplificare con la figura che segue i due movimenti antitetici di quello che chiameremo “processo dialettico”. Questo raggruppamento rappresenta tutti gli oggetti del pensiero. Ogni lettera dentro un quadrato rappresenta un concetto che, in relazione ad altri concetti, ha come proprietà “differenze” (le singole lettere) e “identità” (la comune forma quadrata).

    Nella figura a destra c'è il medesimo insieme, ma i cerchi segmentati rappresentano il risultato del processo analitico che si focalizza sulle differenze (le lettere) e produce la Molteplicità. A sinistra, il risultato del processo sintetico che si focalizza sull'identità (la forma quadrata) e produce l'Unità. L'insieme di partenza è rimasto invariato: noi abbiamo scelto, consciamente o inconsciamente, di conoscerlo e rappresentarlo percorrendo una delle due direzioni.

    In conclusione, aggiungiamo una nota non trascurabile. La Dialettica, sebbene si fondi sull'Opposizione, non vi si arresta. Non ci chiede di ragionare in modo binario, ma ternario. Utilizza cioè le dicotomie perché sono l'unico modo che l'Intelletto ha di procedere: netto e intollerante alle contraddizioni.

    La strategia dialettica è quindi quella di servirsi e poi disfarsi dell'Intelletto, in due tempi: in un primo tempo, lascia che l'Intelletto scinda due concetti opposti (Diairesis o scomposizione). In seconda battuta, la Ragione interviene conciliando le opposizioni (Sinagoghè o composizione). Nel corso del nostro racconto rifletteremo a lungo su questo straordinario meccanismo, rendendolo chiaro ed evidente grazie al diagramma archetipico. «Al Principio!»

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica