In questo video, Elias Artista apre il confronto tra Platone e Kant sul valore del pensiero empirico e sul destino della Metafisica. Kant rivendica la necessità della critica: nulla, nemmeno la Religione e il Diritto, può sottrarsi all’esame pubblico della Ragione. Lo scopo di Kant è quello di liberare la Filosofia sia dalle metafisiche "intellettuali", cioè non ancorate a dati sensibili, sia dalle fantasie mistiche spacciate per "intuizioni sovrasensibili", come quelle del veggente Swedenborg. La Metafisica Critica o Trascendentale di Kant sottoporrà a severa analisi qualunque affermazione su Dio, sull'Anima e sul Cosmo, spostando l'attenzione sullo studio delle condizioni di possibilità che vincolano il pensiero, e sulle forme attraverso cui l'intelletto struttura i dati sensibili, come lo Spazio, il Tempo e le Categorie. Kant purifica così la Metafisica da ogni elemento "trascendente", e per definire l'Idea-Forma platonica conia il termine negativo 'Noumeno'.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    Dopo la contesa con Aristotele, terminata con la plateale vittoria di quest'ultimo e un predominio culturale durato oltre un millennio, Platone deve affrontare un nuovo potente avversario: Immanuel Kant.

    I due divergono sull'importanza del pensiero empirico, il pensiero che scaturisce dall'incontro con il Fenomeno. Mentre per Platone il pensiero empirico allontana la coscienza dalla verità, per Kant l'empiria rappresenta l'unica strada che possa rendere la Filosofia una scienza autentica.

    Se le due posizioni appaiono antitetiche, in questo capitolo mostreremo che tale divergenza può essere ricomposta esattamente come la Parte può essere ricomposta nel Tutto, perché, nonostante le premesse, Kant finisce per incontrare Platone quando il suo pensiero da soggettivo diventa “oggettivo”, e cioè Ragione Pura, ossia puro rispecchiamento delle Forme del Mondo Intelligibile che la mente individuale contiene in potenza.

    Per chiarire questa affermazione dobbiamo fare un passo indietro e tornare all'orizzonte culturale di Kant. Quando il Platonismo, nel Secolo dei Lumi, viene respinto ai margini dell'accademia, diventando materia per teologi ed esoteristi, sorge il problema di distinguere l'aspetto razionale della Metafisica dalle concrezioni fantastiche di tutti coloro che s'erano avvantaggiati della sua oscurità per costruire sistemi arbitrari o millantare conoscenze “sovrasensibili”.

    In linea con il pensiero illuminista, Kant afferma che nella conoscenza non c'è niente di così inviolabile da poter sfuggire a una giusta critica: “Il tempo nostro è proprio il tempo della critica, cui tutto deve sottostare. Vi si vogliono sottrarre la Religione per la santità sua e la Giurisprudenza per la sua maestà. Ma così, esse lasciano adito a giusti sospetti, e non possono pretendere quell'incondizionata stima che la Ragione concede solo a ciò che ha saputo resistere al suo libero e pubblico esame.”

    Con queste premesse, Kant elabora un sistema che prevede un severo criterio di validazione delle asserzioni. È motivato dall'urgenza di sbarazzarsi sia delle metafisiche cosiddette “intellettuali”, cioè non ancorate a dati sensibili, come quelle di Wolff e Leibniz, ma anche e soprattutto delle “fantasie mistiche” spacciate per “intuizioni metafisiche”, ad esempio quelle elaborate dal veggente Emanuel Swedenborg, che Kant commenta così in una lettera a Moses Mendelsohnn dell'8 aprile 1766:

    “Quanto all'opinione che ho espresso sul valore della Metafisica in generale, forse qua e là le mie parole non sono state sufficientemente attente e qualificate. Ma non posso nascondere la mia ripugnanza, e anche un certo odio, verso la tronfia arroganza di quei volumoni pieni di quelle che oggi vengono spacciate per “intuizioni”. Poiché sono pienamente convinto che la strada che hanno imboccato è completamente sbagliata e che i metodi ora in voga aumenteranno in modo spropositato la quantità di follia ed errori nel mondo. Sono ben lontano dal considerare la Metafisica stessa, obiettivamente considerata, banale o superflua. Infatti da tempo mi sono proposto di rivederne la natura e il proprio posto tra le discipline del sapere umano, e sono convinto che dalla Metafisica dipenda il vero e duraturo benessere del genere umano. I sogni ad occhi aperti di Swedenborg sono un esempio di quanto lontano ci si possa spingere nelle fabbricazioni filosofiche, senza alcun ostacolo, in assenza di dati. Se mettiamo da parte per un momento gli argomenti sui propositi divini e ci domandiamo se sia mai possibile raggiungere la conoscenza della natura dell'anima attraverso la nostra esperienza, vedremo allora se la nascita, la vita e la morte, in senso metafisico, siano cose che possiamo mai sperare di comprendere per mezzo della Ragione. Qui dobbiamo decidere se davvero non ci siano confini imposti su di noi dai limiti della nostra Ragione, o meglio, dai limiti dell'esperienza che contiene i dati per la nostra Ragione.”

    Vediamo qui espressa, in modo chiaro, la convinzione di Kant che la Metafisica scaturisca dall'elaborazione che la mente fa a partire dal dato sensibile, cioè di una sua origine “dal basso”, puramente umana.

    Nonostante ciò, Kant è convinto dell'importanza della Metafisica, tanto da esclamare: “La Metafisica è la vera, autentica Filosofia!” La nostra epoca è l'epoca della critica, e staremo a vedere cosa emergerà dai tentativi critici del nostro tempo rispetto alla Filosofia, e in particolare alla Metafisica.”

    Ma quali sono le caratteristiche che distinguono la Metafisica “dogmatica” che lo precede, dalla Metafisica “critica” che Kant si appresta a elaborare? La Metafisica “dogmatica” aveva fino ad allora preteso di elaborare affermazioni su una presunta “realtà” collocata oltre la dimensione sensibile, giungendo così a definizioni arbitrarie su argomenti come ‘Dio’, ‘l’Anima’ e il ‘Cosmo’.

    Kant respinge tali affermazioni, poiché esse non possono essere né verificate né confutate. La sua Metafisica “critica” o trascendentale intende invece occuparsi non di ciò che sta al di là dell'esperienza, ma dello studio delle condizioni di possibilità dell'esperienza stessa, e in particolare delle strutture fondamentali della conoscenza umana, come lo Spazio, il Tempo e le Categorie dell'intelletto.

    Kant intende la Metafisica come una vera e propria “scienza formale della mente”, e pensa che per restituirle la dignità perduta occorra in primo luogo depurare la materia dai contenuti arbitrari, irrazionali e teologici, per poi rifondarla su criteri inoppugnabili.

    Come scrive nella prefazione alla seconda edizione della Critica della Ragion Pura: “Nel mondo c'è sempre stata e ci sarà sempre, anche in avvenire, una Metafisica. La Critica è la preparazione necessaria allo svolgimento di una Metafisica ben fondata, come scienza che deve essere trattata secondo rigorosissime esigenze sistematiche.”

    Mettere in pratica questo proposito, tuttavia, non è affatto semplice. Kant concepisce un progetto di ricostruzione della disciplina, che implica una prima parte “distruttiva”, attuata nella Critica della Ragion Pura, e una seconda parte di costruzione di un sistema, di cui le Tavole delle Categorie rappresentano i pilastri.

    Le linee di questo progetto di costruzione emergono nei Prolegomena: “Stanchi allo stesso tempo del Dogmatismo, che nulla ci insegna, e dello Scetticismo che nulla ci promette, nemmeno la quiete d'una legittima ignoranza; stimolati dall'urgenza di un sapere del quale non ci si può in alcun modo privare, e sfiduciati, per esperienza, da quel sapere che crediamo di possedere, non possiamo non proporci una questione critica, in base alla cui soluzione potremo regolarci sulla nostra futura condotta, e domandarci: è possibile, in generale, una Metafisica?”

    La Metafisica che Kant andrà a proporre sarà depurata da ogni elemento trascendente, e per “trascendente” Kant intende proprio l’Idea-Forma platonica. Non dobbiamo però dimenticare che Kant, sulla scia di Aristotele, non può che “fraintendere” la vera natura degli enti intelligibili platonici.

    Per definire questi enti intelligibili, Kant conierà un termine negativo: Noumeno. E l'antitesi tra il Noumeno e il Fenomeno sarà l'argomento al centro del nostro prossimo video. “Al Principio!”

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