In questo video, Elias Artista introduce la quarta tappa del progetto Archilogon, dedicata al Simbolo e alla rilettura della storia della Metafisica come un movimento di trasformazione dettato da una logica interna. A partire dall’Idealismo Realista di Platone e dalla sussistenza del Mondo Intelligibile, mostra come la Metafisica sia stata progressivamente travisata, irrigidita, marginalizzata e subordinata ad ambiti diversi, fino alla svolta critica di Kant. Viene qui ipotizzato un movimento in quattro fasi: il passaggio dalla Metafisica alla Scienza, dalla Scienza al Pensiero, dal Pensiero al Linguaggio e, infine, un movimento - ancora in atto - di ritorno dal Linguaggio alla Metafisica. In questo quadro, Elias individua la Teoria delle Forme simboliche di Ernst Cassirer come l’inizio del rientro in scena della Metafisica dopo il disincanto del Novecento.
Particolare attenzione è dedicata alla funzione del Simbolo come ponte tra il Sensibile e l’Intelligibile: attraverso il segno, come un diagramma, il Simbolo consente alla mente di risalire dalla figura concreta alla Forma pura, restituendo il Mondo Intelligibile non come dimensione mistica, ma come architettura logica della Realtà. L’Archilogon si colloca precisamente in questa fase di ritorno, dove la Metafisica riappare nella sua veste più rigorosa e strutturale.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Bibliografia
Opere citate
- Immanuel Kant, Scritti Precritici, Laterza, Bari, 1982, pp. 105-106.
- Paul Natorp, La Dottrina platonica delle Idee - Una introduzione all'Idealismo, Vita e Pensiero, Milano, 1999, p. 5.
Letture integrative
- Georg W. F. Hegel, Phenomenology of Spirit.
- Edmund Husserl, La Crisi delle Scienze Europee e la Fenomenologia Trascendentale, ed. E. Paci, Il Saggiatore, Milano, 1961.
Trascrizione del video
Benvenuto, viandante, nella quarta tappa del progetto Archilogon. Nella scorsa tappa del nostro viaggio abbiamo delimitato in modo netto il perimetro della Metafisica, definendo la disciplina come «lo studio della struttura logica della Realtà». Vista l'enorme stratificazione di interpretazioni storiche di cui il termine «metafisica» era carico, ad alcuni potrebbe essere apparsa una delimitazione arbitraria. Noi tuttavia non abbiamo subordinato la nostra interpretazione a una particolare dottrina, ma l'Archilogon è l'esito della ricostruzione della Logica Sintetica da cui le dottrine particolari sono scaturite. Una Logica Sintetica ancorata a un diagramma archetipico, che è l'espressione di una modalità inferenziale, spaziale e visiva, che abbiamo qui definito Deduzione Strutturale.
Ad alcuni pensatori sintetici invece, specie a coloro che hanno dimestichezza con le dottrine esoteriche, questa nostra definizione di Metafisica potrebbe essere apparsa una verità talmente semplice nella sua evidenza, quanto inspiegabilmente negletta da parte della Filosofia accademica. Arrivati a questo punto non possiamo non domandarci: se la Metafisica fosse sempre stata così chiaramente distinguibile da ciò che non lo è, per quale motivo Kant arriverà ad esprimersi in termini così drammatici? «Per soddisfare il giusto desiderio della mente, che, abituata a indagare, vorrebbe arrivare sino alla conoscenza definitiva dell'Essere, bisogna avventurarsi nell'abisso senza fondo che è la Metafisica, un oceano tenebroso, senza sponde e senza fari, in cui bisogna condursi come chi, navigando in un mare non ancora solcato, non appena metta piede su una qualche terra, esamina la sua traversata e cerca se delle inavvertite correnti marine non abbiano deviato il suo percorso, nonostante le precauzioni prescritte dall'arte del navigare.»
Quale interpretazione della Metafisica ha in mente Kant quando parla di «abisso senza fondo» o di «oceano tenebroso»? Per rispondere a questa domanda, ripercorreremo qui, in modo parziale e approssimativo, la parabola storica della Metafisica, presentando non tanto una cronaca degli errori, quanto delle tensioni interne al pensiero occidentale, una lotta irrisolta tra il bisogno di senso e le istanze della Scienza, tra l'intuizione delle Forme e il rigetto della loro mistica. Dal punto di vista platonico, la storia della Filosofia verrà qui letta come il racconto simbolico di una perdita e di un vuoto esistenziale, e del modo in cui questa perdita è stata mascherata, elaborata, oppure rimossa.
Ripartiamo dunque dai nostri punti fermi. L'Idealismo realista di Platone assume la piena realtà gnoseologica delle Idee-Forme, collocandole al di là del Pensiero, in una dimensione a parte, chiamata Mondo Intelligibile. Questa dimensione, oggetto dell'indagine metafisica, sussiste a prescindere da un soggetto conoscente o da una coscienza umana che ne sancisca la validità. La sua struttura si fonda su Relazioni Formali necessarie anteriori a ogni Fenomeno, Concetto o Segno. Gli oggetti della dimensione intelligibile, le Idee-Forme, non sono prodotte dalla mente umana, ma possono essere da essa riflesse, a condizione che il soggetto conoscente affronti una riconfigurazione dell'assetto logico del proprio universo mentale.
L'Idealismo, secondo l'accezione realista adottata in questo racconto, è dunque la posizione di chi riconosce le Forme non già come «condizioni trascendentali di possibilità del Pensiero», sulla scia di Kant, ma come veri e propri «vincoli trascendenti». È questo il motivo per cui non ci soffermeremo ad esaminare le molteplici declinazioni storiche dell'Idealismo, perché le sue versioni «psicologizzanti» appaiono, nella prospettiva qui assunta, dei fragili compromessi, dei tentativi di colmare con la soggettività il vuoto lasciato dalla perdita di una dimensione autonoma e sussistente.
Scrive Paul Natorp, con un certo pessimismo: «Comprendere l'Idealismo: è questa comprensione a risultare, bisogna dirlo, quasi scomparsa nella nostra epoca, ed è ciò cui si deve restituire, come io credo, insieme a pochi altri studiosi, una necessità assoluta. In verità si sarebbe portati a pensare che questa restituzione doveva essere avvenuta già da lungo tempo, dato il prodigioso lavoro profuso da un'intera generazione umana per comprendere Kant. Ma devono senz'altro esserci difficoltà del tutto particolari, a monte del fatto che sull'Idealismo non si è giunti, malgrado uno sforzo così fervido, a nessun tipo di accordo.»
Dunque, è da una posizione pienamente «idealista» e convintamente «realista» che andremo a rileggere la parabola della Metafisica nella storia del pensiero occidentale, articolandola in quattro movimenti fondamentali. In un lungo processo di trasformazione, l'antica Metafisica è stata progressivamente marginalizzata, subordinata alla Teologia, alla Psicologia, alla Semiologia. La stessa Filosofia, che un tempo ne era custode, ha finito per relegarla ai confini del discorso razionale, cedendo alle pressanti richieste della Scienza. Ma dopo il disincanto del ventesimo secolo, e in particolare dopo il fallimento dei grandi sistemi, si riapre oggi, almeno in linea di principio, la possibilità di un ritorno all'origine. Ai più accorti non sfuggirà la consonanza di questa interpretazione, pur divergente, con la posizione hegeliana, che delinea un unico grande movimento coerente di trasformazione della Realtà, dettato da una logica interna.
Suddivideremo questo movimento complessivo in quattro forme. Il primo movimento va dalla Metafisica alla Scienza; il secondo dalla Scienza al Pensiero; il terzo dal Pensiero al Linguaggio; il quarto è un movimento di ritorno, non ancora concluso, dal Linguaggio alla Metafisica. Questo quarto movimento ha origine, a nostro avviso, con la Teoria delle Forme Simboliche di Ernst Cassirer. Sebbene Cassirer interpreti il Simbolo da un punto di vista kantiano, ossia come un prodotto culturale del pensiero umano, esso ha una duplice valenza e si riconnette in modo forte al Mondo Intelligibile platonico.
Il termine «simbolo» viene dal greco symbolon, derivato dal verbo symbàllein, che significa «connettere». Il Simbolo racchiude in sé una relazione invisibile tra due oggetti separati da un abisso. Grazie alla sua duplice natura, da una parte ha una forma sensibile, e cioè un Segno; dall'altra ha un referente intelligibile, ad esempio, nel caso di un diagramma, esso incarna una precisa Relazione Formale. Il Segno con valenze simboliche consente quindi alla mente di «agganciarsi» a qualcosa che non è il Segno stesso. Partendo da una figura concreta, la mente risale alla pura Forma.
In questo senso, il Simbolo supera la funzione di oggetto estetico o di supporto didattico, e diventa l'unico strumento in grado di esprimere un «vincolo trascendente». Ogni volta che una forma geometrica consente alla mente di comprendere una Relazione Formale, essa funge da «ponte» tra il Sensibile e l'Intelligibile. Attraverso l'uso di vettori, il nostro diagramma rappresenta quindi la trasformazione di un oggetto, in questo caso la Metafisica, da una Forma a un'altra.
In questo processo, la Metafisica originaria sembra progressivamente scomparire dal quadro storico. Tuttavia, dal momento che nella prospettiva idealistica la Realtà è governata da un movimento ciclico in due tempi, questo arretramento è in realtà un primo movimento di «andata», che fa da preludio a un secondo movimento di «ritorno». Per usare la terminologia neoplatonica, un primo movimento di Processione e un secondo movimento di Conversione. Colta in questo sguardo totale, la Metafisica non esce sconfitta e annientata dall'incontro-scontro con la Scienza, ma si evolve proprio grazie al contatto con ciò che, apparentemente, sembrava esterno e antitetico.
Hegel direbbe che lo Spirito, in origine «in se stesso», ha bisogno di uscire «al di fuori di se stesso», per tornare infine «a se stesso» arricchito da una consapevolezza totale e assoluta. Nel primo dei nostri quattro movimenti, quello che rappresenta il passaggio dalla Metafisica alla Scienza, il Mondo Intelligibile di Pitagora e Platone crolla sotto la pressante richiesta di evidenza empirica da parte di Aristotele. Con il Cristianesimo, l'unità metafisica si fonde con il Dio personale. Con la Scolastica, la Metafisica si lega alla Teologia e alla logica binaria di Identità e Non-Contraddizione. Al consolidarsi della Scienza moderna, per liberare la Filosofia dalle innumerevoli incrostazioni dogmatiche, avviene quindi l'inevitabile: la Metafisica, ormai fraintesa e deformata, subisce la riforma di Kant.
Nel secondo movimento, dalla Scienza al Pensiero, Kant non parla più di un «quarto mondo» oggettivo, se non in termini negativi. L'Idea-Forma viene ribattezzata Noumeno e dichiarata un oggetto inconoscibile. Le grandi domande metafisiche vengono tradotte in termini di «condizioni di possibilità della mente». La Filosofia ripiega dunque su una sorta di «psicologismo» mascherato, cercando allo stesso tempo un ancoraggio nel dato empirico, nel tentativo di riaccreditarsi come Scienza.
Nel terzo movimento, il sistema di Kant provoca una reazione, e l'attenzione si sposta sul Linguaggio, grazie al quale egli aveva elaborato le sue Categorie. Ci si accorge che le lingue naturali non esprimono un pensiero oggettivo, ma lo guidano e lo modellano. Nasce il progetto dei linguaggi formali e della Logica Simbolica. Si cerca di elaborare un sistema di segni puro, rigoroso, matematico. Ma questo formalismo ha un costo: più aumenta la precisione, più diminuisce il contatto con l'esperienza umana e con il senso. La logica meccanica, ancorata ai principi di Identità e Non-Contraddizione, produce conclusioni corrette, ma umanamente fredde e non significanti. Così una parte della Filosofia, con Husserl, torna ad esprimere una richiesta di senso.
È nel quarto movimento, quello che parte dal Linguaggio, che l'ombra della Metafisica annuncia il suo rientro in scena. Con Nietzsche era crollata l'idea di un ordine intelligibile del reale, ma alcuni pensatori del Novecento capiscono che, senza una struttura formale «esterna» alla mente, il mondo si dissolve in una miriade di interpretazioni soggettive. Tra loro, Ernst Cassirer mostra che la mente umana organizza l'esperienza attraverso delle Forme Simboliche, e che ogni legge scientifica è già qualcosa che va oltre il puro dato sensibile. Ogni volta che lo scienziato cerca una legge oggettiva che unifichi i dati dispersi, sta implicitamente ricostruendo un «vincolo trascendente». In quel momento, il fisico, consapevolmente o no, ricostruisce il Mondo Intelligibile.
L'Archilogon si colloca precisamente a questo punto. Recupera il Mondo Intelligibile non come dimensione mistica, ma come architettura formale del reale. La ricostruzione della struttura archetipica mostrerà che ad essere scomparsa non è la Metafisica, ma solo il suo fraintendimento e la sua interpretazione irrazionale. Grazie al Simbolo, che è l'ombra della Forma pura, la Metafisica è in grado di tornare sulla scena della Filosofia nella sua veste più autentica. «Al Principio!»