In questo video, che illustra il secondo movimento di trasformazione della Filosofia, Elias Artista ricostruisce la svolta kantiana che cambia il senso stesso dell’indagine filosofica. Invece di assumere che la conoscenza debba conformarsi agli oggetti, Kant ipotizza che siano gli oggetti dell’esperienza a conformarsi alle strutture della mente. Nel suo sistema “trascendentale”, la Sensibilità fornisce il dato percepito entro le forme pure di Spazio e Tempo, mentre l’Intelletto lo organizza mediante le Categorie. Ne deriva un limite decisivo: ciò che la realtà è “in sé”, ossia ciò che eccede l’orizzonte dell’esperienza possibile, resta oltre la conoscenza; e la Metafisica che pretende di oltrepassare questi confini abbandona il terreno della Scienza per ricadere nell’ambito della fede. Ma le successive critiche al sistema kantiano e alla Tavola delle Categorie alimentano un sospetto: se le Categorie sono ricavate dall’analisi dei giudizi linguistici, il Linguaggio potrebbe imporre vincoli invisibili al Pensiero. È questo passaggio a preparare la “svolta linguistica” del Novecento e ad annunciare il terzo movimento, in cui l’attenzione della Filosofia si sposta dai Concetti ai Segni.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    Prima di Kant, la Filosofia aveva guardato il mondo come un oggetto. L’indagatore, pur essendo parte della realtà, si collocava implicitamente fuori dalla realtà, da osservatore esterno. Il rapporto era quello classico: oggetto da un lato, soggetto dall’altro. Nessuno, cioè, dubitava che la mente umana potesse conoscere il mondo nella sua oggettività.

    In fondo, il modello scientifico aveva prodotto la Matematica e la Fisica, che, a fronte di un perfezionamento crescente, garantivano solide certezze. Tuttavia, se la Scienza procedeva nel suo accumulo di conoscenze oggettive, la Filosofia si rassegnava ad accumulare opinioni.

    Nasce quindi l’esigenza di applicare alla Filosofia un metodo quanto più simile a quello scientifico, capace cioè di produrre assiomi secondo regole rigorose, mettendo fine alle controversie basate sulla capacità retorica del filosofo. Cartesio inaugura la corrente del Razionalismo, sostenendo che la mente è capace di raggiungere una conoscenza oggettiva, purché sorretta da un metodo adeguato. Ma il problema non è solo quello di trovare un metodo oggettivo: il problema è capire se la mente dell’indagatore sia intrinsecamente capace di oggettività.

    Immanuel Kant si domanda: e se la struttura di questa realtà fosse invece la proiezione della struttura della nostra mente? Non sarebbe più logico indagare perché l’uomo pensi nel modo in cui effettivamente pensa? Questo è il manifesto della rivoluzione kantiana: “Finora si è creduto che ogni nostra conoscenza debba regolarsi sugli oggetti, ma tutti i tentativi, condotti a partire da questo presupposto, di stabilire tramite concetti qualcosa a priori intorno agli oggetti, ampliando la nostra conoscenza, sono andati a vuoto. È giunto finalmente il momento di tentare, anche nel campo della Metafisica, il cammino inverso, muovendo cioè dall’ipotesi che siano gli oggetti ad essere regolati dalla nostra conoscenza. Ciò si accorda meglio con l’auspicata possibilità di una conoscenza a priori degli oggetti, cioè che affermi qualcosa nei loro riguardi prima che ci vengano dati. Questo ribaltamento è analogo a quello ipotizzato per primo da Copernico. Incontrando insormontabili difficoltà nello spiegare i movimenti celesti a partire dall’ipotesi che l’insieme ordinato degli astri ruotasse intorno allo spettatore, Copernico si propose di indagare se il sistema non funzionasse meglio tenendo fermi gli astri e facendo ruotare lo spettatore.”

    Kant si propone quindi di indagare l’indagatore rifondando la Filosofia come una “scienza del pensiero”. Si invoca un ritorno all’evidenza logica: la Filosofia, per essere credibile, deve rinunciare tanto all’Empirismo radicale quanto alla speculazione teologica incontrollata.

    Così, in risposta all’opinabile costruzione metafisica di Leibniz e allo scetticismo di Hume, Kant elabora un sistema complesso che illustra l’interazione tra due facoltà umane: la Sensibilità, che fornisce il dato percepito, e l’Intelletto, che organizza tale materia secondo forme pure chiamate Categorie. Secondo l’Idealismo Trascendentale di Kant, nel dominio dei sensi i dati percettivi sono inquadrati nelle pure forme dello Spazio e del Tempo. Su questa base, la mente ordina il percepito applicando alcune forme logiche, le Categorie, che Kant ricostruisce in base all’analisi dei giudizi linguistici.

    La mente non si limita quindi a registrare il dato, ma lo modella secondo la propria architettura logica e lo proietta all’esterno. Grazie a queste forme pure, intrinseche alla mente umana, la realtà diventa pensabile e conoscibile.

    Dove si colloca in questo quadro l’Idealismo Realista platonico? Che fine fa il cosiddetto Mondo intelligibile? Contrariamente a Platone, per il quale gli elementi empirici turbavano la speculazione pura, Kant afferma che la conoscenza che non è ancorata al dato empirico non è affidabile. Il Mondo Intelligibile, dice Kant, se pure esistesse, noi non potremmo conoscerlo. Ciò che la realtà sia in se stessa, cioè ciò che si trova al di là dell’orizzonte dei sensi e del pensiero, resta fuori dalla portata dell’uomo.

    Così, nei riguardi di un vacuo Platonismo, nella Critica della Ragion Pura, Kant scrive: “La colomba leggera, mentre nel libero volo fende l’aria di cui sente la resistenza, potrebbe immaginare che le riuscirebbe meglio volare in uno spazio vuoto d’aria. Così Platone abbandonò il Mondo Sensibile, poiché esso pone limiti troppo angusti all’intelletto, e si lanciò, sulle ali delle Idee, al di là di esso, nello spazio vuoto dell’intelletto puro. Egli non si accorse che non guadagnava strada, malgrado i suoi sforzi, giacché non aveva, per così dire, nessun appoggio al quale potesse sostenersi e a cui potesse applicare le sue forze per spostarsi. Nella sua speculazione, la ragione umana si è purtroppo abituata ad allestire affrettatamente un edificio, verificando solo alla fine se siano state gettate delle solide fondamenta, salvo poi adornare l’edificio con abbellimenti esterni per rassicurarci sulla sua saldezza, o, ancora peggio, cercare di evitare del tutto una tardiva e pericolosa verifica.”

    Tutte le teorie sulla realtà provengono dalla forma a loro impressa dalle Categorie. Spingersi oltre questi confini, dice Kant, significa abbandonare la scienza per entrare nel dominio della fede. Gli oggetti di studio della tradizione metafisica, definiti da Kant Noumeni, vengono dichiarati irriducibili alla conoscenza, inaccessibili allo sguardo. Kant lo afferma con forza: ogni costruzione metafisica che ignori le sue vere fondamenta è destinata a crollare.

    Non va però dimenticato che Kant vede le Idee platoniche ancora con gli occhi di Aristotele. Nonostante l’ingegnosità del sistema trascendentale e la profonda trasformazione impressa alla direzione d’indagine della Filosofia, Kant sarà bersaglio di numerose critiche da parte degli avversari.

    Gli sviluppi storici della Logica e della Matematica mettono in crisi alcuni dei suoi presupposti. I logici, ad esempio, individuano forme di giudizio non previste dalla classificazione kantiana, destabilizzando così la presunta completezza della famosa Tavola delle Categorie. Inizia a prendere corpo un dubbio: se le Categorie nascono dall’analisi dei giudizi espressi tramite il Linguaggio, allora il Linguaggio potrebbe essere la sorgente di inavvertiti vincoli per il Pensiero. Le lingue naturali potrebbero cioè guidare il Pensiero lungo binari invisibili, portando Kant a concepire come “oggettivo” e “universale” qualcosa che invece è una mera costruzione culturale.

    Questo sospetto conduce la Filosofia a un’ulteriore svolta. L’indagine sulla struttura del Pensiero viene lasciata nelle mani della Psicologia, mentre l’attenzione filosofica si sposta sul Linguaggio. È la cosiddetta svolta linguistica, che segnerà il pensiero filosofico del ventesimo secolo.

    Nel prossimo video esploreremo il terzo movimento, quello che illustra il passaggio dai Concetti ai Segni. Al Principio!

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica