In questo video, Elias Artista affronta il problema del rapporto tra Monismo e Dualismo nella filosofia di Platone, mostrando come tale opposizione possa essere compresa attraverso una logica particolare, che trascende i Principi di Identità e Non-Contraddizione. A partire dalle testimonianze di Simplicio, Eudoro d’Alessandria, Platone e Proclo, il video ricostruisce la polarità dialettica pitagorica tra l’Uno-Tutto e l’Uno-Parte, che nel diagramma archetipico danno vita alla famosa coppia del "Grande" e del "Piccolo". Grazie alla rappresentazione diagrammatica appare evidente come Monismo e Dualismo non siano prospettive incompatibili, ma due modalità complementari di focalizzazione sulla medesima struttura logica. Il percorso conduce così alla definizione di un "campo di tensione polare", fondamento della Dialettica, motore della Logica Sintetica.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    L’approccio filosofico di Platone suscita diversi problemi teorici, e tra questi il presunto conflitto tra Monismo e Dualismo. Il metodo dialettico di matrice pitagorica che abbiamo introdotto nello scorso video indurrebbe a pensare che Platone veda la Realtà scissa in due principi antitetici, e questo stride con la famosa concezione del Bene come ente unico e supremo, elemento che farà di lui l’alfiere del monoteismo cristiano.

    Ora, se noi dovessimo ragionare utilizzando i Principi di Identità e Non-Contraddizione della logica classica, potremmo rimanere bloccati nell’indecisione. Se la Realtà è monadica, non può essere al tempo stesso diadica. Eudoro d’Alessandria, citato da Simplicio, ci offre degli indizi preziosi:

    “Si può dire che i Pitagorici affermino che su un piano superiore l’Uno è il principio di tutte le cose, mentre su un piano inferiore che due sono i principi delle cose prodotte, e cioè l’Uno e il suo opposto. Tutte le cose che vengono pensate come ‘opposizioni’ devono essergli subordinate: ciò che è buono viene attribuito all’Uno, ciò che è malvagio al suo opposto. Il motivo per cui non sono entrambi princìpi superiori è che se uno dei due fosse il principio di alcune cose, mentre l’altro di altre, allora nessuno sarebbe un principio assoluto, come lo è l’Uno.

    Sostengo dunque che i seguaci di Pitagora hanno lasciato sussistere l’Uno quale principio assoluto, e vi hanno poi aggiunto due principi. Questi due princìpi vengono definiti attraverso molti nomi: il primo è chiamato ‘ordinato’, ‘definito’, ‘conoscibile’, ‘maschio’, ‘dispari’, ‘destro’, ‘luce’. L’altro, opposto a questo, ‘disordinato’, ‘indefinito’, ‘inconoscibile’, ‘femmina’, ‘sinistro’, ‘pari’, ‘buio’.”

    Si comprende dunque che per Pitagora, così come per Platone, è possibile conciliare il Monismo con il Dualismo, ma per farlo è necessario affrontare un cambio di logica che ci consenta di “aggirare” il Principio di Non-Contraddizione. O meglio, di “abbracciarlo” su un piano superiore.

    Questa nuova logica non può essere adeguatamente descritta a parole, perché, in una sequenza discorsiva, la contraddizione è condannata a permanere, come appare chiaro nella citazione di Eudoro. Ecco allora la necessità di ricorrere alla rappresentazione diagrammatica.

    A titolo esemplificativo, prenderemo qui come paradigma platonico la polarità dialettica tra l’Idea del Bene, la più celebre fra le Idee platoniche, e i singoli atti in cui il Bene si manifesta. In questo duplice schema embrionale dell’Archilogon abbiamo visualizzato la naturale transizione dalle Forme pitagoriche alle Idee platoniche, argomento del futuro capitolo Psyché.

    Isoliamo il diagramma di sinistra, quello pitagorico. Osserviamolo prima come insieme, il Tutto, e poi come somma dei suoi elementi interni, le sue due Parti. Qui è rappresentata la Monade, ovvero il cerchio esterno che tutto comprende, e la Diade, che è composta dalla Monade più un secondo elemento, ovvero “ciò che non è la Monade”, ossia quel cerchio interno congiunto e allo stesso tempo disgiunto dalla Monade dall’asse verticale.

    Il diagramma mostra tre elementi, ma a seconda di dove rivolgiamo la nostra attenzione, possiamo rilevare, alternativamente:

    A) Due unità antitetiche, rappresentate dai due estremi dell’asse che connettono il cerchio grande e il cerchio piccolo. Focalizzandoci solo su questa opposizione emerge il Dualismo.

    B) Un cerchio sintetico che racchiude il tutto. Focalizzandoci solo su questa forma viene posto in rilievo il Monismo.

    Con un piccolo aiuto da parte dell’immaginazione e una focalizzazione alternata, il diagramma ci mostra come le due interpretazioni siano entrambe vere, neutralizzando così i Principi di Identità e Non-Contraddizione.

    Pitagora e Platone si esprimono attraverso sistemi simbolici differenti — il primo utilizza enti matematici e il secondo la lingua naturale — ma la logica è sovrapponibile, poiché emerge da un identico schema di Forme sotteso a entrambi.

    Ci si potrebbe domandare la ragione per cui abbiamo rappresentato la polarità dialettica attraverso questa figura composta da due cerchi di dimensioni diverse, posti in una posizione così particolare. Avremmo infatti potuto disegnare l’opposizione attraverso un semplice segmento, come la famosa Linea di Cusano.

    La ragione si renderà evidente durante la costruzione dell’Archilogon, ma la sua origine si trova nel Parmenide, e nel commento che ne farà Proclo nella Teologia Platonica. Il passo 144 del Parmenide, nel quale ritroviamo il nucleo della Logica Sintetica, è senza alcun dubbio il passo più importante di tutta la storia della Metafisica:

    “Dunque, l’Essere si frammenta nella molteplicità degli Enti, ed è presente in ciascuno di essi, dal più piccolo al più grande. Si frammenta in parti di ogni grandezza e di numero illimitato, e ciascuna di queste parti è un Ente definito. Ciascuna parte dell’Essere, cioè ogni Ente, piccolo o grande che sia, è anch’esso in sé una Unità.

    Dal momento che l’Unità-in-quanto-Tutto non può essere la medesima dell’Unità-in-quanto-Parte, è necessario scindere l’Unità in due forme distinte-ma-equivalenti, in quanto l’insieme risulta necessariamente equivalente alla somma delle sue parti, né maggiore, né minore.

    L’Uno-Tutto che si frantuma nella Molteplicità è dunque allo stesso tempo anche Molteplicità illimitata. Poiché gli Uno-Parte sono parti di un insieme, l’Uno-Tutto ne rappresenta il limite, dal momento che ciò che racchiude il Molteplice in un insieme rappresenta certamente il suo limite. Dunque l’Essere è al tempo stesso sia ‘uno’ che ‘molti’, sia ‘insieme’ che ‘parti’, sia ‘limitato’ che ‘illimitato’.

    Se l’Essere come Uno-Tutto è limitato, avrà degli estremi, cioè un principio, un termine medio e una fine. Ogni insieme si compone di questi tre elementi, non uno di meno. Dunque l’Uno-Tutto può essere rappresentato da una figura, che sia allo stesso tempo rettilinea e circolare, composta da questi elementi, tale che l’Uno-Tutto appaia contemporaneamente ‘in-sé’ e ‘altro-da-sé’.

    Ciascuno degli Uno-Parte si trova nell’Uno-Tutto e nessuno è fuori di esso. Se tutte le Parti si trovano ad essere nel Tutto, e noi abbiamo affermato che l’Uno è contemporaneamente sia ciascuna Parte sia il Tutto, l’Uno-Parte è incluso dall’Uno-Tutto, per cui si può dire che l’Uno è ‘incluso in se stesso’.

    L’Uno-Tutto non può trovarsi in ciascuno degli Uno-Parte, perché se fosse in qualcuno di loro non sarebbe più Uno-Tutto. Quindi, se l’Uno-Tutto non è in alcuna delle parti, esso dovrebbe essere o in nessun posto, oppure altrove. Se non fosse in nessun posto, semplicemente ‘non sarebbe’. Dal momento che, in quanto Essere, esso ‘è’, non può che ‘essere’ altrove.

    Dunque quando l’Uno è in una sola Parte, si trova in ‘altro-da-sé’; invece, quando è in tutte le Parti, si trova ‘in-sé’. E così la conclusione necessaria è che l’Uno è ‘in-sé’ e contemporaneamente in ‘altro-da-sé’.”

    Di questa “figura allo stesso tempo rettilinea e circolare”, tale che l’Uno-Tutto appaia contemporaneamente “in-sé” e “altro-da-sé”, i manoscritti platonici non ci hanno trasmesso alcun diagramma, e se escludiamo il passo sulla Psicogonia del Timeo, al quale dedicheremo un capitolo cruciale, per ritrovare nei documenti antichi una figura che possa attagliarsi alla suddetta descrizione dobbiamo arrivare a Proclo.

    Infatti, il passo del Parmenide sulla scissione dell’Uno viene commentato da Proclo nella Teologia Platonica in modo teosofico:

    “Diversamente dalle entità che nel Mondo Sensibile, generando, portano alla luce fuori da sé le entità generate, quando la divinità genera non spinge all’esterno, separandoli da sé, i prodotti da essa generati. Al contrario essa li genera dentro se stessa, e qui li avvolge e li trattiene.

    Da questo punto di vista, essa rappresenta il ‘luogo’ di essi, come un ‘grembo’ che li avvolge circondandoli da ogni parte, ed è con la propria originaria capacità generativa che fin dal principio trattiene e contiene in se stessa tutte le entità derivate dalla sua processione e le loro molteplici varietà di forme.

    Di fatto, tutti gli enti sono venuti in esistenza negli Dèi, dagli Dèi risultano circondati e conservati. Dove potrebbero andare infatti separandosi dagli Dèi e dal loro contenimento, e in quale modalità potrebbero sussistere se si separassero da loro anche solo per un attimo?

    Dunque le entità divine e generatrici contengono, avvolgendoli, i prodotti da loro generati, ne determinano l’essenza nella misura in cui sono i loro principi causali immediati, e allo stesso tempo rappresentano l’aspetto universale e necessario dei loro particolari. Le entità generanti producono in modo trascendente le entità derivate, e allo stesso tempo avvolgono i propri prodotti, precedendo con la semplicità la loro natura composita, e con l’Unità la loro Molteplicità.”

    Di Proclo sono piuttosto famose le figure geometriche contenute nel Commento agli Elementi di Euclide, ma non i suoi diagrammi metafisici. La Biblioteca di Monaco conserva però un manoscritto del XVI secolo che, in relazione a questo passo del “grembo”, contiene il seguente diagramma.

    Il diagramma rappresenta l’Uno-Tutto che “contiene se stesso” in forma ridotta, cioè l’Uno-Parte. Manca l’asse verticale congiuntivo e disgiuntivo — poiché ai tempi di Proclo, come vedremo, la chiave geometrica di Pitagora era perduta — ma la posizione del cerchio incluso è particolare, perché, non essendo al centro, non appare come una classica emanazione.

    Si potrebbe dire che rispetto all’Uno-Tutto, l’Uno-Parte si trovi in uno stato di “identità” e allo stesso tempo di “alterità”. Ecco perché quando è In-Sé, cioè nella posizione in cui è se stesso, il cerchio grande, l’Uno è chiamato il Medesimo, e quando è In-Altro-da-Sé è chiamato l’Altro, il cerchio piccolo.

    Questa coppia dialettica viene indicata da Platone con l’espressione «il Grande e il Piccolo», mega kai mikron, menzionata da Aristotele. La coppia riproduce, in termini geometrici, la polarità dialettica tra Unità e Molteplicità, riportandoci all’incipit di Filolao e alla contrapposizione tra Limite e Illimite.

    La scissione dell’Uno in due forme distinte, Uno-Tutto e Uno-Parte, genera un asse verticale che rappresenta la tensione bipolare e dialettica, che è allo stesso tempo congiuntiva e disgiuntiva. L’Uno-Tutto contiene l’Uno-Parte ma allo stesso tempo è “altro-da-sé”, sebbene all’interno di se stesso.

    Allo scarno diagramma di Proclo noi abbiamo aggiunto altri elementi rappresentativi: a un’estremità dell’asse verticale c’è un punto, a simboleggiare la statica coesione dell’Unità, mentre all’altra estremità c’è un vettore, a simboleggiare l’infinita possibilità di scomposizione della Molteplicità. Riparleremo di questo campo di tensione polare quando approfondiremo il Parmenide.

    Possiamo però anticipare che questa interpretazione diagrammatica è archetipica rispetto a tutto il pensiero idealistico, e si impone come la struttura formale di base dell’Archilogica, trascendente, e della Logica Sintetica, immanente, che alla prima tende e aspira.

    Ciò che faremo nei prossimi capitoli dedicati alla Mathesis Universalis è rilevarne la presenza nella logica di alcuni filosofi “sintetici” lungo il corso della storia. Il prossimo immediato passo sarà invece capire, dal punto di vista storico, come Platone sia arrivato a riconoscere in Pitagora un maestro di logica. «Al Principio!»

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica