In questo video, Elias Artista racconta la trasformazione del Platonismo nella tarda antichità, mentre il mondo pagano si confronta con l’espansione del Cristianesimo. Il punto di partenza è il dialogo del Timeo: la forza delle sue immagini mitiche affascina i lettori, mentre la logica sottesa al racconto e la figura pitagorica descritta nella Psicogonia passano sullo sfondo. La perdita della chiave diagrammatica lascia ai successori le conclusioni senza il processo deduttivo che le aveva generate. A questo fattore di crisi si aggiungono l’intreccio fra logica platonica e aristotelica e la crescente subordinazione della ricerca filosofica a verità stabilite dall’autorità religiosa. Di fronte all’espansione del Cristianesimo, alcuni Neoplatonici cercano di custodire la sapienza antica attraverso testi autorevoli, riti e una successione di maestri. Gli Oracoli caldaici, Giamblico, il progetto politico di Giuliano e l’opera di Proclo segnano tappe diverse di questo percorso. Tuttavia, nel tentativo di salvare una filosofia fondata sulla comprensione individuale, le sue conclusioni finiscono per diventare una tradizione da accogliere e difendere sulla base della fede. Il progetto di Giuliano s'interrompe troppo presto e il Paganesimo tramonta come religione pubblica: frammenti dell’antica Sophia continueranno però a sopravvivere all'interno della tradizione esoterica.

Archilogon - La chiave della Logica Sintetica. Un progetto di Elias Artista.

Bibliografia

    Opere citate

    Letture integrative

    Trascrizione del video

    Con la fine dell’età ellenistica e l’avvento dell’Impero Romano assistiamo a un mutamento culturale che avrà profonde conseguenze sul pensiero filosofico. Nei primi secoli dell’Impero, lo spirito critico e indagatore della cultura greca deve confrontarsi con tradizioni religiose ancorate alla Rivelazione. Questo confronto non nasce all’improvviso: elementi religiosi e filosofici di diversa provenienza erano già entrati nella riflessione delle classi colte.

    Scrive Anders Nygren:

    «Fu un evento di immensa importanza nella storia umana quando Platone nella sua Dottrina delle Idee effettuò una sintesi del razionalismo greco e del misticismo orientale. Se non si tiene conto di entrambe queste fonti della visione platonica, il suo significato più profondo non può davvero essere compreso. Il suo duplice aspetto è evidente anche a uno sguardo superficiale per il fatto che l'argomentazione dialettica dei Dialoghi è qua e là interrotta da frammenti di mito, il cui materiale è tratto principalmente dalle concezioni religiose del tempo».

    Nygren mette in luce il problema che ha sempre turbato il sonno degli esegeti: quale rapporto esiste, in Platone, fra la ricerca razionale e la credenza religiosa? Il Timeo rende la domanda particolarmente urgente. Chi lo legge dopo i dialoghi in cui lo scetticismo socratico dominava la scena può ricavare l’impressione che Platone abbandoni l’indagine critica per rivestire di un’aura sacrale le sue affermazioni.

    Nel Timeo, Platone descrive la formazione dell'universo fisico da parte di un misterioso Demiurgo, e lo fa a partire dalla descrizione del Cosmo pitagorico, cioè il diagramma archetipico forgiato per conferire un ordine intelligibile alla materia, grazie a numeri, linee, cerchi e proporzioni. La domanda è: il Demiurgo è un dio in senso ontologico? O è semplicemente l'incarnazione artistica della Ragione?

    Nella difficoltà di comprendere questa sfumatura, e soprattutto di ricostruire la figura descritta nella Psicogonia, l’attenzione si sposta sulle immagini mitiche del racconto. Si ammira la potenza della descrizione senza afferrare pienamente la logica sottesa. Nuove generazioni di interpreti rimangono sempre più affascinate dal mistero e sempre meno dalle Relazioni Formali celate nel racconto.

    In questo slittamento interpretativo, Festugière individua un segno dei tempi:

    «A poco a poco, l'antico razionalismo greco che, fin dai primi Ionici, aveva liberato il pensiero scientifico dalla ganga del mito e dell'apocalisse, lasciava il posto a una disposizione molto diversa, in cui al tempo stesso si diffidava della Ragione e si confidava in mezzi di conoscenza estranei alla Ragione, non perché questi due fatti fossero la conseguenza l'uno dell’altro; piuttosto, manifestavano insieme una medesima abdicazione dello spirito».

    Non dobbiamo immaginare una sostituzione istantanea della Filosofia con la Religione. Nel percorso che stiamo esaminando, la Filosofia nasce come ricerca individuale, mentre la Religione persegue la coesione sociale. Le due istanze, perciò, convivono sempre. Quando però una dottrina filosofica diventa uno "strumento" nelle mani delle autorità religiose, essa viene privata del suo autentico referente: l'autorità della Ragione.

    Dal nostro punto di vista, la crisi del progetto filosofico di Pitagora e Platone può essere ricondotta a tre aspetti, che si manifesteranno in momenti storici diversi:

    Uno: la perdita della chiave diagrammatica. La Dottrina della Partizione dell’Intero, generata da un processo di Deduzione Strutturale, esprime attraverso un diagramma le possibili relazioni logico-formali attraverso cui la Realtà può estrinsecarsi. Quando il diagramma e la sua logica si perdono, i successori conservano le conclusioni prive del processo deduttivo che le aveva generate. Quelle conclusioni, tramandate come "verità" esentate dalla dimostrazione, diventano dogmi.

    Due: il progressivo intreccio fra la logica platonica e quella aristotelica. Platonismo e Aristotelismo muovono da domande diverse: cercare di fondere gli elementi alla base dei due sistemi rischia di rendere entrambi illogici. La questione avrà un peso particolare nel Medioevo. Il pensiero conciliante di Porfirio, ad esempio, diventerà un punto di riferimento ineludibile. D'altra parte, il Liber de Causis, rielaborazione araba di materiali tratti da Proclo, circolerà in latino sotto il nome di Aristotele. Sono vicende differenti, ma mostrano gli esiti incongrui dell'ibridazione, come vedremo nei prossimi capitoli.

    Tre: la subordinazione della ricerca filosofica a una verità rivelata. Quando l’interpretazione dei testi filosofici viene piegata alle esigenze della dottrina, alcune domande non possono più essere affrontate liberamente. La Metafisica viene allora chiamata a sostenere un canone scritturale anziché a verificare i propri principi. Sarebbe inesatto dire che ogni teologo smetta di indagare; il problema è il "vincolo" imposto alla ricerca quando una conclusione è stabilita in anticipo dall’autorità religiosa.

    Filone Alessandrino, ad esempio, reinterpreta la filosofia greca alla luce delle Scritture ebraiche:

    «Dio esiste dunque secondo l’Unità e l’Unicità; o, piuttosto, dovremmo dire che è l’Unità a esistere in base all’unico Dio, poiché ogni numero è più recente del mondo, così come il Tempo. Ma Dio è più antico del mondo ed è il suo Creatore».

    Qui il processo teosofico si inverte e diventa teologico: non è Dio a essere dedotto dalla Forma dell'Unità: è l’Unità a dipendere da Dio. La Ragione umana non può che piegarsi alla potenza del Creatore. Questa inversione stabilisce che il mistero possa trascendere la Ragione, e, di conseguenza, che le sue affermazioni possano liberamente sottrarsi a una verifica critica.

    Come abbiamo accennato nel capitolo Accademia, la Teosofia pitagorica e platonica nasce dal tentativo di applicare la dottrina della Partizione dell’Intero in ambito trascendente. Il suo scopo è isolare e definire le forze fondamentali della Realtà - le Idee o Dèi - attraverso una struttura logico-geometrica. L’Epinomide, dialogo tramandato all'interno del corpus platonico e che diversi studiosi attribuiscono a Filippo di Opunte, testimonia il progetto teosofico così come veniva elaborato nel gruppo accademico.

    Scrive Vera Calchi:

    «L’Epinomide rappresenta un mezzo per sviluppare le radici platoniche della Cosmologia come sfondo indispensabile per l’Etica, in accordo con la successiva concezione ellenistica dell’uomo come cittadino dell’universo. Senza spogliare completamente il culto religioso dei suoi tratti civici, Filippo di Opunte si sforza di purificare la teologia ufficiale portando all’estremo il tentativo di conciliare la religione civica con quella astrale, cosmica, il cui divorzio era già stato sottolineato da Platone. Oltre a rappresentare il culmine e lo sviluppo naturale degli argomenti teologici del Platone maturo, la teologia dell’Epinomide prefigura l’idea ellenistica di una religione cosmica, superando i limiti tradizionali dei culti cittadini».

    Qualche secolo più tardi, l'avvento e la pressione del Cristianesimo modificheranno gli scopi e l’urgenza con cui il progetto teosofico verrà perseguito dai post-platonici. E' in corso una trasformazione della Filosofia da strumento di evoluzione individuale della coscienza - alimentato cioè dalla spinta interna dell'aspirante - alla Filosofia come fondamento teorico della Religione, al servizio, cioè, di un canone scritturale.

    Ovviamente l’adesione a un culto non assicura ai fedeli la comprensione delle ragioni metafisiche su cui la dottrina si fonda. Un esempio di questo dislivello noetico lo troviamo nella testimonianza di Apuleio. Apuleio, che si definisce "philosophus platonicus", nel De Deo Socratis critica aspramente il culto privo di ragione:

    «La massa degli ignoranti, estranea alla Filosofia, priva di autentica devozione, di vera ragione, di senso religioso e della capacità di afferrare la verità, trascura gli Dèi, sia con un culto eccessivamente scrupoloso, sia con un insolente disprezzo; una parte è timorosa per superstizione, l'altra arrogante per disprezzo. Sono molti coloro che venerano gli Dèi collocati nelle sublimi altezze del firmamento, lontani dalla contaminazione umana, ma non nel modo dovuto: tutti li temono, ma senza conoscerli; e alcuni, con spirito empio, ne negano l'esistenza. Platone riteneva che gli Dèi fossero nature incorporee e animate, senza inizio né fine, eterne rispetto al passato e al futuro, distinte per natura dai corpi materiali e dotate di un’essenza propria».

    Il giudizio di Apuleio è prezioso perché mostra una frattura essenziale: il culto può essere praticato senza che l’ordine a cui si riferisce venga compreso. La partecipazione esteriore non garantisce la Noesis. Difficile pensare qualcosa di più lontano dalla Filosofia.

    Il Cristianesimo introduce in questo senso una forza nuova e dirompente, perché il suo messaggio è rivolto a tutti indistintamente, a persone di qualsiasi estrazione sociale e livello culturale. Per raggiungere questa massa eterogenea, l’insegnamento deve assumere allora una forma comunicabile anche a chi non ha compiuto un percorso filosofico.

    La Teosofia pagana assume allora nuovi significati e nuovi scopi. Attraverso testi autorevoli, una continuità fra maestri e discepoli, e istituzioni capaci di proteggerla, cerca anch'essa di costituirsi in un "canone pagano", come reazione difensiva all’espansione della Teologia cristiana. Non tutte le opere dei Neoplatonici hanno lo stesso intento, e sarebbe improprio ridurre Plotino, Porfirio o Giamblico a un unico programma. Ma nella tarda antichità, per sopravvivere, la Filosofia ha bisogno di una dimensione comunitaria più ampia. Lo scopo è mostrare che essa custodisce una sapienza più antica del Cristianesimo.

    In questo contesto cresce l’autorità degli Oracoli caldaici. Composti nel II secolo, gli Oracoli vengono accolti da alcuni Neoplatonici come testimonianza di una sapienza remota. Il loro prestigio alimenta l’immagine di una catena ininterrotta di maestri, e la loro testimonianza conferisce autorità religiosa a un sistema filosofico differente da quello cristiano. Gli Oracoli non nascono come risposta al Cristianesimo, ma ciò che a noi interessa è il ruolo che essi rivestono, in quel particolare momento storico, nella costruzione di una tradizione pagana.

    Scrive Emilie Kutash:

    «Gli Oracoli Caldaici venivano chiamati 'la Bibbia dei Neoplatonici' e il loro status canonico risale al massiccio commentario di Giamblico su quest'opera. L'Amelio citato da Proclo nel commentario documenta una connessione diretta tra gli Oracoli Caldaici e alcune delle figure predecessori che Proclo cita e che si incontrarono ad Apamea, luogo di incontro di Giamblico per studenti provenienti da tutto il mondo mediterraneo».

    Apamea, grazie soprattutto all'opera di Giamblico, diventa uno dei luoghi attraverso cui questa antica tradizione viene studiata e trasmessa. Il legame con la catena dei maestri verrà richiamato successivamente anche da Proclo.

    Con la conversione dell’imperatore Costantino e il crescente favore verso il Cristianesimo, il conflitto entra in una nuova fase. Le élite dell’Impero non condividono tutte la stessa fede, e l’antica cultura pagana continua a sopravvivere nonostante la scelta dell’imperatore. Così, quando Giuliano salirà al potere nel 361, cercherà di restituire ai culti tradizionali un ruolo centrale nella vita pubblica.

    Giuliano - ribattezzato dai Cristiani «l’Apostata», il "rinnegato" - coltiva un progetto ambizioso e disperato: sostenere il Paganesimo dotto come alternativa alla Religione Cristiana. Formatosi in ambiente neoplatonico e iniziato ai Misteri Eleusini, trova in Giamblico una guida intellettuale. Nell’Inno al Re Sole, Giuliano scrive:

    «Salustio, se vuoi accostarti a opere più complete e ispirate sugli stessi argomenti, troverai nei trattati del divino Giamblico su questi temi la perfezione della sapienza umana».

    Per sostenere una religione pubblica occorrono insegnamenti riconoscibili, riti, celebrazioni e persone incaricate di trasmetterli. Ciò che era per Pitagora e Platone il risultato di un percorso individuale di Noesis diventa così il canone di una "contro-teologia": qualcosa che bisogna accogliere e difendere anche quando non si è compiuto il processo necessario a comprenderlo. Per salvare un insegnamento basato sulla comprensione individuale, lo si trasforma in una tradizione fondata sulla fede.

    Nella Settima Lettera, attribuita a Platone, leggiamo distintamente:

    «Non è, questa mia, una scienza che si può trasmettere».

    E cioè: le questioni più alte non possono essere consegnate compiutamente a un trattato, e la comprensione matura attraverso un lungo esercizio condiviso. Il canone, da solo, non serve.

    Eppure i centri del platonismo tardo-antico iniziano a produrre vasti commentari, a riordinare le dottrine, nel tentativo di elaborare una sintesi fra autorità diverse. Non è la scrittura dei commentari in sé a costituire il problema. Il problema sorge quando il loro compito di conservare una tradizione prevale sulla possibilità di ripercorrerne e discuterne le ragioni.

    Di fatto, la Monade intelligibile è un principio difficile da afferrare per chi cerca un destinatario per le proprie preghiere. Le gerarchie divine, le immagini cosmiche e le pratiche rituali offrono vie di accesso anche a chi non ha compiuto il percorso deduttivo.

    Giuliano muore nel 363 e il suo tentativo politico si interrompe. Negli ultimi decenni del IV secolo, soprattutto con le leggi emanate sotto Teodosio negli anni Novanta, i culti tradizionali subiscono restrizioni sempre più gravi.

    Nel secolo successivo Proclo continua a studiare Platone, Pitagora, le tradizioni orfiche e gli Oracoli caldaici. Il suo Commento al Timeo testimonia insieme una straordinaria attività filosofica e lo sforzo di ricondurre voci differenti all’unità di una sapienza antica.

    Il Paganesimo come religione pubblica tramonta, sebbene il suo patrimonio filosofico continui a circolare anche fra gli autori cristiani. Manca, però, la "chiave" capace di ricondurre le dottrine alla loro origine razionale e deduttiva. Priva di quella chiave, la Filosofia che non si piega alla Teologia Rivelata continuerà a perpetuarsi grazie alla tradizione esoterica, la quale rivendicherà come "propri" i frammenti dell’antica Sophia.

    "Al Principio!"

    Archilogon - La Chiave della Logica Sintetica