In questo video, Elias Artista approfondisce il rapporto di consonanza formale tra Platone e Kant, mostrando come, seguendo la dottrina pitagorica, il Pensiero Soggettivo possa elevarsi al Pensiero Oggettivo attraverso la contemplazione delle Relazioni Formali archetipiche. Il video introduce il presupposto dell’indagine archilogica, chiarisce il ruolo dell’Archilogon come strumento universale di riconfigurazione del pensiero, e interpreta le Categorie kantiane e le Idee/Forme platoniche come espressioni convergenti di una medesima logica, quella che da più filosofi è stata identificata come "Logica Pura".

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    L’essenziale consonanza tra Platone e Kant è stata espressa in varie declinazioni dalla Scuola di Marburgo, sebbene i tempi correnti imponessero più volentieri di trascinare Platone sul versante trascendentale di Kant, piuttosto che portare Kant sul versante trascendente di Platone.

    In ogni caso, si era ben lontani dall’esprimere questa consonanza attraverso un diagramma logico, nonostante esso sia l’unico modo per riconfigurare la mente individuale sulle Relazioni Formali archetipiche e rendere quanto più possibile limpida la propria superficie riflettente.

    In questo capitolo Nous ci è sembrato di aver chiarito a sufficienza il presupposto dell’indagine archilogica: solo in virtù del peculiare rapporto tra Pensiero Soggettivo (Doxa) e Pensiero Oggettivo (Episteme) si può comprendere la necessità di costruire uno strumento semiologico universale.

    Perché è grazie alla contemplazione, alla theoria, delle Relazioni tra Forme archetipiche, che diventa possibile per il filosofo riconfigurare l’architettura del proprio universo mentale sulla struttura di Forme della Realtà.

    È questo stesso strumento a consentirci di concludere le identità analogiche tra Kant e Platone: se le teorie filosofiche sono strutture fatte di Relazioni logiche tra Concetti, solo una struttura logica universale può inquadrare il pensiero di entrambi, ponendo così in luce identità e differenze.

    La struttura definisce le Relazioni fra i suoi elementi interni. Possiamo dire che il luogo logico significa. Se due Concetti all’apparenza diversi possiedono uguali proprietà relazionali, determinate dalla loro specifica collocazione in una struttura logica, allora sono equivalenti, analogici.

    Nel capitolo dedicato alla costruzione dell’Archilogon mostreremo il rapporto di consonanza formale tra la Psyché di Platone e la Ragion Pura di Kant.

    Nel momento in cui Kant deduce le sue Categorie, cioè le forme logiche attraverso cui la Ragione conosce la Realtà, sta di fatto ricostruendo, attraverso un atto speculativo, le Forme archetipiche intuite, Forme attraverso cui la Realtà ha modellato la Ragione umana, e che la coscienza di Kant ha raggiunto e compreso nel suo spersonalizzarsi.

    Nel capitolo Analogia parleremo di come Kant raggiunga l’Oggettività grazie al metodo dialettico, meccanismo della Logica Sintetica, in cui due elementi opposti sono mediati da un terzo elemento.

    Nell’operare una Deduzione Strutturale, di cui parleremo nel capitolo Pitagora, per ritrovare le sue Categorie, Kant tocca il vertice noetico. Lo fa inconsciamente, dal momento che continua ad avanzare dando, per così dire, le spalle al Mondo Intelligibile, di cui, per fedeltà ai suoi stessi criteri, non può provare l’esistenza attraverso gli strumenti della Scienza.

    Le Categorie kantiane sono uno dei più alti frutti dello spirito umano. L’architettura della Ragion Pura nasce sì come prodotto di una mente individuale, ma è qualcosa di più e di qualitativamente diverso: nell’opera speculativa di ricostruzione delle Categorie, la riflessione di Kant si subordina alle forme logiche determinate dallo Spazio-Tempo, e autodisciplinandosi cambia forma, assumendo la forma a cui si assoggetta.

    Si eleva cioè dalla Soggettività all’Oggettività, dalla Singolarità all’Universalità, e dismette la propria individualità esattamente come, durante un calcolo, un matematico depone la propria soggettività e si fa tramite di qualcosa di impersonale e di oggettivo che trascende la dimensione psico-logica di partenza.

    Siamo nella sfera, come scrive Husserl, della Logica Pura:

    “Il contenuto oggettivo della Scienza, nella misura in cui essa soddisfa effettivamente l’intenzione che le è propria, è del tutto indipendente dalla soggettività di chi svolge l’indagine, dalla peculiarità della natura umana: esso è precisamente una verità oggettiva. La Logica Pura si rivolge appunto a questo aspetto ideale, cioè alla forma. Ciò significa che essa non si rivolge a ciò che appartiene alla materia particolare di determinate scienze singole, alle proprietà eventuali delle loro verità e delle loro forme di connessione, ma a ciò che in generale è attinente alle verità e ai loro collegamenti teoretici. Perciò qualsiasi scienza, dal punto di vista teoretico oggettivo, deve essere conforme alle sue leggi, che hanno un carattere assolutamente ideale.”

    Le Idee/Forme di Platone e le Categorie che Kant ha ricostruito sono le medesime. Quelle platoniche, viste dall’alto, sono l’espressione di una suprema Logica della Realtà. Quelle kantiane, viste dal basso, sono il catalogo delle possibilità del Pensiero organizzate in un sistema completo e coerente, che una mente ritrova in se stessa come riflessi e ricostruisce quando si disciplina a pensare oggettivamente.

    Pensiero Soggettivo e Pensiero Oggettivo non sono due Opposti Contrari, bensì due Opposti Correlativi: rappresentano il medesimo percorso colto in due stadi evolutivi diversi e in conformazioni diverse.

    Come dice Marco Aurelio, una mente individuale è un frammento della Mente Universale perché la sua soggettività è dovuta alla sua condizione di separatezza corporea, di Parte, che la incatena all’esistenza, ovvero a un preciso luogo dello Spazio e a un preciso momento del Tempo.

    Il suo livello di evoluzione è misurato dall’ampiezza raggiunta dalla coscienza, che nel perseguire la vera conoscenza è in tensione verso l’Universale. L’Universale non risiede in una mente che si focalizza sul Singolare, ma risiede nella mente che pensa l’Universale elevandosi coscientemente all’Universale.

    Quando i giocatori di scacchi giocano, nessuno dei due muove i pezzi secondo il capriccio che porterebbe alla vittoria spazzando via le pedine dell’avversario con un gesto della mano: il pensiero individuale di entrambi si subordina alla logica universale delle regole, si modella, si adatta, si trasforma; non è più il prodotto di due coscienze distinte, ma entrambe si fondono in una sola forma che le trascende.

    E durante la partita, i due giocatori non hanno bisogno di parlare. S’intendono sulle mosse possibili o impossibili, quasi si leggessero nel pensiero. Leggere nel pensiero è una metafora poetica per dire che si pensa utilizzando la stessa forma.

    Ciò su cui i due giocatori non possono intendersi, per fortuna e disgrazia umana, sono le strategie individuali, appunto perché non sono universali: sono individuali, distinte, hanno forme diverse, perché tese non a scopi universali, ma particolari e singolari.

    Platone ci dice che il pensiero umano è capace di evoluzione, e attraversa delle fasi dovute a un rimodellamento logico. Il Pensiero Oggettivo non è che l’adeguamento del Pensiero Soggettivo, guidato dalla volontà e dalla disciplina, alla Logica della Realtà.

    E l’Archilogon, quale che sia la sua origine storica, è lo strumento che può aiutare il Pensiero Soggettivo a conformarsi al Pensiero Oggettivo attraverso la contemplazione delle Relazioni Formali che costituiscono la sua struttura.

    Nel capitolo Simbolo abbiamo raccontato l’esilio della Filosofia dalla sua vocazione originaria per offrire un compendio elementare della prospettiva idealistica che informa il nostro progetto, focalizzandoci poi sul particolare rapporto che lega Kant a Platone e sul solco scavato tra la Gnoseologia antica e quella moderna.

    Molto è stato trascurato, ma tutti i temi compendiati dalla Filosofia, etici, politici, giuridici, estetici, sono subordinati al problema della conoscenza, perché il nostro modo di conoscere determina l’orientamento delle nostre scelte, e quindi delle nostre azioni.

    La logica di una coscienza focalizzata sull’empiria genera un tipo di comportamento umano sostanzialmente diverso dal comportamento modellato da una logica focalizzata sull’idealità. Chi agisce per conto della Parte, fatica infatti a comprendere chi agisce per conto del Tutto.

    Il modo di vivere pitagorico, esaltato da Platone, è frutto di questa logica, e nei prossimi capitoli noi lo ricostruiremo quanto più fedelmente possibile.

    Nel corso dei secoli Platone è stato esplorato a fondo soprattutto dal punto di vista etico, politico e pedagogico, poiché questi aspetti sono facilmente enucleabili, ma tali dottrine sono diretta conseguenza della loro collocazione in un’architettura globale, che potremmo definire pansofica. Essi sono frutto di una Logica Sintetica.

    Scrive Jaeger:

    “Per Platone, il problema morale di Socrate era stato fin dall’inizio un problema di conoscenza. La questione del retto intuito morale, della phronesis, per adoperare il nome che Socrate aveva attinto all’uso corrente della lingua greca, celava in sé l’ancora più profondo problema dell’essenza del conoscere in generale e della vera natura dell’essere.”

    Senza una risposta convincente alla domanda di Socrate, e cioè: «Come l’uomo conosce ciò che conosce?», qualsiasi affermazione, anche la più autorevole, appare debolmente fondata, ed è quindi esposta alla corrosiva ironia di quel maestro che nulla diceva di sapere.

    Nei prossimi capitoli torneremo indietro per riprendere e approfondire il filo rosso dell’Idealismo, ovvero il suo nucleo pitagorico, raccontando della comunità fondata e guidata dal più grande erede spirituale di Pitagora.

    “Al Principio!”

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica