In questo video, Elias Artista analizza il rapporto fra Oggettività e Trascendenza alla luce della Linea Divisa di Platone e dell'Archilogon. Dal momento che l’Oggettività coincide con la 'Logica del Tutto', la mente individuale - modellata sulla 'Logica della Parte' - può attingervi solo trascendendo la propria dimensione psico-logica di partenza e riconfigurando la propria architettura logica sulle Forme archetipiche. Da qui la critica a Kant: se si elimina la dimensione intelligibile, si elimina anche la possibilità stessa di affermare qualcosa di oggettivo. L’esempio di Newton e della Legge di Gravitazione attinta tramite un processo di speculazione pura, illustra il passaggio dalla percezione del fenomeno singolare alla comprensione della legge, inteso come un vero e proprio “cambio di dimensione” della coscienza.
Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.
Bibliografia
Opere citate
- Immanuel Kant, La Logica Jäsche, Introduzione, I, 16. In Lectures on Logic, Ed. J. M. Young, Cambridge University Press, Cambridge., 1992, p. 531.
- Immanuel Kant, Prolegomena, 3-5. Ed. it. Laterza, Bari, 1948, p. 84-86.
- Immanuel Kant, Prolegomena, 38. Ed. it. Laterza, Bari, 1948, p. 108.
- Immanuel Kant, Prolegomena, 20. Ed. it. Laterza, Bari, 1948, p. 97.
- Georg W. F. Hegel, Lezioni di Storia della Filosofia. Ed. it. Codignola, Sanna, La Nuova Italia, Firenze, 1964, Vol. III 2, p. 288.
Letture integrative
- Isaac Newton, Principi Matematici della Filosofia Naturale, ed. A. Pala, UTET, Torino, 1965.
Trascrizione del video
Soffermiamoci ad osservare il nostro diagramma archetipico. Esso mostra le quattro facoltà conoscitive umane inquadrate dai quattro livelli di conoscenza indicati dalla Linea Divisa.
Tralasciamo per ora i due livelli platonici più bassi che tratteremo in futuro, e consideriamo solo i due circoli toccati dalla Linea Divisa, ovvero quello della Noesis, meta della Ragione sintetica e ternaria, e quello della Dianoia, meta dell’Intelletto analitico e binario.
In questa rappresentazione, il circolo maggiore del Mondo Intelligibile racchiude il circolo minore del Mondo Sensibile, e quindi rappresenta la super-logica del Tutto, che include la sub-logica della Parte. La super-logica del Tutto è trascendente, universale e oggettiva, poiché la sua unità comprende la molteplicità delle sub-logiche delle Parti, attuali, singolari e soggettive.
La sub-logica della Parte però è potenzialmente oggettiva, e può diventarlo quando si “eleva”, grazie alla facoltà sintetica e ternaria della Ragione, al di sopra del pensiero che coglie i Fenomeni singolari, attingendo la conoscenza delle Forme originate da una dimensione che si sottrae ad ogni percezione, ma che è riflessa nell’interiorità umana in una zona sub-liminale. Questi riflessi, queste “ombre”, per utilizzare le parole di Socrate, sono gli a-priori di Kant.
Nel dialogo della Repubblica, Platone non si chiede cosa siano i “corpi” che producono le “ombre”, perché sa che essi sono privi di proprietà intrinseche. Infatti le Forme non si distinguono in base a Proprietà, ma in base a Relazioni. Esse sono appunto forme logiche che è possibile esprimere attraverso linee e cerchi geometrici, forme modellate su vincoli immateriali puramente intuiti.
Ora, Kant proclama che nell’utilizzare in modo corretto le regole della logica che lui si propone di formalizzare, il pensiero umano è in grado di attingere all’Oggettività:
“La Logica è la Scienza della Mente, una scienza a-priori delle leggi necessarie del Pensiero, non in relazione a oggetti particolari, ma a tutti gli oggetti in generale. È una scienza dell’uso corretto della mente, non in senso soggettivo, cioè non secondo principi empirici o psicologici, ma in senso oggettivo, cioè in base a principi a-priori secondo i quali si dovrebbe pensare.”
Ma, come appare chiaro dal diagramma, nel tendere all’Oggettività, il pensiero deve necessariamente “trascendere” la dimensione psico-logica di partenza, perché in quel momento smette d’essere Logica della Parte per abbracciare la Logica del Tutto. Ciò che è oggettivo è allo stesso tempo universale, potenziale e necessario.
Se l’Oggettività fosse infatti attuale e immanente, tutti gli esseri umani sarebbero naturalmente oggettivi, senza alcuno sforzo. Se fosse singolare, anziché universale, non si darebbe alcuna scienza, perché non sarebbe possibile racchiudere in una legge i singoli fenomeni percepiti.
Il punto è allora questo: se Kant riuscisse davvero a “cancellare” la dimensione intelligibile trascendente, cancellerebbe anche la possibilità per la mente individuale di attingere all’Oggettività, mettendosi così sotto scacco da solo. Infatti, per quanto sofisticato possa risultare il suo sistema, egli non potrebbe più affermare niente di oggettivo, e non potrebbe applicare questo proclama alle sue Categorie, poiché si “imprigionerebbe” da solo nella dimensione psicologica e soggettiva.
Isaac Newton è passato dalla percezione singolare di una mela caduta dall’albero, all’elaborazione della Legge di Gravitazione Universale. Ma quando ha compiuto questa impresa, la sua coscienza ha letteralmente cambiato dimensione: è passata da quella sensibile, dalla Eikasia, e cioè l’impressione della mela, alla Noesis, cioè la comprensione della legge, applicando uno schema di Relazioni Formali che non risiedevano nella mela, ma nella dimensione intelligibile delle Forme, che in quel momento si erano improvvisamente riflesse nella mente di Newton, nella loro configurazione corretta.
Questo perché Newton, grazie a un processo speculativo, ha riconfigurato la propria architettura logica. La Legge di Gravitazione, una delle Relazioni Formali che appartengono alla Logica della Realtà, non solo è preesistente a tutti gli alberi e a tutte le mele, ma anche alla stessa mente di Newton, ed è quella legge — “che i mortali faticano a comprendere”, come dice Eraclito — ad aver prodotto la famigerata caduta.
Newton ha dunque smesso di ragionare come un giocatore, per iniziare a ragionare come il creatore del gioco. Quando si trova nel suo stato di individualità e soggettività psico-logica a cui l’inchioda il pensiero empirico, la mente individuale non può contenere l’universale oggettivo, perché per farlo deve giocoforza estendersi oltre i suoi limiti, e cioè “trascendere” la condizione di partenza e rimodellare i propri nessi logici sulle Forme oggettive.
L’operazione di Kant di “imprigionare” l’Oggettività nella mente individuale è aporetica. La Parte non può racchiudere o comprendere attualmente il Tutto, se non quando è diventata Tutto essa stessa. La mente-come-Parte deve quindi trascendere se stessa e passare dalla dimensione psico-logica di partenza a quella metafisica.
La dimensione metafisica non è prodotta dalla mente individuale, ma è da essa riflessa, in modi più o meno limpidi. Viene riflessa tanto più chiaramente quanto più è stata rettificata la superficie dello “specchio riflettente”.
Questo ha delle importanti conseguenze sulla Scienza della Natura. Nei Prolegomeni, ad esempio, Kant si domanda come sia possibile una Fisica Pura:
“Tra i principi della Fisica generale ce ne sono alcuni che realmente hanno quella universalità che noi esigiamo, come, ad esempio, la proposizione che la sostanza permane e non si distrugge; che tutto quello che accade dipende sempre da una causa predeterminata secondo leggi costanti, eccetera. Sono, queste, vere leggi universali di Natura che sono del tutto valide a priori. Vi è pertanto, effettivamente, una Fisica Pura. Per cui sorge la domanda: come è possibile conoscere a priori la necessaria regolarità dell’esperienza in rapporto a tutti i suoi possibili oggetti?”
Kant sostiene giustamente che le teorie fisiche non sono il prodotto diretto del processo induttivo ed empirico, perché:
“La legislazione suprema della Natura deve risiedere in noi stessi, nella nostra mente, e non dobbiamo chiedere le leggi universali della Natura alla Natura stessa per il tramite dell’esperienza, ma anzi, dobbiamo derivare la Natura — intesa come regolarità universale — esclusivamente dalle condizioni di possibilità dell’esperienza che risiedono nei nostri sensi e nella nostra mente.”
I Fenomeni vengono organizzati dai nostri a-priori, grazie ai quali possiamo elaborare le leggi di Natura. Kant naturalmente non pensa che l’uomo imponga le leggi alla Natura, ma che le ritrovi, le comprenda e le rappresenti attraverso le teorie della Fisica.
Ciò che gli interessa specificare è che tali leggi generali sono il prodotto degli a-priori, ossia delle forme possibili attraverso cui l’esperienza può estrinsecarsi:
“I principi dell’esperienza possibile sono, nello stesso tempo, leggi universali della Natura che si possono conoscere a priori.”
Se queste leggi appartenessero solo al mondo fisico e non al pensiero, noi non potremmo attribuire loro una funzione vincolante per la nostra logica; se le leggi appartenessero solo al pensiero e non al mondo fisico, i Fenomeni potrebbero comportarsi eludendo le nostre previsioni.
Kant dunque postula un accordo, una identità tra l’architettura dei nostri concetti a-priori, che costituiscono il suo sistema trascendentale, e l’architettura delle leggi fenomeniche, che costituisce un sistema naturale.
Come è possibile questa identità tra leggi della mente e leggi di natura? Kant dice: o queste leggi vengono ricavate dalla Natura per via dell’esperienza, oppure il comportamento della Natura viene dedotto in modo generale dalle leggi della possibilità dell’esperienza. Kant propende per questa seconda ipotesi.
A questo punto un platonico non può trattenere la domanda: dove risiede questo accordo tra mente e Natura? In quale delle dimensioni gnoseologiche risiede quella regolarità universale a cui sottostanno sia gli a-priori della mente, sia i Fenomeni della Natura?
Se lo chiede esplicitamente Hegel:
“Se universalità e necessità non si trovano nelle cose esteriori, sorge il quesito: dove si trovano mai?”
La loro identità, risponde Kant in modo ambiguo, risiede nelle “condizioni di possibilità” dell’esperienza. Questa, più che una risposta, sembra una via di fuga. Che dimensione gnoseologica è questa? Non è quella mentale né quella fisica, poiché entrambe ne vengono informate. Non è esistente né attuale, poiché non è collocata nello Spazio e nel Tempo, ed è al tempo stesso potenziale e necessaria.
Questa dimensione dovrebbe contenere tutto ciò che è possibile e ciò che non lo è, esattamente come le regole degli scacchi, che non sono contenute né nella scacchiera o nei pezzi, né nella mente dei giocatori.
Questa dimensione delle possibilità è il Mondo Intelligibile, il mondo delle pure Forme, il mondo trascendente della Metafisica di Pitagora e Platone, e non la caricatura aristotelica, né la sua versione mentale e trascendentale.
Nel prossimo video porteremo a compimento la critica a Kant, e approfondiremo l’analisi del concetto di trascendenza della mente individuale tesa alla ricerca dell’Oggettività. «Al Principio!»