In questo video, Elias Artista continua ad analizzare i concetti di 'conoscenza oggettiva' e di 'trascendenza', utilizzando Isaac Newton come paradigma. La Linea Divisa di Platone indica come l’accesso all’Oggettività richieda una riconfigurazione della mente individuale sulle Relazioni Formali archetipiche che costituiscono la Logica della Realtà. L’esempio di Newton mostra quindi il passaggio dalla semplice osservazione dei fenomeni (Eikasia) alla comprensione delle leggi universali (Noesis), cioè un movimento che trascende il piano sensibile e psico-logico per arrivare a quello metafisico. In questa prospettiva, la critica a Kant mostra che la sua Ragion Pura, pur descrivendo con grande profondità il riflesso della struttura intelligibile, si limita all'analisi della superficie dello specchio, senza riconoscere pienamente la sussistenza del “corpo” oggettivo che produce tale immagine.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    Quando Kant dice che noi siamo in grado di conoscere a priori la regolarità universale della Natura, in realtà non si accorge che è assolutamente necessario collocare le Forme, riflesse nei suoi Concetti Puri, in una quarta dimensione che risiede al di là della Mente e al di là del Mondo Sensibile, e che le contempla entrambe.

    Isaac Newton, studiando i rapporti fenomenici, raggiunge il traguardo della Conoscenza Oggettiva arrivando a rimodellare il suo spazio concettuale sulle Relazioni Formali metafisiche che costituiscono la Logica della Realtà. Per poter comprendere la "super-logica del Tutto" attraverso un atto introspettivo, Newton abbandona la "sub-logica della Parte", lasciandosi alle spalle la dimensione psico-logica di partenza per attingere a quella metafisica.

    Egli specula su Forme che non sono né concettuali né sensibili. Newton non si chiede cosa siano “in se stesse” le Relazioni Formali da lui intuite — è celebre il suo rifiuto, condensato nella frase «Ipotheses non fingo» — esattamente come non se lo chiede Socrate quando spiega a Glaucone la Linea Divisa. Nessuno dei due si preoccupa del Noumeno che tanto mette in ansia Kant.

    Infatti ci si accosta ad esso — senza mai toccarlo — con la Geometria, perché il Noumeno non è un "ente", ma una Forma, un vincolo, un nesso ideale.

    Nel Fedone, Platone ci descrive il processo di Anamnesi:

    “Quando l’Anima procede da sola alla ricerca di se stessa, allora raggiunge il puro, l'eterno, l'immortale e l'invariabile; perché è composta da questi stessi elementi, e nasce assieme ad essi. Ogni volta che le accade di raccogliersi in se stessa, e le è possibile, essa cessa dal suo errare, e rimane ferma e stabile, perché tali sono appunto questi elementi a cui rivolge l'attenzione. E questa condizione è ciò che chiamiamo 'Saggezza'.”

    La coscienza dell’uomo, come dimostra il fenomeno del genio, ha la potenzialità per conformarsi alla Logica della Realtà, e alla sua struttura di Forme, attraverso un atto di profonda introspezione che lo guida alla trascendenza. Ma non è necessario attribuire a questo termine alcun connotato teologico: la trascendenza, infatti, non è altro che l’acquisizione del Pensiero Oggettivo in senso strettamente filosofico.

    Episteme significa sussistenza, "ciò che sta in piedi da solo", e indica uno status di 'trascendenza' rispetto alla "sub-logica della Parte". È una condizione di validità legislativa universale, poiché ciò che è sussistente non dipende da nient’altro e detta le sue leggi a ciò che è ad esso subordinato.

    Nel Timeo, Platone afferma la perfetta e assoluta conoscibilità delle Forme metafisiche e sostiene che il Mondo Intelligibile, essendo stabile, è l’oggetto della vera conoscenza filosofica. Anche il Mondo Sensibile può essere conosciuto, e diventerà infatti oggetto della conoscenza scientifica, ma le conoscenze basate sui Fenomeni rimangono al rango di nozioni di secondo grado:

    “Questo è il mio pensiero: Conoscenza Oggettiva e Conoscenza Soggettiva sono due modalità diverse, perché esistono degli enti che non sono percepibili tramite i sensi, ma soltanto attraverso la mente. Si tratta di modalità diverse perché hanno origini separate e distinte: infatti la Conoscenza Oggettiva è frutto della Comprensione, la Conoscenza Soggettiva è un prodotto della retorica: una è razionale, l’altra irrazionale. Della Conoscenza Soggettiva partecipa ogni uomo, della Conoscenza Oggettiva gli Dèi e un piccolo numero di esseri umani.”

    Quella “piccola parte” dell’umanità che attinge la Conoscenza Oggettiva è rappresentata dai veri filosofi, cioè da coloro che comprendono i fondamenti della teoria delle Idee-Forme. Per Platone esiste dunque un “percorso di ristrutturazione” che una mente individuale deve affrontare se vuole elevarsi dalla soggettività della Doxa, oggetto di Impressioni e Credenze, all’oggettività dell’Episteme, raggiunta col rispecchiamento della Logica della Realtà, oggetto del Sapere e della Comprensione.

    La Linea Divisa è chiara in tal senso: ci dice che, per poter adeguare la propria struttura mentale alla struttura della Realtà, è necessario disciplinarsi e cercare ciò che rimane stabile e invariato nel flusso del Divenire. Questi elementi che permangono sono le Idee-Forme e l’architettura logico-metafisica che struttura la dimensione intelligibile.

    I più grandi geni della storia, individuando in modo corretto le Relazioni Formali archetipiche, sono stati capaci di elaborare, tramite il Linguaggio matematico, quelle leggi universali che descrivono il comportamento dei Fenomeni. È vero: l’osservazione del mondo e delle sue Proprietà sensibili è la base della conoscenza, e ciò costituisce l’oggetto del Sapere (Dianoia). Ma per attivare la Comprensione (Noesis) dobbiamo allontanarci dal puro dato percettivo e riconoscere le Relazioni Formali di cui tali Fenomeni partecipano, compiendo un salto in una dimensione diversa, percorrendo cioè l’ultimo tratto della Linea Divisa, esattamente come ha fatto la mente speculativa di Newton sotto il suo melo.

    Questo non è altro che il presupposto della Fisica Teorica. Dunque i passaggi sono questi: se è vero che i Fenomeni fisici sottostanno a delle leggi oggettive; e se è vero che il Pensiero soggettivo è in grado di ricostruire quelle leggi oggettive; allora il Pensiero attualmente soggettivo è "potenzialmente" oggettivo. Per cogliere l'oggettività occorre “riconfigurare” l’intelaiatura logica della mente sulla struttura universale di Relazioni Formali archetipiche.

    L’indagine pitagorica e platonica su questa struttura di Forme archetipiche prende le mosse dalla Dialettica, ovvero dall’analisi logica delle Relazioni di Opposizione. È proprio da questo punto di vista, ossia sul piano della rappresentazione delle Relazioni Formali, che la posizione di Platone e quella di Kant finiscono inevitabilmente per convergere, dando però ragione al primo: la Psyché costruita dal Demiurgo platonico, sul piano metafisico, e l’architettura della Ragion Pura di Kant, sul piano psico-logico, non sono, nella loro essenza, due entità differenti.

    Se lo sembrano è perché è diversa la prospettiva da cui entrambi osservano lo stesso oggetto. Entrambe le superfici dei loro specchi — quanto di più limpido abbia mai prodotto il genere umano — riflettono l’immagine di uno stesso “corpo”, con le differenze dovute alle distorsioni, alle imperfezioni di una coscienza in evoluzione che fatica a staccarsi dall’empiria.

    Mai, come in questo passo di Kant, la descrizione della Ragion Pura appare così simile alla Psyché platonica:

    “La Ragione Pura è una sfera così completa, e in se stessa così connessa in tutto e per tutto, che non si può toccare una parte senza toccare tutte le altre, e nulla si può conoscere senza prima aver assegnato a ciascuna il suo posto e la sua influenza sulle altre. Giacché, non essendovi fuori di essa nulla che possa rettificare il nostro giudizio, la validità e l’uso di ciascuna parte dipende dal rapporto che questa parte ha con le altre nella Ragione stessa. E come nella costituzione di un corpo vivente, il fine di ciascun organo può essere tratto soltanto dal progetto complessivo.”

    Chiunque rilegga questo passo con obiettività avverte che Kant non sta descrivendo un banale “schema dell’esperienza possibile”, ma una dimensione molto tangibile, sede della verità, i cui vincoli logici sono talmente solidi che il pensiero non può oltrepassarli, proprio come un corpo umano non può attraversare un muro di mattoni.

    Questa, per noi, è una tra le descrizioni più belle del riflesso del Mondo Intelligibile sullo specchio, e del progetto della Filosofia. Platone e Kant ambiscono entrambi a formulare una ‘Teoria del Tutto’, ricostruire un sistema di forme oggettive, e hanno degli avversari comuni: i persuasori, i mistificatori, i relativisti.

    Il problema è che adottano sistemi diversi per combatterli: Kant cerca la chiave dell’Oggettività sulla superficie dello specchio, dove però essa non risiede, e cerca di delegittimare chiunque millanti di essersi voltato a guardare direttamente il “corpo” che ha prodotto il riflesso. Nemmeno Platone si è mai voltato, ma ha compreso che quel “corpo” che produce il riflesso sussiste, e noi abbiamo il dovere di congetturavi.

    Nel prossimo video, l'ultimo della tappa Nous, trarremo le conclusioni del confronto tra Platone e Kant, e chiariremo ulteriormente la funzione dell'Archilogon. “Al Principio!”

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica