In questo video, Elias Artista affronta la terza trasformazione della Filosofia, che - sullo sfondo del sospetto che grava sul sistema kantiano - sposta il proprio baricentro sul Linguaggio. Da un lato, le lingue naturali sembrano condizionare il Pensiero; dall’altro, appaiono inadatte a rappresentare la realtà in modo “oggettivo”. Da qui nasce la spinta verso un linguaggio puro e controllato: la Logica Simbolica, da Leibniz a Boole e Frege, tenta di esprimere le strutture del Pensiero con precisione matematica. Questo formalismo tuttavia produce un effetto di alienazione: la meccanica dei segni sembra smarrire il significato e oscurare i problemi decisivi dell’esistenza, come avverte, tra gli altri, Edmund Husserl. Il terzo movimento si chiude sul Senso come "ultima frontiera" della Filosofia e prepara il passo successivo: il Simbolo come ponte tra il Linguaggio e una ritrovata Metafisica.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    Nello scorso video ci siamo lasciati con l'ombra del sospetto che gravava sul sistema kantiano.

    Quando l'attenzione della Filosofia si sposta sul Linguaggio, si verificano due macro-eventi: da una parte le lingue naturali vengono accusate di esercitare una forma di manipolazione sottile, condizionando quindi la costruzione del Pensiero; dall'altra vengono ritenute insufficienti a rappresentare la realtà in modo oggettivo.

    In effetti, non tutto ciò che il Pensiero riesce a cogliere si lascia tradurre in Concetti, e non tutto ciò che è concettualmente formato riesce a essere convertito in Segno linguistico. In ogni atto di traduzione, tra percezione e pensiero, tra pensiero e parola, vi sono inevitabili scarti, rimanenze di senso, zone d'ombra, margini indicibili.

    Il linguaggio comune assolve molteplici funzioni, non solo denotative, ma anche espressive, emotive, imperative. Queste componenti, fondamentali per l'Arte risultano però insufficienti per la Filosofia, che, nel solco del metodo scientifico, avverte la necessità di un linguaggio puro e controllato.

    Da questa esigenza scaturisce il tentativo di costruire un sistema di segni in grado di simboleggiare gli oggetti logici. Logica e Matematica iniziano così a compenetrarsi nella Logica Simbolica. Già nel XVII secolo Leibniz aveva tentato di delineare un linguaggio formale capace di riflettere il pensiero in modo puro. Ma il suo progetto verrà ripreso soltanto due secoli dopo, grazie agli sforzi di George Boole e soprattutto di Gottlob Frege.

    Con la sua Ideografia, Frege costruisce un linguaggio assetico depurato da ogni ambiguità connotativa, un sistema simbolico capace di esprimere le strutture del pensiero con la precisione della Matematica. La Logica Formale guadagna così il titolo di 'scienza', capace di garantire al pensiero filosofico il rigore necessario alle proprie argomentazioni.

    Tuttavia questa "meccanizzazione" della Logica produce degli effetti collaterali. Alcuni filosofi iniziano a percepire un senso di "alienazione" nei confronti di un sistema che, pur essendo formalmente impeccabile, risulta sempre più distante dalle esigenze umane. Sorge il dubbio che, lungi dall'ampliare il nostro orizzonte, una certa matematizzazione della Logica limiti la capacità della Filosofia di interrogare l'esperienza vissuta, come ad esempio l'esperienza estetica.

    Scrive Gianni Vattimo: "Il risultato degli sforzi di raggiungere l'obiettività formale è stato finora solo quello di trasferire, in modo meccanico, la nozione di metodo propria delle Scienze della Natura con il suo ideale di dimostrabilità e obiettività, al campo delle Scienze dello Spirito, con la conseguenza di perdere di vista la specifica verità che caratterizza questi tipi di conoscenza."

    Inseguendo il metodo dimostrativo tipico della Scienza, la Filosofia sembra smarrire la sua strada. I principi aristotelici di Identità e Non-Contraddizione, pilastri della Logica tradizionale, appaiono troppo rigidi per cogliere la fluidità, la tensione e la reversibilità proprie della coscienza.

    Martin Heidegger esprime con estrema lucidità questa inquietudine: "Non è per nulla pacifico che la Logica classica e le sue regole fondamentali siano in grado di offrirci un criterio per il problema dell'Essere come tale. È possibile, al contrario, che tutta la Logica da noi conosciuta, e considerata come "piovuta dal cielo", si fondi già su una particolare risposta alla domanda sull'Essere, tale che ogni pensiero che obbidisce solamente a tali regole logiche, si trovi fin dal principio nell'impossibilità anche solo di comprendere la domanda circa l'Essere. E si trovi, ancor peggio, nell'impossibilità di svilupparla realmente e di pervenire a una risposta."

    Questa "asfissia del pensiero" appare prodotta dal dominio di una "logica binaria" che Hegel aveva a suo tempo cercato di superare col suo sistema ternario e dialettico. Il formalismo nel Linguaggio garantisce rigore, ma pare incapace di cogliere il dinamismo dell'Essere o di attingere al significato. La Filosofia resta così sospesa tra la precisione della forma e la necessità di un contenuto profondo.

    Nella prospettiva idealistica che caratterizza questo racconto, il XX secolo si presenta come un'epoca di profonda oscurità. Nel suo saggio La Crisi delle Scienze Europee e la Fenomenologia Trascendentale, Husserl denuncia l'impoverimento dell'umano sotto la pressione del formalismo e propone un ritorno alle origini della Filosofia come 'scienza dei significati'.

    "La critica alla Scienza non investe il metodo, bensì ciò che essa può significare per l'esistenza umana. L'esclusività con cui nella seconda metà del XIX secolo la visione del mondo complessiva dell'uomo moderno accettò di venir determinata dalle Scienze positive, e con cui si lasciò abbagliare dal benessere che ne derivava, ha significato un allontanamento da quei problemi che sono decisivi per un'umanità autentica. La Scienza esclude di principio proprio quei problemi che sono i più scottanti per l'uomo, il quale, nei nostri tempi tormentati, si sente in balia del destino: i problemi del senso o del non-senso dell'esistenza umana nel suo complesso. La mera "scienza dei fatti" non ha nulla da dirci a questo proposito; essa astrae da qualsiasi soggetto. La verità scientifica obiettiva è esclusivamente una constatazione di ciò che il mondo, di fatto, è. Il concetto positivistico della Scienza del nostro tempo ha lasciato cadere tutti quei problemi che erano stati inclusi nel concetto di 'Metafisica'. Nell'antica idea di Filosofia era implicato un ordine di senso dell'Essere, e quindi dei problemi dell'Essere. Perciò alla Metafisica, in quanto "scienza delle questioni ultime e supreme", spettava la dignità di "regina delle scienze". Il suo spirito conferiva a tutte le conoscenze, a quelle raggiunte da tutte le altre scienze, il loro senso peculiare. Tutte le scienze moderne finiscono col venire a trovarsi in una crisi che investe il senso in cui sono state fondate. Si tratta di una crisi che non investe i successi teoretici e pratici della specializzazione professionale, ma che tuttavia scuote da cima a fondo il senso della loro verità. La scepsi rispetto alla possibilità di una Metafisica, il crollo della fede in una "Filosofia universale" capace di guidare l'uomo nuovo, indica appunto il crollo della fede nella Ragione. Cade la fede in una Ragione assoluta che dia senso al mondo. La fede nel senso della Storia, nel senso dell'umanità, nella sua libertà in quanto attiva possibilità dell'uomo di conferire un senso razionale alla sua esistenza umana individuale e umana in generale."

    Husserl afferma che l'atteggiamento positivistico, pur efficace in ambito tecnico-scientifico, è incapace di rispondere alle domande vitali per l'uomo, lasciando un vuoto spirituale che si riflette nella deriva tecnocratica della società contemporanea. Analoghi dubbi vengono suscitati nei riguardi della Logica come scienza specialistica.

    Nell'affidarsi alla meccanica dei Segni, l'uomo avverte una perdita di significato. Se il linguaggio formale fosse capace di arrivare là dove il nostro linguaggio naturale non arriva, le frasi formali avrebbero per noi umani ancora un significato? Saremo in grado di tradurlo e comprenderlo? E se potessimo tradurlo, lo scopo di avere un linguaggio "formale" non verrebbe forse meno? E se non potessimo comprendere e comunicare ciò che il linguaggio formale è in grado di esprimere, avrebbe senso elaborare verità obiettive?

    Di fatto, se un linguaggio formale, attraverso un procedimento corretto, riuscisse a simboleggiare la realtà, ma tale risultato non fosse traducibile in termini umani, allora non sarebbe 'inutile in assoluto': esso sarebbe 'umanamente inutile'.

    Il 'senso' allora, diventa l'ultima frontiera della Filosofia. Il senso è quel fragile filo che tiene ancorato l'uomo a ciò che lo circonda. La nostra comprensione della realtà è un fenomeno totalmente e assolutamente antropocentrico e non è possibile andare "al di là" dell'uomo, se non a patto di obliterare qualsiasi significato.

    Il senso è un prodotto della spazialità, indica una collocazione e una direzione; è determinato dalla nostra posizione in rapporto allo spazio circostante. Dunque, per orientarci nell'esistenza non abbiamo bisogno dell'esito di un calcolo, ma della costruzione di una "mappa della realtà" e di ritrovare la nostra posizione al suo interno.

    Il senso, come avverte Husserl, è un prodotto della Metafisica; ma la Metafisica tradizionale, ormai fraintesa e deformata, crolla definitivamente sotto la furia di Nietzsche. Dopo di lui, niente sembra più in grado di opporsi al vuoto avvertito dalla società moderna.

    Il terzo movimento si conclude qui. Nel prossimo video esploreremo il quarto, e la funzione del Simbolo come "ponte" gettato tra il Linguaggio e una nuova, antichissima, Metafisica.

    "Al Principio!"

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica