Con l'ausilio di un doppio schema, in questo video Elias Artista mostra come Kant, fuorviato dalla tradizione aristotelica, delegittimi il Mondo Intelligibile pitagorico-platonico, spostando l’attenzione dal “trascendente” al “trascendentale”, e riducendo così la Metafisica allo studio delle possibilità logiche della mente. Attraverso il diagramma archetipico Elias ricostruisce l’assetto delle facoltà umane secondo la Logica Sintetica, e mette a fuoco la mossa chiave di Kant per rendere la Filosofia una scienza: ossia lo spostamento dell’Intuizione all'interno della dimensione sensibile. Kant sostiene che Spazio e Tempo siano forme mentali che scaturiscono dall'incontro con il Fenomeno, contrariamente alla prospettiva platonica che sostiene la sussistenza delle Forme e l’autonomia del processo intuitivo, come suggerito nel Fedone. Secondo Platone le Forme - gli archetipi trascendenti dei Concetti Puri - sono accessibili alla mente umana non già a seguito del contatto col Fenomeno, ma grazie a un processo di Anamnesi dell'interiorità umana.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Bibliografia
Opere citate
- Immanuel Kant, Prolegomena, §14.
- Platone, Fedone, 65c.
- Immanuel Kant, Critica della Ragion Pura, "Dottrina Trascendentale degli Elementi Parte II", "Logica Trascendentale", "Della Ragion Pura come sede dall'Apparenza Trascendentale", "A. Della Ragione in generale".
Letture integrative
- John Sallis, The Gathering of Reason, State University Of New York Press, Albany, 2005, p. 44 sgg..
- Cesare Luporini, Spazio e Materia in Kant, Sansoni, Firenze, 1961, p. 45.
Trascrizione del video
Kant appare come uno fra i più grandi avversari di Platone perché il suo sistema trascendentale delegittima il Mondo Intelligibile, ossia la dimensione autonoma e sussistente trasmessa a Platone dai Pitagorici.
La delegittimazione era però inevitabile, perché il Mondo Intelligibile, sulla scia dell’interpretazione aristotelica, veniva inteso come una dimensione alternativa a quella reale, popolata da pseudo-oggetti che Kant dichiarerà “inconoscibili”: i Noumeni.
La Metafisica che Kant propone in alternativa non studia le Forme in quanto “vincoli trascendenti”, ma si concentra sulla ricostruzione di tutte le possibilità logiche della mente umana, i cui elementi formali, intesi come Concetti Puri, sono da lui definiti a-priori.
Proveremo adesso a schematizzare la collocazione delle facoltà umane delineate nello scorso video, partendo dal sistema pitagorico che abbiamo ricostruito nel nostro studio sulla Logica Sintetica. Ci focalizzeremo dapprima sull’intero sistema gnoseologico a quattro dimensioni, per restringere poi l’analisi solo alla dimensione psico-logica, applicando lo schema dialettico e analogico archetipico.
Ricordiamo che, dal punto di vista pitagorico, l’asse verticale esprime sempre l’antitesi tra Unità e Molteplicità, mentre l’asse orizzontale esprime sempre l’antitesi tra Composizione e Scomposizione.
Nel suo sistema, Kant opera su due fronti: delegittimando la possibilità per l’uomo di conoscere direttamente gli oggetti intelligibili, in prima battuta, “cancella” il Mondo Intelligibile come dimensione sussistente, spostando di conseguenza l’attenzione dal trascendente al trascendentale, cioè al suo riflesso psico-logico.
Osserviamo ora il diagramma di destra, che si concentra solo sulla dimensione psico-logica, e vediamo come Kant, delegittimando la possibilità dell’Intuizione degli oggetti intelligibili, la trascini in basso, all’interno della dimensione sensibile.
A causa della cancellazione della dimensione di Forme come realtà sussistente, la Metafisica viene da Kant ridotta allo studio di una “regione” della mente umana, popolata da Concetti Puri.
In conseguenza di questa operazione, Kant sdoppia le funzioni di Ragione e Intelletto, in base alla tensione verso elementi puri o empirici. È evidente che lo spostamento dell’Intuizione è la chiave di volta del sistema.
Spazio e Tempo, che per Platone sono i riflessi delle Forme di Unità e Molteplicità intuite da ogni essere umano, per Kant scaturiscono soltanto a seguito del contatto col Fenomeno:
“Io trovo che tutte le proprietà che costituiscono l’Intuizione di un corpo appartengano soltanto al suo Fenomeno.”
Viceversa, per Platone l’Intuizione è una facoltà diametralmente opposta alla percezione sensoriale dei Fenomeni, perché antecedente rispetto al Fenomeno. Le Forme del Mondo Intelligibile sono indipendenti dall’esperienza sensibile.
L’uomo non ha bisogno di desumere tali Forme dal contatto col Fenomeno, poiché esse sono già dentro di lui e possono essere portate alla luce attraverso un processo di Anamnesi.
Durante questa attività di auto-esplorazione, di scavo nella propria interiorità, gli stimoli prodotti dai Fenomeni sono invece fonte di grande perturbamento, come scrive nel Fedone:
“L’anima ragiona al meglio quando nessuno dei sensi la turba: né la vista, né l’udito, né il piacere, né il dolore; ma quando si raccoglie il più possibile in se stessa, abbandonando la materia e interrompendo, per quanto possibile, il legame con il corpo, protendendosi verso l’essenza.”
Ora, se Platone afferma che le Forme sono trascendenti e sussistono a prescindere dalla mente individuale, è perché esse non sono prodotte dall’uomo, ma sono intrinseche alla “logica della realtà” e sono soltanto “riflesse” dalla mente umana, sottoforma — nel lessico kantiano — di Concetti Puri.
La differenza tra Kant e Platone potrebbe apparire di poco conto, dato che il primo colloca le medesime forme all’interno della mente e il secondo in una dimensione a parte, che però può essere ricostruita integralmente dalla mente grazie all’attività speculativa.
Ci sono però delle implicazioni molto più profonde, perché per Platone, che segue Pitagora, tutto l’universo è modellato in base alle medesime leggi: le forme logiche non sono di esclusiva pertinenza della mente umana, ma sono i vincoli in base ai quali tutta la realtà si modella.
Effettivamente, il fatto che le leggi della Fisica possano essere ricostruite dall’uomo attraverso un processo speculativo crea dei problemi alla posizione di Kant, come vedremo in seguito.
Tuttavia, Kant non può sostenere la tesi pitagorica di una identità formale tra Concetti Puri e Forme, perché per farlo dovrebbe prima trovare la chiave della consonanza tra “mente” e “realtà”, e dovrebbe codificare questa identità in una formula dinamica.
Kant invece elenca i suoi Concetti Puri in una lista, ma non riesce a ricostruire un sistema logico dinamico. Sta di fatto che, nel ridurre le quattro originarie dimensioni gnoseologiche a tre, Kant si trova costretto a rimodulare l’opera della Ragione.
Diversi studiosi hanno fatto notare quanto il concetto di Ragione in Kant sia fondamentalmente ambiguo. Nella Dialettica Trascendentale, quasi a metà della Critica, Kant si propone di caratterizzarla, e lo fa utilizzandola in due sensi: uno ristretto e uno ampio.
Nella caratterizzazione “ristretta”, la Ragione, in quanto facoltà sintetica, si contrappone alla facoltà analitica dell’Intelletto. Nel diagramma, l’opposizione destra/sinistra.
Nella seconda caratterizzazione, quella “ampia”, in quanto rielaboratrice del materiale fornito dall’Intuizione, la Ragione si contrappone alla Sensibilità. Nel diagramma, l’opposizione alto/basso.
Kant quindi sdoppia sia la Ragione che l’Intelletto, a seconda del materiale empirico o puro. Abbiamo così la “Ragione Empirica”, che, rivolta ai Fenomeni, astrae dal contenuto della conoscenza empirica, e la “Ragione Trascendentale” o “Pura”, che, come scrive:
“contiene in sé l’origine di certi concetti e principi, che non prende né dai Sensi, né dall’Intelletto.”
Tuttavia, come il nostro diagramma mostra in modo chiaro, la cancellazione del Mondo Intelligibile e il degrado del trascendente a trascendentale, operata da Kant, genera una asimmetria che gli complicherà notevolmente il sistema.
Perché, se da un lato ha bisogno di un “opposto contrario” dell’Intelletto, ovvero una facoltà sintetica opposta all’analitica, dall’altro ha bisogno di un “opposto correlativo” della Sensibilità, ovvero una facoltà che opponga l’Unità del pensiero alla Molteplicità dei sensi.
Di fatto, quindi, la scomparsa del Mondo Intelligibile come “quarta dimensione”, che per il Realismo Idealista è la dimensione delle Forme oggettive sulle quali si modellano tutte le altre dimensioni, rappresenta per la Filosofia una perdita molto grave.
Nel prossimo video esploreremo la reazione degli idealisti realisti a questa “scomparsa”. «Al Principio!»